![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 LUGLIO 2002 |
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In copertina
c'è un bel paio di piedoni in primo piano, appartenenti ad una persona, stesa
su un prato, di cui si intravede il profilo sfocato sullo sfondo. È,
sorprendentemente, un libro di filosofia, scritto con stile nitido, di agevole
assimilazione, eppure nelle sue pieghe si annida un peso specfico forte. Si
tratta di una serie di "escursioni nel tempo presente", come recita
il sottotitolo di Stare al mondo (Feltrinelli, pp. 212, 12 euro), di Salvatore
Natoli, che insegna alla facoltà di Scienze Politiche di Milano. Il filosofo
ha cari temi come il dolore, la felicità, il governo di sé, la felicità, e
quella bellezza che, a settembre, sarà al centro del prossimo festival di
filosofia di Modena. Qui li affronta insieme con argomenti di pubblica
importanza, con un'attenzione al quotidiano che non banalizza. È Natoli stesso
a spiegarlo, con una sua riflessione sul modo errato di vivere il tempo
presente.
"Questo
libro è nato dall'istanza di una filosofia del presente, pensare lo spazio, il
tempo, la società in cui viviamo. La caratteristica più corrente e devastante è
quella di appiattirsi sul proprio tempo senza comprenderlo, inseguendo la
novità. Quando ciò che è nuovo sparisce è allora come se non fosse mai
avvenuto. Chi si appiattisce sul presente lo perde, rimane in situazione di
passività. L'unico modo per comprendere il proprio tempo è analizzare l'evento,
analizzando la sua possibile destinazione. È il modo migliore per trattenerlo e
valorizzarlo. Il tempo è anche un insieme di relazioni, attese, immaginazioni.
Il mio libro sviluppa questi temi in modo deteminato e concreto, come se si
facesse una passeggiata in città, indugiando nelle dimensioni del presente,
osservando come una strada si collega con le altre. Ecco allora le attenzioni
alla politica, all'organizzazione della società, alle forme della
rappresentanza, alla povertà e alla miseria, il modo di risolvere questi
problemi. Esploro tutte queste dimensioni di vita e poi le relazioni personali,
tra l'egoismo, la capacità di amare, la volontà di generare".
In Stare al
mondo viene anche affrontato un dominio al confine con l'ambito psicoanalitico.
Si parla di self-help, di disagi psicologici. Quale contributo la fisolofia può
dare a questi problemi? "Soprattutto in ambito anglosassone è nato il
philosophical counselling, che diventa un suppletivo della psicoanalisi. Si
parte dall'idea che vi è un disagio nelle relazioni, che nasce da errori quali
la poca conoscenza di sé, e la poca attenzione nei confronti del mondo.
Elementi di narcisismo e di autocentratezza, sono un modo sbagliato di
relazionarsi. Non si capisce cosa siamo. La filosofia, come analisi del
controllo delle nostre relazioni, con noi stessi e con gli altri, può istituire
dei correttivi, farci cogliere difetti da eliminare, affinare la nostra
sensibilità. Ecco allora il distacco che non ci mette al seguito, ma ci
permette di governarei processi. La riflessione filosofica dovrebbe essere la
terapia ordinaria della società. Gli antichi non pensavano alla filosofia come
disciplina, ma come vita filosofica, orientata alla sapienza e alla bellezza,
dove sapienza significa possedere il sapore delle cose".