![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 GIUGNO 2002 |
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Il nucleo
fondamentale del problema posto dalla procreazione medicalmente assistita
deriva dall'ampliamento della possibilità di scelta che la ricerca scientifica
offre all'uomo nell'ambito della procreazione. Nessuno sottovaluta la grande
rilevanza e la delicatezza della questione: è evidente che la modificazione,
soprattutto in quest'ambito, di pratiche e costumi antichi apra problemi di
orientamento anche etico e spirituale, e possa generare emozione sociale.
Abbiamo però
di fronte la possibilità di superare terapeuticamente lesioni somatiche o
funzionali, ben identificate, che generano sterilità. La rilevanza del problema
è oggettiva, tenendo conto che la razza umana è tra le meno fertili. In questo
momento la sterilità è in aumento: si calcola che annualmente siano almeno
cinquantamila le nuove coppie sterili, sia per causa femminile sia maschile. Il
saldo demografico, solo recentemente tende alla parità. Possiamo conferire la
possibilità di procreare a cittadini che ne sono oggi privi, consentendo loro
una realizzazione personale non egoistica, bensì tendente alla costituzione di
nuclei familiari complessi. La ricerca scientifica, appunto, ci consegna questa
possibilità. L'applicazione degli esiti della ricerca scientifica, in
determinati casi, richiede una particolare normazione: non tutto quello che si
potrebbe fare si deve fare. Il problema è quindi quali sono i principi ai quali
deve ispirarsi la normazione.
In proposito
si potrebbe fare molto e bene: ciò che non è ammissibile è che la normazione
rechi una ferita alla concezione dello stato di diritto, che è uno degli
elementi basilari della nostra democrazia. Quali possono essere i riferimenti
di principio?
La natura?
Spesso si dice: è naturale o non è naturale; ma vi è qualcuno che ignori che il
progresso scientifico modifica proprio i cosiddetti limiti naturali?
È il
principio religioso che può informare la nostra normazione? Non v'è dubbio di
sorta che il principio religioso sia un elemento di orientamento personale e
collettivo molto rilevante, ma non possiamo renderlo normativamente cogente per
tutti i cittadini italiani.
È importante
agevolare e garantire l'espressione della propria convinzione culturale, ma
immaginare di renderla cogente per tutti, quando il principio è di natura
religiosa, è una ferita alla concezione democratica della coesistenza di
principi con compromissibili, le conseguenze della quale ferita andrebbero ben
oltre il caso specifico. Il riferimento fondamentale è al principio di libertà,
configurato come diritto alla realizzazione della propria individualità.
Naturalmente nella previsione di non recare danno ad altri e nel contesto di un
quadro normativo.
L'elemento
nobile e nodale del fenomeno della procreazione è il costituirsi del corredo
genico dell'individuo. Il fatto che esso si formi con prevalente casualità è
l'elemento che caratterizza la potenziale diversità individuale di ognuno di
noi. Non possiamo concedere a nessuno il dominio sul dato iniziale
dell'individualità del cittadino. A questa impostazione consegue il rifiuto di
clonazione umana. Il corredo genico individuale è, dunque, il nucleo
fondamentale della procreazione. Tutto il resto è funzionale a questo.
Ragionare di modificazioni dei vari passaggi che precedono il costituirsi del
genoma può generare anche emozioni intense ma sono convinto che questi passaggi
non sono nodali in sé ma funzionali alla costituzione del genoma che appunto
tuteliamo come elemento prioritario del costituirsi della personalità
individuale del cittadino.
Modernamente
la procreazione è sempre più una libera scelta, o consensuale della coppia o
della singola donna. Nessuna legge tende a normare questi aspetti.
A questo orientamento
la scienza ha contribuito offrendo una attendibile possibilità di scindere il
vincolo rigido fra attività sessuale ed attività riproduttiva. La società
moderna, peraltro, si struttura sempre meno per comandi particolareggiati e
sempre più per assunzione personale di responsabilità.
La tecnica è
neutra. La sua qualificazione culturale ed etica dipende dagli obiettivi ai
quali ne finalizziamo l'impiego. E questa tecnica non crea alcuna nuova
fattispecie sociale: le coppie di fatto possono procreare, la donna singola può
procreare, e questo può avvenire in relazione a loro libere scelte. La stessa
cosiddetta fecondazione eterologa è un dato socialmente non certo eccezionale,
basterebbe pensare alla gravidanza adulterina!
C'è una vera
novità nella fecondazione medicalmente assistita: l'assunzione di
responsabilità è esplicita. Perché, allora, se persone fisiologicamente capaci
di procreare lo possono fare liberamente, persone alle quali terapeuticamente
riconsegniamo la capacità di farlo, superando la condizione patologica,
dovrebbero perdere questa possibilità, si tratti di coppie di fatto o di donne
singole? Capziose distinzioni legate a pregiudizio, strumentalità di
comportamento per giochi di parte, timori ingiustificati di suscitare nuove
fattispecie sociali hanno attraversato il confronto su questo argomento
ostacolando il riferimento alla effettiva realtà sociale e scientifica ed anzi
operando una forzatura rispetto ad esse.
La conseguenza è che cercando di definire per legge quanto non è definito scientificamente si creerà inevitabilmente una ambiguità nella applicazione della legge e questo imprudente atteggiamento pregiudiziale ha finito per trascurare anche l'esigenza di tutelare al massimo le persone, soprattutto le donne, rispetto alla sofferenza fisica e psicologica.