RASSEGNA STAMPA

14 GIUGNO 2002
GUALTIERO CANZONI
+sud-14/6/02+{ Gadamer, la realtà e le sue complessità/Un incontro per ricordare il padre dell'ermeneutica}

^canzoni^

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[Gadamer, la realtà e le sue complessità

Un incontro per ricordare il padre dell'ermeneutica

"La nostra vita è un intrecciarsi di messaggi, un gioco di interpretazioni, in cui la verità si costruisce nell'ascolto, nella discussione, nel consenso". Così affermava Hans Georg Gadamer, il grande filosofo tedesco recentemente scomparso all'età di 102 anni. Per ricordare la figura del padre dell'Ermeneutica e, nel contempo, sottolineare l'importanza, attribuita dallo stesso, allo scambio dialettico, sia come diffusore della cultura della pace, sia come strumento conoscitivo, il circolo Rhegium Julii ha affidato il gravoso, ma esaltante compito al prof. Francesco Idotta. Gadamer, nato a Marburgo (1900), è stato docente di filosofia a Lipsia, a Francoforte e ad Heidelberg. Scelse la via socratica per indagare la realtà e le sue complessità, mirando a scalzare ogni forma di assolutismo intellettuale. Legato all'Italia da un amore profondo, il Nostro la visitava sovente: al 1994 risale una sua mirabile conversazione all'Università di Messina. Nell'incontro organizzato dal Rhegium nell'ambito del progetto "I colori dell'Uomo", Idotta ha definito Gadamer il filosofo-poeta, le cui verdi speranze possono fecondare il cuore e le cui rosse passioni possono accendere il pensiero. Gadamer, infatti, amava commentare poesie: ne è prova un volume dal titolo Interpretazione dei poeti, perché era convinto che l'arte poetica fosse una via conoscitiva pura, che conduce all'impegno e allontana la resa. Egli fu fino all'ultimo un uomo attivo e attento osservatore della realtà, era solito ricordare: "Il mito della torre d'avorio dei filosofi è una fantasia irreale: siamo tutti, anch'io, nel mezzo delle strutture sociali e degli avvenimenti". Il 28 settembre commentò la strage di New York con queste parole: "Ritengo che ingaggiare una guerra contro il mondo islamico sarebbe assurdo. È una cosa che mi sembra allo stesso tempo sbagliata e impossibile. Bisogna tentare la strada della comprensione". Seguendo Gadamer - ha sostenuto Francesco Idotta - si può affermare che "l'arte e la poesia in particolare, è una via che dirige la filosofia verso il luogo in cui intessere un dialogo tra culture e generazioni". Autore di alcune opere filosofiche, che hanno segnato e segneranno a lungo la storia del pensiero occidentale (tra cui L'attualità del bello, Verità e metodo), Gadamer in La dialettica di Hegel (una raccolta di saggi su Hegel) compie una ricerca rivolta a evidenziare quello che è il ruolo della filosofia nell'epoca del crollo dei sistemi, dello scontro tra filosofia e scienza. Ma il suo sforzo principale è quello di determinare il compito dell'ermeneutica a partire dalla ricerca del momento creativo della dialettica. "La dialettica deve essere ripresa nell'ermeneutica" affermava Gadamer. Infatti, egli pose come oggetto principale del suo studio la dialettica hegeliana, collocandone i natali nella filosofia platonica. Il compito dell'ermeneutica si dispiega a partire dal linguaggio che è il principio di ogni intendere e di ogni autentica mediazione sociale, "ma una mediazione che non può essere quella della presa paralizzante e soffocante del concetto, inteso come logos, o definizione, o riflessione compiuta, bensì quella del reciproco intendersi e accordarsi, quella del consenso e della comunicazione". Gadamer rivaluta la dialettica che non è solo il gioco di domanda e risposta. In questo contesto la presenza di Heidegger diventa determinante e ispiratrice soprattutto per la sua affermazione: "il linguaggio è la casa dell'Essere". È a partire da questi rapporti - ha affermato Francesco Idotta - che va letto tutto il volume complesso di Gadamer, essendo oggetto di studio la filosofia di Hegel. Quindi il punto di partenza diventa il ruolo che il linguaggio assume nella filosofia dopo Hegel. Il problema principale è quello di capire "se lo spazio dell'apertura originaria, dischiusaci dall'essere sia risolvibile nel linguaggio della coscienza storica-reale" e se tale metodo abbia un valore nella società economica dove i rapporti sono quelli del profitto. Nella concezione del linguaggio la differenza fondamentale tra Gadamer e Heidegger risiede, appunto, nel diverso ruolo attribuito, dai due filosofi, a esso: per Heidegger, il linguaggio è la casa dell'essere, quindi, è un sito: l'essere è mistero e il linguaggio non lo può svelare, ma lo custodisce nella sua velatezza; per Gadamer, invece, l'essere di tutto ciò che può essere compreso è linguaggio: l'essere è linguaggio. Solo il dialogo può contrastare quella che Gadamer definisce una colonizzazione della tecnica, delimitando il panorama del Novecento come un deserto in crescita, che ha come conseguenze più immediate l'incapacità di generare pensiero e la fuga in conflitti tra civiltà. Gadamer, infatti, riteneva che la democrazia non fosse stata una conquista facile e pertanto necessitava di cure costanti, tra queste l'acquisizione di un senso di responsabilità e della consapevolezza delle proprie scelte. Da qui la proposta dell'abbandono dello scientismo e il superamento dell'illusione che la scienza possa risolvere ogni problema. Quindi la filosofia come bussola che può orientare l'uomo nel reale. Alla conversazione di Francesco Idotta ha fatto seguito un intenso dibattito che ha sottolineato l'interesse che la filosofia suscita e l'importanza che questa disciplina assume in un'epoca in cui grande è l'importanza della riflessione: I nostri sono tempi difficili, ogni giorno l'uomo libero riprende l'avventura infinita di cercare invano quel che vorrebbe trovare e non trova, ma anche di trovare con grande sorpresa quello che non cercava".]

 

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