![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 LUGLIO 2002 |
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Nuove ipotesi per comprendere l'azione
di questi nemici invisibili/E' sbagliato abbassare la guardia sulle
vaccinazioni
Il
capitolo del libro della Dorothy Crawford («Il nemico invisibile. Storia naturale dei virus», Cortina, Milano
2002, pagg. 276, euro 21,00), dedicato a «Virus e tumori», dopo aver
ricostruito a grandi spanne le prime osservazioni sperimentale ed
epidemiologiche che mettevano in relazione alcuni tumori animali e umani con
specifiche infezioni virali, si dilunga su uno degli ultimi virus, scoperto nel
1994, di cui sia stato dimostrato il ruolo causale in un rumore dell'uomo:
l'herpes virus umano 8 (HHV8) che è inconfutabilmente collegato all'eziologia
del sarcoma di Kaposi. Il modo in cui è
emerso che 8 è coinvolto nella trasformazione tumorale della pelle, cioè che è
presente nel 95% dei tumori di Kaposi di tutti i tipi (mediterranei, associati all'Aids
e africani), ha costruito un'importante lezione metodologica per lo studio dei
virus oncogeni: infatti ha insegnato che, anche se le particelle virali non si
ritrovano nel tessuto tumorale, in realtà queste possono comparire se le
cellule cancerose vengono fatte crescere in coltura.
Ma
HHV8 sta forse riservando qualche nuova sorpresa. Proprio in, queste settimane
un gruppo di ricercatori italiani, guidato da Mario Coluzzi e Valeria
Ascoli ha avanzato un'ipotesi particolarmente suggestiva in relazione alla
trasmissione di HHV8 e alla patogenesi del sarcoma di Kaposi non associato
all'Aids. Uno dei grandi enigmi che
circondano HHV8 riguarda il modo in cui possa essere così diffuso in alcune
zone geografiche. In Africa più del 50%
degli adulti è infettato. Nel senso che
la via sessuale può spiegare solo l'elevato tasso di infezione in alcuni
gruppi, come gli omosessuali. Verosimilmente,
il contatto con HHV8 avviene prevalentemente in ambiente familiare, ma non è la
causa necessaria, né quella sufficiente sia per la sieroconversione, cioè
perché si inneschi la replicazione del virus, sia per il Kaposi, nel senso che
entrambi i fenomeni sono chiaramente il risultato di complesse interazioni tra
virus, ospite infettato e cofattori ambientali. Tra questi si era sospettato che fossero in gioco particolari
caratteristiche genetiche dell'ospite, la concomitante presenza dell'infezione
malarica o il suolo vulcanico.
Il
gruppo italiano ha richiamato invece l'attenzione sulla densità di insetti
ematofagi. L'ipotesi assolutamente
originale, e che ora dovrà essere testata sperimentalmente, è che le punture di
insetti ematofagi - che sono presenti in grandi densità in tutte le regioni
geografiche dove si registrano alti tassi di incidenza per il Kaposi - siano
responsabili delle creazione di un microambiente cutaneo che favorisce la
sieroconversione, preparando quindi il terreno perché in fase avanzata di età e
in concomitanza con una deregolazione del sistema immunitario dovuta
all'invecchiamento, nuove punture di insetti possano riattivare il virus
portando alla trasformazione tumorale.
In
pratica, la trasmissione avverrebbe per l'abitudine delle mamme di leccare la
cute del bambino dove questi è stato punto da un insetto e si è grattato: le
mamme sieropositive trasmetterebbero in questo modo il virus, che nella sede
della puntura troverebbe una ambiente immunodepresso a causa di sostanze
presenti nella saliva degli insetti, e quindi potrebbe iniziare a replicarsi
nell'ospite.
Coluzzi
& co. hanno già immaginato un protocollo sperimentale per controllare
questa ipotesi, che per la prima volta introduce il concetto di «artropode
promotore», un insetto ematofago, come la zanzara, i flebotomi o i moscerini
pungenti, che non veicola direttamente il parassita ma
agisce
come facilitatore della trasmissione.
Il
volume della Crawford è un'ottima introduzione divulgativa, in chiave storica,
alla virologia medica. L'autrice non è
tanto interessata a definire la natura biologica dei virus, e il ruolo delle
ricerche virologiche nello sviluppo delle conoscenze sulle basi molecolari
della vita, bensì ricostruisce efficacemente le diverse strategie adattative
sviluppate dai virus per causare malattie nell'uomo, nonché le controdifese
immunitarie e sanitarie sviluppate dalla nostra specie su basi prima biologiche
e poi culturali.
Svolgendo
un ragionamento ormai abbastanza comune, il libro illustra le ragioni dei molti
successi e insuccessi della lotta contro le infezioni, e mostra come lo
sviluppo delle conoscenze virologiche abbia messo a disposizione della medicina
efficaci strumenti terapeutici come i vaccini o la possibilità di utilizzare i
virus come vettori nella terapia genica.
In realtà, per quanto riguarda le vaccinazioni, si tratta di conquiste sempre provvisorie, che richiedono una costante opera di sorveglianza ed educazione sanitaria. E proprio l'Italia lo sta dimostrando. I cinque morti per morbillo in Campania e le centinaia di casi di morbillo nel centrosud, in pochi mesi, sono la dimostrazione dei rischi mortali e dei costi sanitari che comportano certe scelte irrazionali, quale è quella di non vaccinare il proprio figlio ritenendo erroneamente che i rischi di conseguenze collaterali dovuti al vaccino anti-morbillo siano superiori a quelli di contrarre la malattia. Decisioni assecondate da medici opportunisti e disinformati.