![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 LUGLIO 2002 |
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Compie
un secolo il celebre paradosso di Russell. Nell'estate del 1902 Russell invia
a Gottlob Frege una breve lettera.
Dopo i convenevoli di rito il giovane inglese espose
un
semplice paradosso, che sembrava minare il sistema sul quale Frege pensava di
aver fondato l'intera matematica. Il 22
giugno lo sconsolato tedesco rispose, ammettendo la sconfitta: il suo sistema
era crollato in pezzi, e la matematica rimaneva senza fondamenti.
Riformulato
in termini linguistici, l'argomento di Russell partiva dall'ovvia constatazione
che alcuni aggettivi si applicano a se stessi, e altri no: ad esempio,
"corto" è corto, ma "lungo" non è lungo. Anzitutto Russell
propose di chiamare autologici gli
aggettivi del primo tipo e eterologici
quelli del secondo, creando così due nuovi aggettivi. Poi si fece una domanda
di troppo, chiedendosi di che tipo sia eterologico,
e scoprì una contraddizione. Se
infatti eterologico fosse autologico, dovrebbe applicarsi a se
stesso, e dunque essere eterologico. E se fosse eterologico, non si applicherebbe
a se stesso, e non potrebbe essere eterologico.
Di
tutti i problemi che affliggono il mondo, quello dell'aggettivo eterologico non è certamente il più
preoccupante. Ma può diventarlo se uno
ha la passione della razionalità, e vede nelle contraddizioni il sintomo di una
malattia del pensiero che va in qualche modo curata. Russell si autoelesse a medico, e nel 1908 scoprì un vaccino che
immunizza dalle contraddizioni: la teoria dei tipi logici, che consiste
sostanzialmente nel tenere distinti gli aggettivi primari, come
"corto" e "lungo", da quelli secondari che si riferiscono
ad altri aggettivi, come "autologico" ed "eterologico".
Come spesso succede, questa
prima cura era efficace ma eccessiva.
Nella migliore tradizione della medicina, del corpo o della mente, nel
corso del Novecento ne furono dunque proposte varie altre, via via più raffinate,
che hanno permesso alla logica di forgiare un bisturi del pensiero col quale si
possono estirpare i tumori metafisici diffusi dalle parole in libertà. Lo stesso Russell, che scrisse un saggio dal
significativo titolo In difesa del pensar
chiaro dedicò la maggior parte della sua vita all'impresa, con alterne
fortune: perché ' come è noto, "non si addice ai bovini cioè che si addice
ai divini". Ad esempio, nel 1940 i
puritani chiesero e ottennero il suo
licenziamento dal City College di New York per le idee "libertine,
libidinose, lussuriose, lascive, erotomaniache, afrodisiache, irriverenti,
grette, menzognere" espresse in Matrimonio
e morale, e nel 1950 lo stesso libro fu citato nella dichiarazione di
assegnazione del premio Nobel per la letteratura.
Gli
atti della vera e propria caccia alle streghe che ebbe luogo contro Russell
negli Stati Uniti si possono trovare nell'appendice al suo libro intitolato, in
barba a Croce, Perché non sono
cristiano. Un perché che è presto
detto: ragione e fede sono incompatibili, nonostante gli eroici o patetici
tentativi di coniugarle che vanno dalla scolastica alla fides et ratio, e chi vuol essere logico non può essere
teologico.
Per
ironia della sorte, non c'è miglior prova dell'incompatibilità fra ragione e
fede dell'odierna canonizzazione di Francesco Forgione, in arte padre Pio. Il 16
giugno 2002, a un secolo esatto dal para dosso
logico del 16 giugno 1902, la Chiesa ne propone infatti al mondo uno teologico:
le stimmate miracolose di un frate, dapprima "invisibili" per anni, e
poi
"scomparse" al momento della sua morte. Che qualcuno possa anche credere a queste amenità, passi: come
diceva Gadda, non tutti sono condannati a essere intelligenti. Che la televisione di Stato si dedichi a
diffondere queste notizie urbi et orbi, dalle
trasmissioni agiografiche di Porta a
porta alla diretta della cerimonia di canonizzazione, è invece un triste
segno dei tempi.
Dai
mezzi pubblici di informazione, infatti, ci si potrebbe e dovrebbe attendere un
ruolo più
da
infermieri che da, untori, nei confronti dell'epidemia di irrazionalità diffusa
nella società contemporanea, e che coinvolge non soltanto i miracoli di cui
ogni beato o santo deve dar sfoggio per poter ricevere il titolo che gli
spetta, ma anche le affini attività di esorcisti, demonologi, medium, maghi,
parapsicologi, chiaroveggenti, sensitivi, cartomanti, guaritori, astrologi, e
chi più ne ha più ne metta.
Non
ci preoccupano, qui, i guadagni di coloro che esercitano queste lucrative
attività.
La
vera preoccupazione è che, nell'orgia di irrazionalità drogata dai «media», la
razionalità finisca per soccombere. E
non sarebbe la prima volta come dimostra la storia dello stesso paradosso di
Russell.
Infatti,
esso compare già pari pari nel terzo libro della Metafisica dove Aristotele lo
usa per dimostrare che non esiste un
genere universale, e ricompare poi nella Perutilis
logica di Alberto di Sassonia. Anzi, la stessa cosa è successa non soltanto
per il paradosso di Russell, ma per buona parte della logica, la cui storia si
può sintetizzare con un verso manzoniano: "due volte nella polvere, tre
volte sugli altari". Ai periodi di
fioritura dei greci e della scolastica, sono infatti seguiti secoli bui di
rimozione e di dimenticanza. Ora tutto è tornato alla luce per la terza volta ,
e c'è da augurarsi che non risprofondi presto nelle tenebre.
L'augurio
non è puramente intellettuale. Certo,
la logica mostra come ridurre i ragionamenti a sequenze elementari del tipo:
«Se oggi è il compleanno di mio fratello, allora gli faccio gli auguri. Ma oggi
è il compleanno di mio fratello.
Dunque, gli faccio gli auguri».
Con una tale riduzione diventa impossibile fare le anguille con i ragionamenti,
e gli errori saltano immediatamente agli occhi. Ad esempio, sulla base di alcune semplici regolette George
Boole fu in grado di dimostrare, ne Le
leggi del pensiero. che la prova cosmologica dell'esistenza di Dio data da
Samuel Clarke era sbagliata: come commentò seccato il deista Anthony Collins,
nessuno aveva dubitato dell'esistenza di Dio, prima che Clarke si fosse messo
in testa di dimostrarla e avesse sbagliato i conti.
Un
minimo di logica basta anche per farsi due risate delle superbe pretese di
dedurre la soprannaturalità di un evento dall'ignoranza delle sue cause. Ad
esempio, in centocinquant'anni la Madonna di Lourdes ha ufficialmente concesso
sessantacinque miracoli a cento milioni di pellegrini. Ma la media, inferiore a uno su un milione,
è di gran lunga più bassa della percentuale delle remissioni spontanee dei
tumori, che è dell'ordine di uno su diecimila. Dunque, se anche fosse vero che
la Madonna fa miracoli, a un malato di cancro converrebbe cento volte di più
stare a casa che scomodarsi a fare un pellegrinaggio a Lourdes!
Ma la logica non è soltanto uno strumento di igiene mentale: senza di essa non ci sarebbero i computer, l'informatica, Internet, ... E tutto deriva proprio dal paradosso di Russell, il cui argomento sembra veramente essere una costante universale del pensiero logico: attraverso la riformulazione di Kurt Goedel, che lo usò nel 1931 per dimostrare l'incompletezza dei sistemi matematici, esso è infatti confluito nel 1936 nel lavoro di Turing, e ha portato al progetto della macchina universale che oggi fa mostra di sè su (quasi) tutte le scrivanie pubbliche e private. Il dibattito fra ragione e fede non è dunque un'accademica questione filosofica, ma una scelta di civiltà: stare dalla parte di Russell o di Padre Pio, significa contribuire all'andata verso l'era digitale o al ritorno verso i secoli bui. Decidiamo ora, per non doverci lamentare in seguito. E che Dio ci assista, soprattutto se non c'è.