![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 LUGLIO 2002 |
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Osservate la
tastiera del vostro computer o quella
del telefono: i numeri sono tutti in ordine dall'1 al 9, mentre sul computer lo 0 segue il 9, e sul telefono viene
collocato in basso, separato dagli altri numeri. Anche sull'ascensore si parte
dall'1 e si evita lo 0 per il piano terra, come per le pubblicazioni, che
partono dall'1, lasciando lo 0 per un eventuale numero di prova.
Questi sono
soltanto alcuni esempi della diffidenza che ancora oggi circonda lo zero e della difficoltà che
abbiamo a considerarlo un numero con pari dignità rispetto agli altri. Lo zero
evidentemente ci imbarazza. Tutti sappiamo che deve precedere l'1, ma è più
sicuro tenerlo isolato. E' il simbolo del nulla e il nulla ci fa paura. D'altra
parte, se rappresenta il nulla, si può ritenere, a torto, che non sia così essenziale
come gli altri numeri: "Nelle normali attività quotidiane - osservò
Whitehead - lo zero non ci serve affatto, nessuno va al mercato a comprare
zero pesci". Questa situazione di difficoltà nella comprensione del numero
zero, che si potrebbe ritenere di competenza esclusiva dei matematici, crea in
realtà gravi problemi anche nella vita quotidiana.
Si pensi
soltanto alla confusione creata nel nostro calendario dalla mancanza di un anno
o di un giorno zero, con le infinite discussioni sulla data d'inizio del nuovo millennio.
Discussioni che non avrebbero mai avuto luogo, se avessimo adottato il
calendario Maya, che prevedeva lo zero, invece di seguire nella registrazione
dei giorni e degli anni il metodo dei greci e dei romani, che odiavano lo zero, tanto da escluderlo dal loro
sistema di numerazione. Nel nostro calendario si passa direttamente dall'anno 1
a. C. all'anno 1 d. C, saltando lo zero, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Ricordiamo ancora uno degli ultimi curiosi incidenti di cui è stato
protagonista lo zero. Il 21 settembre 1997, quando l'incrociatore lanciamissili
Yorktown, un gioiello della marina americana da un miliardo di dollari, si
arrestò con un sussulto, tutto si poteva pensare tranne che fosse stato uno
zero a colpirlo come un siluro. Sui calcolatori di bordo era stata appena
installata una nuova versione del sistema operativo Windows NT, per il
controllo dei motori, e quando un incauto operatore tentò una divisione per
zero, gli 80 mila cavalli vapore della Yorktown si bloccarono. Ci vollero tre
ore per riprendere il controllo dei motori con i comandi di emergenza e
riuscire a rimorchiare la Yorktown in porto dove i tecnici lavorarono più di
due giorni per riparare i danni provocati al sistema di propulsione.
Decisamente
lo zero è un numero pericoloso, come afferma Charles Seife che apre il suo
libro, «Zero, la storia di un'idea pericolosa», proprio ricordando questo
incidente. Il libro di Seife segue a breve distanza quello di John Barrow
sullo stesso argomento, «Da zero a infinito», la grande storia del nulla, (si
veda TTL, 9 marzo 2002). I due libri procedono in parallelo, dai babilonesi alla
teoria del Big Bang, ma Barrow, come cosmologo di professione, si preoccupa
maggiormente della fisica dello zero, mentre Seife, matematico di formazione e
giornalista scientifico, con un tono più divulgativo, pone maggiormente
l'accento sulla matematica.
Il suo racconto oscilla continuamente fra zero e infinito, due concetti legati fra loro da un rapporto che ha sempre turbato i matematici: "zero e infinito - dice Seife - sono sempre apparsi ambiguamente simili. Moltiplicando zero per una qualunque quantità si ottiene zero, moltiplicando infinito per una qualunque quantità si ottiene infinito. La divisione per zero porge infinito, la divisione per infinito porge zero". Zero e infinito sono le due facce della stessa medaglia e la trasgressiva natura dello zero non può essere compresa senza lo studio dell'infinito. Per questa via, Seife arriva allo studio dell'analisi infinitesimale, il metodo di calcolo dal quale dipende la tecnologia moderna, il "calcolo mistico" creato da Leibniz e Newton, così difficile da accettare per i matematici dell'epoca, molti dei quali, ad esempio il vescovo Berkeley, criticarono aspramente le loro idee. Dovevano passare quasi duecento anni prima che Cauchy e Weierstrass riuscissero a costruire una teoria matematica rigorosa sulla quale fondare l'analisi matematica, attraverso la definizione del concetto di "limite", ma Seife sorvola su questi come su tutti i successivi sviluppi del concetto di zero, saltando dalla Matematica alla Fisica per mettere in evidenza come anche in questo campo lo zero giochi un ruolo da protagonista. Non è difficile dimostrare come in Fisica, dietro ogni grande questione ancora aperta ci sia sempre lo zero, un numero destinato ad estendere sempre più il suo dominio e che potrebbe decidere il destino dell'Universo: "tutto quanto sanno gli scienziati - conclude Seife - è che il Cosmo ebbe origine dal nulla, e che a quel nulla donde provenne farà ritorno. L'Universo principia e termina nello zero"