![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 GIUGNO 2002 |
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"Giudizio positivo, ma non si devono legalizzare le coppie di
fatto"
Il giudizio
del vescovo Elio Sgreccia, direttore del Centro di bioetica dell'Università
cattolica, è "positivo" sul riconoscimento dei "diritti del
concepito" e "molto positivo" sull'esclusione della fecondazione
eterologa. Ma Sgreccia esprime anche un "rammarico" e un giudizio
"del tutto negativo": rammarico perché è caduta l'affermazione del "diritto
del concepito a nascere" e valutazione negativa per l'estensione della
fecondazione assistita ai "conviventi", e cioè alle coppie di fatto.
Perché tanta
contrarietà alle coppie di fatto?
"La
Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque -
conseguentemente - ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La
ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la
convivenza senza matrimonio. Quell'articolo cinque costituisce poi una prima
legalizzazione indiretta delle convivenze nell'ordinamento italiano! Era un
passo di tale portata che avrebbe richiesto un esame più ampio e più
diretto".
Come valuta
il comportamento dei parlamentari cattolici?
"Avrebbero
dovuto opporsi a quel testo e cercare di modificarlo non solo i cattolici, ma
tutti i parlamentari che si ispirano a un'etica personalistica e al concetto di
famiglia che è scritto nella Costituzione italiana! Alla fecondazione assistita
dovevano essere ammesse soltanto le coppie sposate. Non ci si doveva
accontentare neanche della correzione che la limitava alle convivenze durature,
e che comunque non è passata".
Come valuta
l'esclusione della fecondazione eterologa, cioè con un donatore esterno alla
coppia?
"Con
quella decisione il Parlamento ha reso un servizio non solo alla società, ma
alla famiglia. Perché la fecondazione eterologa dà luogo a una paternità
plurima e come suddivisa tra padre, madre e donatore. Questa pluralità
contraddice la natura della famiglia, la rompe in immagine e può romperla di
fatto. L'esclusione dell'eterologa avrà un'efficacia indiretta nello stimolare
le coppie infertili a ricorrere all'affido e all'adozione".
Il
riconoscimento dei diritti del concepito lo considera una vittoria dei
cattolici?
"No. Lo
considero piuttosto una vittoria della ragione e della scienza. L'embrione è un
essere umano sia secondo i dati della biologia, sia secondo i dettami della
ragione. Prima che dal Parlamento, il riconoscimento dei suoi diritti era
venuto dal Comitato nazionale di bioetica e - ora - c'è da sperare che questo punto
sia acquisito per sempre. E' un fatto positivo, anche se il riconoscimento è
venuto con una legge che riguarda la fecondazione assistita, che in linea di
principio la Chiesa ritiene non accettabile".
Su questo
punto, dunque, tutto bene?
"No,
resta il rammarico che sia caduta la seconda parte del primo articolo, che
assicurava "il diritto del concepito a nascere". Ciò che è passato
salva la sostanza, ma si presta al conflitto delle interpretazioni. Il testo
caduto era più logico e più chiaro".
Che dice,
eccellenza, del richiamo di tanti parlamentari alla legge sull'aborto, perché
la nuova legge non contrasti con le sue disposizioni?
"Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai l'Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge, mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme sull'aborto. E pensare che la nostra legge sull'aborto è una delle peggiori, nel senso che è una delle più permissive".