![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 LUGLIO 2002 |
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Le trappole senza scampo del "sembrar normali"
Allievo di Freud e a lungo dimenticato, ha studiato i traumi che
cambiano il nostro comportamento fino alla patologia
Immaginate uno psicoanalista che nel 1908 studia gli effetti prodotti sulla donna dall´eiaculazione precoce del compagno. Dopo un lungo oblio della comunità scientifica, Sándor Ferenczi, l´amato e contestato allievo di Freud cui Torino dedica in questi giorni un convegno internazionale, è stato oggetto di riesame: era la metà degli anni Ottanta, arrivava allora nelle librerie viennesi, parigine, italiane il ricco carteggio tra maestro e discepolo. Cortina Editore ha pubblicato, tra l´altro, tre volumi di "Opere", il quarto esce in questi giorni. L´appuntamento del Lingotto, una tre giorni organizzata dall´università torinese, fa il punto sulla modernità dell´ungherese d´origine polacca, cresciuto nella Budapest cosmopolita di György Lukács, Béla Bartók, Ferenc Molnar. Primo, l´attenzione all´ambiente. "Il contesto del vivere di ogni giorno, ci dice Ferenczi, determina le condizioni di sanità e di malattia", spiega il presidente del convegno, professor Franco Borgogno. In pratica: le cronache di ragazzi "apparentemente normali" che si gettano dalla finestra, o le madri-Medea artefici della morte del figlio, possono essere lette come "il prodotto di traumi quotidiani invisibili all´esterno, ma non meno gravi di quelli sessuali". Mentre Freud lavora sul tema dell´Edipo e del conflitto col padre, l´allievo sposta l´attenzione su ciò che non è verbale. "Ferenczi, per esempio, durante il primo conflitto mondiale, seguì soldati con nevrosi da guerra - continua Borgogno -. Uomini paralizzati nella parola, nell´udito, impediti nel porgere la mano. A differenza dei governi che li bollavano come disertori, questi feriti dentro trovavano nello studio dello psicoanalista ungherese la comprensione dello scollamento tra la realtà prima e dopo il campo di battaglia". In che modo questo aiuti a leggere i disturbi caratteristici degli uomini del terzo millennio lo spiega André Haynal, docente all´università di Ginevra e autore di un volume sul fanatismo religioso e politico, edito negli Stati Uniti. "Ho avuto in cura molti fondamentalisti "pentiti" - racconta Hayal -, il loro problema è paradossale: come uscire dalla certezza di possedere la verità. L´integralismo rassicura, distingue il bene dal male, è un´àncora nel mondo in crisi di principi". Dopo l´attentato dell´11 settembre alle Torri Gemelle di New York, molti commentatori hanno osservato come i terroristi fossero convinti di sconfiggere la civiltà occidentale a corto di valori. "Attraverso il metodo ferencziano - conclude lo svizzero - l´analista non osserva il fanatico in modo scientifico, ma si muove verso di lui per capire cosa la sua emotività modifichi nel proprio sguardo". L´altra grande intuizione di Sándor Ferenczi: l´approccio empatico del medico con l´assistito. Il presidente del Centro milanese di psicoanalisi Antonino Ferro fa un esempio: "Se un giorno mi sento angosciato, il paziente inizia automaticamente a parlare di porte chiuse, citofoni che non rispondono, strade sbagliate. Segno che il mio compartamento mentale è così importante nel nostro rapporto da poter avere effetti traumatizzanti". Dalla definizione di spazio mentale intermedio tra analista e analizzato, zona franca condivisa da entrambi ma non appartenente a nessuno, il discepolo di Freud arriva a intravedere la definizione dell´"oggetto transizionale". Ferenczi si ferma lì. Qualche anno più tardi, gli studi specifici del fenomeno a opera di Donald Winnicott e la matita di Schulz avrebbero reso immortale "la coperta di Linus".