![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 LUGLIO 2002 |
|
Nel suo ultimo libro Nozick affronta la
complessa nozione di oggettività
non bastano indipendenza dalla
soggettività, accesso multiplo e accordo tra le persone. Occorre l'invarianza attraverso le trasformazioni: una sedia non cambia mentre le giriamo
intorno
Dal
matematico Felix Klein e dallo psicologo Gibson i modelli di spiegazione più
convincenti
Nella
comunità intellettuale (considerata in senso ampio a includere chi si dedichi a
una riflessione esplicita sui fondamenti concettuali e metodologici del proprio
lavoro) non c'è un accordo sull'esistenza di fatti oggettivi. Il problema non riguarda soltanto una
questione di conoscenza, ovvero del modo in cui potremmo accertarci di un
fatto, e neppure riguarda soltanto discipline in cui sembra difficile
convergere su ciò che conta come un fatto, come la teoria della letteratura
(Manzoni voleva veramente esprimere una concezione del mondo giansenista?),
della storia (che cosa ha determinato l'assassinio di Kennedy) o della
giurisprudenza (Ostwald ha agito davvero senza complici?)
E'
la nozione stessa di fatto oggettivo, di oggettività, a essere considerata
discutibile (e a venire discussa). Le
intenzioni degli autori o le cause degli omicidi sono davvero entità
oggettive? Certo la discussione soffre
di una certa vaghezza dei termini utilizzati. Il termine di contrasto
principale è naturalmente con "soggettivo"; ma anche precisando il
contrasto oggettivo/soggettivo, sostenere che non esistono fatti oggettivi può
significare diverse cose. Per esempio,
può significare che tutto è soggettivo nel senso che non ci sarebbero fatti se
non ci fossero soggetti in grado di percepire o di pensare a tali fatti, o che
c'è una componente soggettiva in ogni asserzione che facciamo sul mondo, o che
la rappresentazione della realtà viene filtrata e distorta dai nostri sistemi
cognitivi o che ogni conoscenza inevitabilmente è un'azione, un intervento che
modifica la cosa conosciuta, e via dicendo.
La nozione di oggettività in gioco in questi diversi casi sarà di volta
in volta differente.
Il filosofo Robert Nozick
è noto al pubblico italiano per un grande libro di filosofia della politica, Anarchia, Stato e Utopia; e per un testo
di filosofia più generale, Spiegazioni
Filosofiche. L'ultimo lavoro
pubblicato da Nozick prima della morte (avvenuta il 23 gennaio del 2002) è Inviariances: The Structure of the
Objective World (Harvard University Press, Cambridge, Mass 2001, pagg. 416,
$ 24,50). Si tratta di un libro molto ambizioso, una summa metafisica
che studia filosoficamente la nozione di oggettività alla luce delle
trasformazioni della scienza. (Il capitolo introduttivo sul metodo filosofico è
online sul sito di Harvard University
Press: http://www.hup.harvard/edu/pdf/NOZINV.pdf) Nozick distingue tre
possibili ingredienti del modo di considerare l'oggettività. In primo luogo,
quello appena menzionato dell'indipendenza dalla soggettività, da opinioni,
speranze, misure soggettive. In secondo
luogo, l'accesso multiplo: un fatto è oggettivo se vi si può accedere da
prospettive differenti attraverso sensi differenti, da punti di vista
differenti, in momenti diversi (per esempio, vedo e sento la conversazione di
Marco e Maria, o la vedo oggi e la rivedo in un film girato da un amico domani;
o ancora, posso replicare un esperimento in momenti diversi). Infine, l'intersoggettività:
un fatto è oggettivo se è possibile che soggetti diversi abbiano un accordo su di esso. Se sia io che voi contiamo i sassi in un
mucchio e giungiamo al numero cinque, avremo ragione di pensare che è un fatto
oggettivo che ci siano cinque sassi nel mucchio.
Accesso
multiplo, intersoggettività e indipendenza sono elementi necessari, presi
singolarmente, e sufficienti solo se presi nel loro complesso. Ma Nozick suggerisce che al di sotto di essi
un quarto elemento, più profondo, permette di spiegare perché la nozione di
oggettività includa proprio gli altri tre.
L'elemento più profondo è l'idea di invarianza
attraverso trasformazioni. Nozick
riconosce un debito non solo linguistico ma anche concettuale nei confronti
della matematica, della fisica e di altre discipline scientifiche. Il Programma di Erlangen (1872) di Felix
Klein (1849-1925) era volto a unificare i diversi tipi di geometria con lo studio dell'invarianza all'interno dei
gruppi di trasformazioni ammissibili per le entità geometriche. Per esempio, le rotazioni e le traslazioni
nello spazio lasciano invarianti le proprietà metriche delle figure; la
proiezione di una figura su un piano che è ad essa parallelo non lascia
invarianti le proprietà metriche ma preserva gli angoli. In psicologia la nozione di invarianza viene
associata al lavoro di J.J. Gibson (1904-1979), che riteneva che i sistemi
percettivi abbiano come funzione l'"estrazione" di elementi
invarianti nell'ambiente (un approccio per questa ragione detto
"ecologico"). Non ci sembra
che una sedia cambi di forma mentre le giriamo intorno: siamo per cosi dire
"sintonizzati" sulla forma invariante della sedia, anche se
l'immagine che ne abbiamo a ogni istante muta continuamente. La psicologia della percezione generalizza
la nozione, a volte chiamata "costanza"; quello che vale per la forma
della sedia vale anche per il suo colore: non ci sembra che la sedia cambi
colore in diversi momenti del giorno.
Alcune
proprietà vengono conservate attraverso tutte le trasformazioni, altre
resistono solo ad alcune trasformazioni. Questo inserisce un ordine di
profondità tra le proprietà, le invarianze sono graduate. In geometria le proprietà topologiche sono
più profonde di quelle metriche: bisogna alterare in profondità una figura per
farle perdere la struttura topologica.
Nozick suggerisce per analogia che una differenza di profondità possa
applicarsi alla nozione di oggettività.
Ci sono proprietà che resistono a più trasformazioni di altre, e le
prime saranno più oggettive delle seconde.
La conoscenza di un oggetto si fonda sulla comprensione dell'interazione
tra invarianza e la variazione: «Per comprendere qualcosa, non vogliamo
soltanto conoscere le trasformazioni sotto le quali è invariante, ma anche
quelle sotto le quali varia» (p. 78).
Il lavoro di Nozick tende a mostrare che i problemi metafisici non sono indipendenti dal contesto scientifico che li suscita. La nozione metafisica di oggettività che Nozick suggerisce di adottare non deriva da un'analisi filosofica a priori, ed è tributaria di nozioni che derivano dalle scienze. La metafisica progredisce, e può farlo anche perché la scienza pone problemi inediti ai filosofi e offre a volte strumenti per metterli a fuoco?