RASSEGNA STAMPA

27 LUGLIO 2002
UMBERTO VERONESI
BIOETICA CON UNA GAMBA SOLA

La recente presentazione pubblica del nuovo Comitato nazionale di bioetica (Cnb) presieduto dal professor Francesco D'Agostino offre lo spunto per alcune riflessioni.

Quando nominai la commissione Dulbecco nacque un dibattito con il precedente Comitato che riteneva il tema delle cellule staminali di sua pertinenza.  Il Comitato peraltro giunse, su molti punti, a conclusioni simili a quelle della commissione Dulbecco, con un dissenso interno percentualmente equivalente.

Se questo Cnb dovesse tornare sul tema, credo che la risposta sarebbe diversa, data la soverchiante presenza del mondo cattolico.  E si tratta di membri assai qualificati, visto che molti di essi fanno parte di una «task force» a difesa della «cultura della vita».  Questo sarebbe di per sé legittimo, se però tale presenza fosse compensata da voci diverse, come ad esempio quella del Presidente e dei membri della Consulta di Bioetica o di altre organizzazioni laiche.  Le nomine sembrano invece «a senso unico», risultando certamente squilibrate: mancano rappresentanti dei movimenti femministi ed anche rappresentanti di gruppi religiosi non cattolici (ad esempio protestanti) eccezion fatta per il mondo ebraico.

Vi è poi un alto numero di giuristi e una scarsità di rappresentanti del mondo della medicina che quotidianamente devono affrontare delicati temi di etica medica: un solo rappresentante degli infermieri, nessun oncologo, nessun neurologo, nessun palliativista.  Nel suo discorso di presentazione al Cnb, D'Agostino ha riconosciuto questo punto di debolezza dicendo che sarà risolto ricorrendo ad audizioni speciali con alcuni «esperti».  Un'altra riflessione riguarda alcune considerazioni introduttive che lo stesso D 'Agostino ebbe modo di illustrare una decina di giorni fa durante la prima riunione del Cnb.  Oltre a tracciare le linee di direzione dell'azione del Comitato stesso, il presidente ribadì che il compito del Comitato nazionale di bioetica è quello di valutare. «Non siamo stati chiamati a far parte del Comitato come avremmo potuto essere chiamati a far parte di un tribunale, di una facoltà, di una accademia o di un pur illustre centro di studi - disse D'Agostino -. Non siamo qui per fotografare l'esistente, per elaborare squisite dossografie, per redigere precisi e dotti elenchi di opinioni, per poi ritrovarci, hegelianamente, in una notte in cui tutte le vacche sono nere ... ».

« Siamo qui - continua D'Agostino - per confrontarci, a partire da una convinzione che credo - come bioeticisti - ci accomuni tutti: e cioè che la vita sia un bene non solo fisico, ma anche e soprattutto morale (ed è solo questa a mio avviso la giustificazione della possibilità di una qualsivoglia bio-etica)».

In altre parole sembra che D'Agostino ritenga che il Comitato debba abbracciare l'etica della sacralità della vita, ponendo in tal modo dei vincoli all'azione del CNB e facendo una scelta di campo, etica e filosofica.

Penso, al contrario, che sarebbe utile partire da posizioni non preconcette al fine di facilitare lo sviluppo di un dialogo che porti alla ricerca di posizioni condivisibili.  D'altronde, il punto di debolezza del Cnb attuale e di quelli che si sono susseguiti in questi anni - è stato ed è la presenza di persone, anche di valore, ma poco disponibili al dialogo proprio perché in possesso di una verità rivelata.  E, come tale, indiscutibile.
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