![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 LUGLIO 2002 |
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SCHWARTZ, MATEMATICO E DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI
Insieme con Henri Cartan e Jean-Pierre Serre, Laurent Schwartz - nato nel 1915 a Parigi da un'agiata famiglia ebrea - era uno degli ultimi grandi maîtres-à-penser della matematica francese: è morto giovedì scorso, ma la notizia è stata diffusa soltanto ieri. Chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo, o di assistere a una delle sue celebri e affollatissime conferenze, conserva un indelebile ricordo di quest'uomo alto e fragile, dagli intelligentissimi occhi azzurri, che sapeva parlare con la modestia e la profondità che sono prerogative solo degli spiriti sommi. Negli anni 30, a Clermont-Ferrand, Schwartz era entrato in contatto con André Weil e con il gruppo di matematici che si riunivano sotto il nom de plume di Nicolas Bourbaki. Questo incontro fu di fondamentale importanza - come racconta egli stesso nella sua autobiografia, Un mathématicien aux prises avec le siècle, pubblicata nel 1997 - per lo sviluppo della sua idea matematica più importante, che nel 1950 gli valse la prestigiosa medaglia Fields: la teoria delle distribuzioni. Questa teoria estende il tradizionale concetto di funzione, consentendo di trattare in modo rigoroso oggetti precedentemente mal definiti - ma utilissimi sia in fisica teorica sia in matematica - quali la famosa "delta" di Dirac (in realtà scoperta da Oliver Heaviside già nel 1893). La grandezza matematica di Schwartz si misura non solo nella sua opera innovatrice, che ha rivoluzionato quel ramo della matematica che va sotto il nome di analisi funzionale, ma anche nella sua attività di insegnamento, straordinariamente feconda: illustri matematici quali B. Malgrange, J.-L. Lions, F. Bruhat, L. Hörmander (medaglia Fields 1962) e, last but not least, Alexandre Grothendieck (medaglia Fields 1966) sono stati suoi allievi. Ma il magistero di Laurent Schwartz non è stato solo scientifico: è stato anche un esempio di rigore morale e di impegno politico. Negli anni infausti della guerra di Algeria fondò un comitato in memoria di un suo studente, Maurice Audin, torturato e ucciso dalla polizia francese. Per le sue prese di posizione (nel 1960 firmò, insieme con altri 121 intellettuali, tra cui Sartre e Simone de Beauvoir, il famoso manifesto che incitava alla rivolta la gioventù francese) fu licenziato dall'École Polytechnique, fu oggetto di un attentato dinamitardo e subì il rapimento di suo figlio Marc-André, che in conseguenza del trauma patito morirà suicida nel 1971. Anche nella guerra del Vietnam Schwartz si schierò apertamente: fondò un Comitato Nazionale insieme con Sartre, Vidal-Naquet e altri per denunciare le atrocità americane, e fu membro del Tribunale Russell. Sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani, nel 1979 divenne presidente dell'International Bureau for Afghanistan. Per Schwartz l'attività di matematico e l'impegno politico erano inscindibili: nelle sue stesse parole, "i matematici portano il rigore del ragionamento nella vita quotidiana" e "la scoperta matematica, che dipende assai poco dall'autorità costituita, è sovversiva e sempre incline a infrangere i tabù".