![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 LUGLIO 2002 |
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A Spoletoscienza fanno discutere le ricerche di una psichiatra
americana
Sesso forte?
A muscoli, forse. Quanto al cervello, meglio sorvolare. Esso invecchia più
precocemente negli uomini che nelle donne. Precisamente con dieci anni di
anticipo, a partire dai 45 per il "sesso forte" e dai 55 per il
"sesso debole". Ecco la novità annunciata a Spoletoscienza dalla
psichiatra americana Nancy Andreasen, cattedra all'università dello Iowa,
fiera di una diapositiva che la mostra mentre riceve il più ambìto premio Usa
per la scienza: unica donna, timida e minuta, in mezzo a una decina di soli
uomini alti e pettoruti, tra i quali spicca lo spilungone Bill Clinton.
La Andreasen
dirige una ricerca, non ancora ultimata, per studiare le differenze tra uomini
e donne, specie per quanto riguarda il loro modo di pensare, con l'ausilio di
tecniche diagnostiche che, ad esempio, consentono di misurare lo spessore della
corteccia cerebrale, oltre al quoziente d'intelligenza, mediante l'intensità
del flusso di sangue al cervello; o con l'aiuto dei più avanzati strumenti di
risonanza magnetica che producono "lastre" del cervello simili ad
altrettante "impronte digitali" dell'attività cognitiva. "Ma
certe differenze dipendono pure dalla diversità dei test con cui se ne ottiene
conferma o smentita", osserva il professor Menotti Calvani, direttore
scientifico della Sigma-Tau e vice presidente della Fondazione che organizza
Spoletoscienza, il quale ricorda che da simili ricerche si è persino scoperto
che le donne hanno "più naso" degli uomini, l'olfatto più accentuato.
"Prima
che uomini (o donne), siamo animali, e prima ancora esseri materiali composti
di molecole", avverte Edoardo Boncinelli, il più noto genetista
italiano, che alla XIV edizione di Spoletoscienza (sul tema "Differenza e
identità"), ha anticipato le osservazioni del suo prossimo studio,
intitolato Io sono, tu sei (da Mondadori, a settembre). Per spiegare, ad
esempio, come soltanto nella specie umana - senza troppa differenza tra uomini
e donne - esista "l'amore romantico". "Deriva dal fatto che
uomini e donne restano bambini per molto tempo, dopo che il nostro cervello (a
differenza di quello degli animali, subito completo) ha finito di maturarsi
intorno ai 15 anni di età", sostiene Boncinelli, definendo questa umana
prerogativa un "prolungamento della vita sotto tutela".
Quanto a
identità e differenza, se le particelle elementari (molecole, atomi) non ne
hanno alcuna, è da quando nasce la vita e ogni cellula racchiude in sé anche il
proprio genoma con precise istruzioni genetiche (diversamente dalla materia
inerte, come un sasso), che si può parlare della permanenza di determinate
prerogative attraverso il mutamento. E poi bisogna fare i conti con la
"coscienza", per sapere chi siamo e perché siamo proprio così.
"E' come un imbuto, o meglio un clessidra - è la metafora di Boncinelli -
attraverso cui scorrono le elaborazioni della mente".
Ma perché, dunque, siamo sempre identici e al tempo stesso diversi da noi stessi? Bella domanda pure per la filosofia che, in passato, risolveva il problema (non meno della teologia) con l'immortalità dell'anima, eterna ed immutabile. Anche le cose del pensiero sono cambiate - ricorda a Spoletoscienza il filosofo Remo Bodei - da quando si è cominciato a riflettere sull'esistenza dell'Io, a cominciare dalla "personal identity" coniata da Locke nel 1694. Più di un secolo prima, Montaigne diceva che siamo fatti di tanti pezzetti che ci rendono più diversi da noi stessi che dagli altri. E più si è "diversi" (fino alla follia, come in tante menti eccezionali), più ne soffre l'identità personale, la fragilità dell'Io. "Ci salva la stupidità": ecco la cura che Montaigne non poteva applicare nemmeno a se stesso.