RASSEGNA STAMPA

5 LUGLIO 2002
PIETRO BIANUCCI
Fede e scienza

L´orologio presuppone un orologiaio. Questo argomento, in varie forme, da sempre è portato come prova dell´esistenza di un essere superiore: un Dio-orologiaio che ha progettato l´orologio-universo. E´ qui la radice remota del "principio antropico forte", secondo il quale l´universo deve avere quelle proprietà che consentono lo sviluppo della vita al suo interno, in qualche stadio della sua storia. John D. Barrow (Università di Cambridge) e Frank Tipler (Tulane University, Usa) si spingono più in là, discutendo il "principio antropico ultimo": "Nell´universo deve necessariamente svilupparsi elaborazione intelligente dell´informazione, e una volta apparsa essa non si estinguerà mai". In altre parole, la vita evoluta, grazie alla conoscenza che essa sviluppa, è destinata a colonizzare il cosmo intero. Verrà quindi un giorno in cui ci sarà vita in ogni remota regione dell´universo che offra le condizioni adatte, e ciò anche se la vita fosse comparsa una sola volta in un solo luogo (la Terra), tesi per la quale Barrow e Tipler propendono. In estrema sintesi, queste tesi sono il nocciolo del saggio di Barrow e Tipler "Il principio antropico", pubblicato nel 1986 e finalmente ora disponibile in italiano (Adelphi, 770 pagine, 55 euro). Gli autori tengono le distanze da una interpretazione finalistica dell´universo per attenersi ad analisi puramente scientifiche. "Il principio antropico ultimo - scrivono - è una affermazione sul mondo fisico e per ciò stesso non ha contenuto etico o morale", né, aggiungiamo noi, religioso. "Tuttavia - proseguono Barrow e Tipler - quel principio è strettamente collegato ai valori morali, poiché la sua validità costituisce la precondizione fisica perché tali valori possano sorgere e permanere nell´universo (...) Inoltre il principio antropico ultimo sembra implicare un cosmo miglioristico", cioè che tende a un fine di autoperfezionamento. Non ci addentreremo oltre in questo libro ricco di stimoli che spaziano dalla fisica teorica alla storia delle idee, dalla filosofia alla religione. E´ probabile però che chi affronterà la lettura del "Principio antropico" sentirà anche il bisogno di chiarirsi le idee sul complesso rapporto tra scienza e fede. Il migliore strumento per farlo è da poco giunto in libreria ad opera dell´astronomo e sacerdote Giuseppe Tanzella-Nitti (Pontificia Università della Santa Croce, Roma) e del fisico matematico Alberto Strumia (Università di Bari): è il "Dizionario interdisciplinare di scienza e fede" edito da Città Nuova (tel. 06-321.6212) e Urbaniana University Press. Il "Dizionario" consta di due robusti volumi di 2340 pagine complessive. La prime 1500 trattano più di cento voci tematiche, da agnosticismo a chimica, da demografia a ecologia, da vita extraterrestre a ingegneria genetica, da New Age a trapianti, da tempo a universo. Le pagine seguenti raccolgono voci su una cinquantina di autori, e vi troviamo il neuroscienziato John Eccles (trattato da Andrea Guerritore) accanto al filosofo Jacques Maritain (trattato da Piero Viotto), Albert Einstein (di Thomas Torrance) accanto a Tommaso d´Aquino (di Battista Mondin). Vale la pena di segnalare, inoltre, la voce Kant di Vittorio Mathieu e Osservazione del cosmo di Duccio Macchetto (già responsabile per l´Europa del telescopio spaziale Hubble), nonché il contributo di padre George Coyne, direttore della Specola Vaticana. Come in tutte le opere che nascono da una vasta collaborazione, sarebbe facile rilevare diversità di stili e di prospettive. Una diversità che, in certa misura, costituisce anche una ricchezza culturale. E´ certo, in ogni caso, che questo "Dizionario" è fortemente rispettoso dell´autonomia di scienza e fede, pur proponendosi di metterne in evidenza l´intreccio. A riprova possono bastare queste righe conclusive della voce "vita extraterrestre", scritta da uno dei curatori, Tanzella-Nitti: "L´esistenza di vita intelligente in pianeti diversi dalla Terra non viene richiesta né esclusa da alcun argomento teologico: alla teologia, come a tutta quanta l´umanità, non resta che attendere".
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