RASSEGNA STAMPA

7 LUGLIO 2002
UMBERTO BOTTAZZINI
L'uomo rientrato

Il principio antropico, una congettura tra scienza e teologia

Questo libro (John D. Barrow-Frank J. Tipler, «Il principio antropico», Adelphi, Milano 2002, pagg. 770, euro 55,00) prende le mosse da una serie di risultati che mettono in luce le «misteriose coincidenze» esistenti tra i valori numerici delle costanti fondamentali della natura, dalle quali sembra dipendere «in modo fortunoso» la possibilità stessa dell'evoluzione di una forma di vita come la nostra, basata sul carbonio. «La rappresentazione che noi diamo dell'universo e delle sue leggi è influenzata da un inevitabile effetto di selezione: la nostra esistenza», affermano Barrow e Tipler, ispirandosi al «principio antropico» enunciato da Brandon Carter nel 1974 e restituendo così «per certi versi» al ruolo dell'uomo nell'universo la posizione di privilegio che gli era stata tolta dalla scienza da Copernico in poi.  Nella sua forma "debole", il principio antropico afferma che «i valori osservati di qualunque grandezza fisica e cosmologica non sono tutti ugualmente probabili, ma sono soggetti alla restrizione che esistano luoghi dove possa evolversi una vita basata sul carbonio, e che l'universo sia vecchio abbastanza perché ciò sia già avvenuto».

Non si tratta, sottolineano Barrow e Tipler, di una controversa affermazione di natura speculativa, ma della constatazione che le proprietà dell'universo che noi siamo in grado di osservare «sono autoselezionate dal fatto di dover essere compatibili con l'evoluzione e l'esistenza attuale degli esseri umani».  Così formulato, il principio non esclude la possibilità che esistano molti universi con differenti proprietà e parametri caratteristici.

Accanto a quella debole, esi ste anche una formulazione "forte" del principio, quella che più piace ai teologi: «L'univer          so deve avere quelle proprietà che consentono lo sviluppo della

vita al suo interno, a qualche stadio della sua storia». Da essa discende infatti l'affermazione dell'unicità dell'universo, «"progettato" al fine di generare e sostentare "osservatori"».

Proprio per la sua natura religiosa, avvertono Barrow e Tipler, questa conclusione «non sembra poter essere provata o confutata».  Una ulteriore generalizzazione, che essi propongono di chiamare principio antropico "ultimo", afferma che «nell'universo deve necessariamente svilupparsi una elaborazione intelligente dell'informazione, e una volta apparsa essa non si estinguerà mai».  Come il principio antropico "forte", anche quello "ultimo" ha carattere puramente speculativo, è una mera congettura.

In questo libro di affascinante ma non semplice lettura Barrow e Tipler si collocano in una prospettiva storica e filosofica per esplorare gli sviluppi scientifici moderni di un'antica idea teleologica, in un crescendo di difficoltà che richiedono conoscenze profonde di matematica, cosmologia, astrofisica e fisica quantistica per essere superate.
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