![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 LUGLIO 2002 |
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Il
presidente del Senato, Marcello Pera, prima di tutto è un filosofo. E proprio
come il suo Karl Raimund Popper, al quale ha dedicato più di un saggio molto
acuto, crede in una società aperta, dove la discussione critica è alla base di
tutto. E la discussione, sostiene Pera, si interrompe solo per contarsi, non
per fare strage dell'avversario. Del filosofo ha il taglio e il modo di
interloquire: cerca di accompagnarti con garbo alla soluzione del problema; o
almeno sulla strada complessa della discussione critica, fonte della
democrazia. Al filosofo austriaco e alla filosofia della scienza ha dedicato
anni di studio, e oggi rappresenta la punta più avanzata di questa disciplina
nel nostro Paese, dove sempre più 'povera e nuda va filosofia'.
Presidente,
parliamo di Popper, qual è il suo destino?
"Direi
un destino multiplo: prima è stato ostacolato perché giudicato anticomunista.
Poi è diventato uso comune: tutti popperiani, come oggi sono tutti liberali.
Infine ecco l'oblio: lo hanno dimenticato. Distratti da altro. Tutto qui".
Forse perché
non è un filosofo adatto al nostro tempo?
"Guardi,
in un momento di crisi delle ideologie e della politica, se oggi uno vuole un
filosofo che sia ancora fonte di ispirazioni politiche, quello è Popper".
Una volta
lei mi ha parlato della sua 'Terza via'....
"Non
corra, ci arriviamo alla Terza via. Ma partiamo dalla democrazia. Comunemente
democrazia è governo di popolo. Popper è più sofisticato: la divide in
concettuale, e cioè espressione di un governo di discussione critica;
istituzionale, dove il governo è controllato dai governati, e i governanti
possono essere pacificamente cacciati; e infine politica, con un governo che
lascia gli individui liberi nelle loro scelte e difende la tradizione del
metodo critico, le istituzioni della società civile nei confronti dello Stato.
Tradizioni come l'individuo, la famiglia, la scuola, le associazioni, i
sindacati..."
Per cui la
democrazia è tradizione?
"Lo è,
è la tradizione della discussione critica. Se ci pensa bene è definizione meno
banale di governo di popolo".
Ma lo Stato
che fa?
"Ha
compiti e limiti precisi. Deve mantenere e rafforzare le libere istituzioni,
come il Parlamento, ma anche le 'invenzioni' della società civile, come dicevo
prima: scuola, famiglia, sindacati e così via. Poi deve fissare le regole che
sono la cornice legale per le politiche pubbliche. Ma soprattutto, ripeto, deve
difendere la libertà individuale".
Altri
filosofi pensano così...
"Popper
va oltre, ammette un interventismo negativo: lo Stato deve evitare che
individui troppo potenti o così ricchi da poter sottomettere gli altri, abbiano
il sopravvento. Capisce? E' in gioco la libertà individuale, sia sul piano
politico che economico. Così lo Stato deve fermare questi
prevaricatori...."
Insomma,
tutto sommato è un socialdemocratico.
"Niente
affatto, l'intervento dello Stato è di tipo negativo, istituzionale,
preventivo, non vuole rendere tutti uguali, felici, ricchi. Lo Stato interviene
solo per eliminare certi ostacoli, per far giocare tutti, ma non pareggia
tutti. Non livella uguaglianza, felicità ricchezza: se vede che qualcuno non
può giocare la partita, interviene, altrimenti...".
Una teoria
di destra: lo Stato minimo alla Milton Friedman.
"Ecco
vede che non è facile? No, non è così: quella teoria concepisce lo Stato da una
parte e l'individuo dall'altra. I teorici della destra dello Stato minimo non
prevedono niente per promuovere le istituzioni intermedie come scuole,
sindacati.... Secondo Popper si deve invece intervenire per aiutare le libere
istituzioni che la società civile si è data. E' diverso, le pare?"
Ma allora
cos'è politicamente Popper?
"Un
conservatore liberale. Perché privilegia, favorisce, sostiene le istituzioni
esistenti e le tradizioni viventi. Dice che viviamo una realtà di tradizioni e
che le politiche pubbliche non possono toccare queste tradizioni, la più
importante delle quali è l'economia di mercato. E questo è
conservatorismo".
Quindi tutto
si basa sulle tradizioni?
"Le
tradizioni sono libertà, sono cultura. Per Popper abbandonare la tradizione è
finire su un terreno infido. Perché la tradizione è il risultato di quello che
è una società di individui, e l'individuo viene prima dello Stato che può
intervenire su scuola, tribunali e così via, ma mai sull'individuo. Perché la
libertà viene prima della stessa giustizia sociale. E così siamo alla società
aperta".
E quindi,
finalmente, alla Terza via?
"Esatto.
Popper accetta l'interventismo dello Stato ma non di carattere socialista,
limitandolo alle sole istituzioni e mai all'individuo che deve avere libertà
ampia, senza cadere nell'anarchismo. Non toglie ai ricchi per dare ai poveri.
Insomma è la Terza via. E' l'Occidente con tutta la sua cultura di antiche
tradizioni".
E qui viene
il difficile...
"No,
perché? E' la teoria dei valori occidentali. E' in Occidente che nasce la
tradizione della discussione critica e dello scambio di opinioni: insomma, la
democrazia. E questa è la formula migliore, in assoluto, fra tutti i regimi
possibili. Nessuno l'ha disegnata la democrazia, si è scoperta da sola nel
tempo: famiglia, tribunali, religione, parlamento, scuole. E noi dobbiamo
difenderla a ogni costo. Per Popper, che individua oggi la cultura occidentale
soprattutto nella società americana, dobbiamo difenderla anche con le armi.
Come è stato fatto in Europa con i fascisti e comunisti un tempo oggi dobbiamo
farlo, se necessario, coi fondamentalisti".
Chiusi in
una turris aurea?
"Tutto il contrario. La nostra società occidentale deve essere come è sempre stata, multietnica. Aperta ad apporti di idee, arricchita da innesti continui. Questa è la società aperta: chiuderla significherebbe interrompere il dialogo e disseccarla. Non possiamo lasciare gli immigrati chiusi nelle loro tradizioni né possiamo trasferirli nelle nostre. All'immigrato va detto: entra e ti offro una scuola perché tu impari anche le mie tradizioni e impari il pluralismo. Ti integro, non ti indottrino. Ci pensi, come le ho detto: oggi Popper sarebbe davvero una bella fonte di ispirazione politica. Purtroppo lo citano in tanti, ma non lo studia nessuno".