RASSEGNA STAMPA

25 GIUGNO 2002
GIORGIO BOGI
L'imbarazzo della scelta

Il nucleo fondamentale del problema posto dalla procreazione medicalmente assistita deriva dall'ampliamento della possibilità di scelta che la ricerca scientifica offre all'uomo nell'ambito della procreazione. Nessuno sottovaluta la grande rilevanza e la delicatezza della questione: è evidente che la modificazione, soprattutto in quest'ambito, di pratiche e costumi antichi apra problemi di orientamento anche etico e spirituale, e possa generare emozione sociale.

Abbiamo però di fronte la possibilità di superare terapeuticamente lesioni somatiche o funzionali, ben identificate, che generano sterilità. La rilevanza del problema è oggettiva, tenendo conto che la razza umana è tra le meno fertili. In questo momento la sterilità è in aumento: si calcola che annualmente siano almeno cinquantamila le nuove coppie sterili, sia per causa femminile sia maschile. Il saldo demografico, solo recentemente tende alla parità. Possiamo conferire la possibilità di procreare a cittadini che ne sono oggi privi, consentendo loro una realizzazione personale non egoistica, bensì tendente alla costituzione di nuclei familiari complessi. La ricerca scientifica, appunto, ci consegna questa possibilità. L'applicazione degli esiti della ricerca scientifica, in determinati casi, richiede una particolare normazione: non tutto quello che si potrebbe fare si deve fare. Il problema è quindi quali sono i principi ai quali deve ispirarsi la normazione.

In proposito si potrebbe fare molto e bene: ciò che non è ammissibile è che la normazione rechi una ferita alla concezione dello stato di diritto, che è uno degli elementi basilari della nostra democrazia. Quali possono essere i riferimenti di principio?

La natura? Spesso si dice: è naturale o non è naturale; ma vi è qualcuno che ignori che il progresso scientifico modifica proprio i cosiddetti limiti naturali?

È il principio religioso che può informare la nostra normazione? Non v'è dubbio di sorta che il principio religioso sia un elemento di orientamento personale e collettivo molto rilevante, ma non possiamo renderlo normativamente cogente per tutti i cittadini italiani.

È importante agevolare e garantire l'espressione della propria convinzione culturale, ma immaginare di renderla cogente per tutti, quando il principio è di natura religiosa, è una ferita alla concezione democratica della coesistenza di principi con compromissibili, le conseguenze della quale ferita andrebbero ben oltre il caso specifico. Il riferimento fondamentale è al principio di libertà, configurato come diritto alla realizzazione della propria individualità. Naturalmente nella previsione di non recare danno ad altri e nel contesto di un quadro normativo.

L'elemento nobile e nodale del fenomeno della procreazione è il costituirsi del corredo genico dell'individuo. Il fatto che esso si formi con prevalente casualità è l'elemento che caratterizza la potenziale diversità individuale di ognuno di noi. Non possiamo concedere a nessuno il dominio sul dato iniziale dell'individualità del cittadino. A questa impostazione consegue il rifiuto di clonazione umana. Il corredo genico individuale è, dunque, il nucleo fondamentale della procreazione. Tutto il resto è funzionale a questo. Ragionare di modificazioni dei vari passaggi che precedono il costituirsi del genoma può generare anche emozioni intense ma sono convinto che questi passaggi non sono nodali in sé ma funzionali alla costituzione del genoma che appunto tuteliamo come elemento prioritario del costituirsi della personalità individuale del cittadino.

Modernamente la procreazione è sempre più una libera scelta, o consensuale della coppia o della singola donna. Nessuna legge tende a normare questi aspetti.

A questo orientamento la scienza ha contribuito offrendo una attendibile possibilità di scindere il vincolo rigido fra attività sessuale ed attività riproduttiva. La società moderna, peraltro, si struttura sempre meno per comandi particolareggiati e sempre più per assunzione personale di responsabilità.

La tecnica è neutra. La sua qualificazione culturale ed etica dipende dagli obiettivi ai quali ne finalizziamo l'impiego. E questa tecnica non crea alcuna nuova fattispecie sociale: le coppie di fatto possono procreare, la donna singola può procreare, e questo può avvenire in relazione a loro libere scelte. La stessa cosiddetta fecondazione eterologa è un dato socialmente non certo eccezionale, basterebbe pensare alla gravidanza adulterina!

C'è una vera novità nella fecondazione medicalmente assistita: l'assunzione di responsabilità è esplicita. Perché, allora, se persone fisiologicamente capaci di procreare lo possono fare liberamente, persone alle quali terapeuticamente riconsegniamo la capacità di farlo, superando la condizione patologica, dovrebbero perdere questa possibilità, si tratti di coppie di fatto o di donne singole? Capziose distinzioni legate a pregiudizio, strumentalità di comportamento per giochi di parte, timori ingiustificati di suscitare nuove fattispecie sociali hanno attraversato il confronto su questo argomento ostacolando il riferimento alla effettiva realtà sociale e scientifica ed anzi operando una forzatura rispetto ad esse.

La conseguenza è che cercando di definire per legge quanto non è definito scientificamente si creerà inevitabilmente una ambiguità nella applicazione della legge e questo imprudente atteggiamento pregiudiziale ha finito per trascurare anche l'esigenza di tutelare al massimo le persone, soprattutto le donne, rispetto alla sofferenza fisica e psicologica.
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