![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 LUGLIO 2002 |
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Con il «Liber Abaci» ha perfezionato il sistema di calcolo che veniva dall'India e dall'Arabia Ha rivoluzionato la matematica e persino Leonardo gli ha reso omaggio
Che
cosa hanno in comune Stravinskji, Leonardo da Vinci, Bach, Seurat e l'allevare
conigli e la capacità di far di conto?
Si potrebbe continuare a citare nomi di musicisti, artisti, filosofi,
matematici. Dobbiamo fare un salto
indietro: quando la nostra civiltà occidentale impara a fare di conto, quando
si diffonde la capacità di riuscire a cavarsela per acquistare o vendere delle
merci? Questione non facile se si utilizzano i numeri Romani. Quale proprietà
non hanno i numeri Romani? Non sono posizionali, nel senso che se ilo scrivo
XIII, indico con X la decina, con III il numero tre e quindi ho scritto il
numero 13. Appunto noi oggi scriviamo 13 dove semplicemente scrivendo il numero
1 in prima
posizione
indichiamo che si tratta di una
decina e non ci sono dubbi che se scrivo 1, cioè il numero uno ripetuto in
prima e seconda posizione si tratta di una decina e di una unità, non come nel
caso dei numeri Romani dove il numero 1 ripetuto voleva dire 2. Il
vantaggio? Provate a moltiplicare 1567 per 32789 con numeri Romani. Noi utilizziamo dieci simboli 0 1 2 3 4 5 6
7 8 9 per scrivere qualsiasi numero e utilizziamo la loro posizione per
distinguere tra unità, decine, centinaia, migliaia, miliardi ecc.
Sembra
una cosa talmente ovvia che nessuno fa mente locale che è ad un certo punto
della storia dell'umanità che si diffonde questo modo di contare e i simboli
che per noi oggi rappresentano i numeri interi. Insomma come arrivano da noi i numeri interi scritti come li
conosciamo oggi e quando si diffonde la scrittura posizionale dei numeri?
In
tutte le epoche storiche il mare Mediterraneo è stato una grande strada di
combinazione per gli scambi culturali
e economici tra le tante civiltà che vi si affacciano. Ci sono state migrazioni, invasioni, guerre
per secoli e secoli. E la civiltà,
tutte le tante civiltà del Mediterraneo sono più o meno una debitrice
dell'altra. Anche se si tende a
dimenticarselo e si mettono invece in evidenze le diversità. La nostra capacità di fare i conti ha un
grande debito con la civiltà Araba del Nord Africa e con la lontana civiltà
Indiana. Un personaggio in particolare
è stato il più importante tramite tra la evoluta civiltà matematica araba e
l'Europa: Leonardo Fibonacci, detto anche Leonardo Pisano. Si sa poco della sua vita, non si conoscono
né la data della nascita né della morte.
Quella che sembra sicura è la data di completamente di un libro che sarà
di un importanza capitale per il trasferimento di conoscenza tra Oriente ed
Occidente. Nel 1202 Fibonacci compone
il Liber Abaci, il libro
dell'Abaco. Sono passati quindi
ottocento anni. Per celebrare la
ricorrenza l'Unione Matematica Italiana dedicherà il numero di agosto della
rivista La matematica nella società e
nella cultura in gran parte a Fibonacci.
Con un lungo articolo storico di Raffaella Franci, uno di Ribenboim
sui numeri di Fibonacci nella natura ed una lunga intervista di Laura
Tedeschini Lalli a Roman Vlad su musica, arte e matematica, con un occhio
di riguardo ai numeri di Fibonacci. Ma
torniamo a quello che si sa di Fibonacci.
Che sia di Pisa sembra certo così come che fosse della casata dei
Bonaccio. Il padre Guglielmo ha una
parte importante nella storia.
Negli
anni intorno al 1185 Guglielmo Fibonacci era pubblico scrivano della Repubblica
di Pisa presso la dogana di Bugia, tra le attuali Algeri e Tunisi, un importante
porto commerciale dell'Africo settentrionale.
Scrive la Franci che: «Il commercio dopo molti secoli di stagnazione
dall'anno Mille aveva avuto una notevole ripresa ed aveva assunto di nuovo
carattere internazionale. Il commercio
internazionale aveva due bacini principali. L'Europa settentrionale che forniva
lana, panni, legname, ferro ed altri metalli e i paesi dell'Africa
settentrionale e del vicino oriente che esportavano principalmente spezie, seta
e gioielli. Nonostante il frazionamento
politico, la diversità dei costumi e delle lingue parlate i paesi di entrambi i
poli erano caratterizzati da una religione comune e da una comune lingua
letteraria: il cristianesimo e il latino per i primi, l'islamismo e l'arabo per
gli altri.» La continuità e l'ampiezza dei commerci fra le città marinare
italiane e alcuni porti arabi portarono alla costituzione in questi ultimi di
quartieri i cui abitanti provenivano tutti da una stessa città e godevano di
speciali privilegi. Si trattava di vere
e proprie zone franche rette da pubblici ufficiali che applicavano
nell'amministrazione le leggi delle rispettive repubbliche. Bugia era uno dei
porti nei quali Pisa aveva un suo «stabilimento», che negli anni attorno al
1185 era presieduto da Guglielmo Fibonacci.
Guglielmo, mentre era in servizio a Bugia, decise di chiamare a sé il
figlio Leonardo, ancora ragazzo, per completare la sua educazione. In particolare a studiare l'abaco, termine
con il quale erano indicati sia uno strumento a tavoletta per eseguire le operazioni.
aritmetiche, sia il complesso delle tecniche commerciali. Nella scuola di Bugia Leonardo venne a
conoscenza del sistema posizionale usato dagli arabi per scrivere i numeri. Probabilmente fu proprio perché Leonardo
imparasse questo modo nuovo di fare i conti che il padre lo aveva chiamato a
Bugia. Fibonacci si convinse presto che
il metodo dei numeri indiani con la scrittura posizionale erano molto più
efficaci di quello in uso in Europa all'epoca.
Nel
trattato di Abaco scriverà: « Fui introdotto in tale arte (dell'abaco) da un
mirabile insegnamento per mezzo delle nove figure degli Indi. La conoscenza di tale arte molto mi piacque
rispetto alle altre. Riassunto in breve
tale procedimento degli Indi, studiandolo più attentamente e aggiungendovi
qualcosa di mia iniziativa e altro ancora apponendovi delle sottigliezze
dell'arte geometrica di Euclide, mi sono impegnato a comporre nel modo più
chiaro possibile questo libro diviso in 15 capitoli, presentandovi con
dimostrazioni quasi tutto quello che ho inserito. E questo perché coloro che sono attirati da questa scienza ne
vengano istruiti in modo perfetto, e i popoli latini (gens latina ) non se ne
trovino esclusi come è stato fino ad oggi».
E i
numeri di Fibonacci? Tra i tanti
problemi che si trovano nel Liber Abaci uno
è diventato molto famoso: il problema dell'allevamento dei conigli. Si ha una coppia di conigli e ci si chiede Quot paria coniculorum in uno anno ex uno
patto germinantur. (quanto coppie di conigli saranno prodotte da una coppia
di conigli). La regola è che ogni mese
la coppia originaria genera una nuova coppia.
Da una quindi dopo un mese se ne ha un'altra, da 1 a 2, dopo un altro
mese 1 altra coppia (la seconda non è ancora fertile) quindi 3, poi al terzo
mese altre due coppie generate, quindi 5 e così via. Si arriva alla successione di numeri 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così
via. I numeri di Fibonacci appunto.
E Stravinskji, Leonardo, Seurat? Se si considera al crescere delle coppie il tasso di crescita dell'allevamento dei conigli ci si avvicina ad un numero che ha avuto una straordinaria importanza nella storia dell'arte classica e non solo: quel numero che si chiama la proporzione aurea. Un solo esempio: Il pittore francese Seurat ne ha fatto un uso consapevole in molte delle sue opere. Leonardo da Vinci si accorse che i numeri di Fibonacci tornavano nella posizione delle foglie sui diversi tipi di piante, nella fillotassi cioè. Ed in musica? Ecco cosa ne scrive Roman Vlad: (Musica e matematica di M. Emmer, a cura di Matematica e cultura 2, Springer 1999): «Esempi dell'uso dei numeri di Fibonacci si hanno nell'arte della fuga e nell'offerta musicale di Giovanni Sebastiano Bach. Meno frequenti nei classici viennesi ricompaiono nella Sonata in la D 959 di Schubert. Nella maggior parte delle musiche di Debussy ed in Ravel. Notevole anche l'utilizzo che ne fa Bela Bartok nell'Allegro Barbaro ed in altre musiche. L'esempio più stupefacente di una applicazione su larga scala degli stilemi improntati alla proporzione aurea è dato dalla Sagra della Primavera di Stravinski. La prima parte di questo capolavoro è strutturata secondo la prima delle serie di Fibonacci (2-3-5-8 ecc.) la seconda presenta articolazioni riferibili alla seconda serie (3-4-7-11) ». La nostra civiltà deve molto alla cultura araba e a Leonardo Pisano.