RASSEGNA STAMPA

16 LUGLIO 2002
BARBARA CAPUTO
Il sapore della vita? È nella sapienza e nella bellezza

In copertina c'è un bel paio di piedoni in primo piano, appartenenti ad una persona, stesa su un prato, di cui si intravede il profilo sfocato sullo sfondo. È, sorprendentemente, un libro di filosofia, scritto con stile nitido, di agevole assimilazione, eppure nelle sue pieghe si annida un peso specfico forte. Si tratta di una serie di "escursioni nel tempo presente", come recita il sottotitolo di Stare al mondo (Feltrinelli, pp. 212, 12 euro), di Salvatore Natoli, che insegna alla facoltà di Scienze Politiche di Milano. Il filosofo ha cari temi come il dolore, la felicità, il governo di sé, la felicità, e quella bellezza che, a settembre, sarà al centro del prossimo festival di filosofia di Modena. Qui li affronta insieme con argomenti di pubblica importanza, con un'attenzione al quotidiano che non banalizza. È Natoli stesso a spiegarlo, con una sua riflessione sul modo errato di vivere il tempo presente.

"Questo libro è nato dall'istanza di una filosofia del presente, pensare lo spazio, il tempo, la società in cui viviamo. La caratteristica più corrente e devastante è quella di appiattirsi sul proprio tempo senza comprenderlo, inseguendo la novità. Quando ciò che è nuovo sparisce è allora come se non fosse mai avvenuto. Chi si appiattisce sul presente lo perde, rimane in situazione di passività. L'unico modo per comprendere il proprio tempo è analizzare l'evento, analizzando la sua possibile destinazione. È il modo migliore per trattenerlo e valorizzarlo. Il tempo è anche un insieme di relazioni, attese, immaginazioni. Il mio libro sviluppa questi temi in modo deteminato e concreto, come se si facesse una passeggiata in città, indugiando nelle dimensioni del presente, osservando come una strada si collega con le altre. Ecco allora le attenzioni alla politica, all'organizzazione della società, alle forme della rappresentanza, alla povertà e alla miseria, il modo di risolvere questi problemi. Esploro tutte queste dimensioni di vita e poi le relazioni personali, tra l'egoismo, la capacità di amare, la volontà di generare".

In Stare al mondo viene anche affrontato un dominio al confine con l'ambito psicoanalitico. Si parla di self-help, di disagi psicologici. Quale contributo la fisolofia può dare a questi problemi? "Soprattutto in ambito anglosassone è nato il philosophical counselling, che diventa un suppletivo della psicoanalisi. Si parte dall'idea che vi è un disagio nelle relazioni, che nasce da errori quali la poca conoscenza di sé, e la poca attenzione nei confronti del mondo. Elementi di narcisismo e di autocentratezza, sono un modo sbagliato di relazionarsi. Non si capisce cosa siamo. La filosofia, come analisi del controllo delle nostre relazioni, con noi stessi e con gli altri, può istituire dei correttivi, farci cogliere difetti da eliminare, affinare la nostra sensibilità. Ecco allora il distacco che non ci mette al seguito, ma ci permette di governarei processi. La riflessione filosofica dovrebbe essere la terapia ordinaria della società. Gli antichi non pensavano alla filosofia come disciplina, ma come vita filosofica, orientata alla sapienza e alla bellezza, dove sapienza significa possedere il sapore delle cose".

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