RASSEGNA STAMPA

6 GIUGNO 2002
CORRADO BIANCHI PORRO
Etica e business: c'è una morale?

Vittorio Dan Segre, Renato Dulbecco, Gianni dell'Orto e Leonardo Vingiani al Rotary Club Lugano

L'etica dell'impresa, ricordava spesso Cesare Romiti, è fare utili. Eppure, ha sottolineato nella sua introduzione Umberto Giovine, presidente di Azione Pubblica, di fronte a casi come lo sfruttamento del lavoro minorile in Asia, viene da chiedersi talora se il profitto sia lecito. Così è nata l'idea di questo convegno su etica, responsabilità nella ricerca e nel business che si è tenuto ieri all'USI, organizzato dal Rotary Club di Lugano (presieduto da Reto Bulotti), con la partecipazione di Vittorio Dan Segre, Gianni dell'Orto, Renato Dulbecco e Leonardo Vingiani.

Il problema, ha commentato Vittorio Dan Segre, direttore dell'Istituto Studi Mediterranei, è sempre quello della responsabilità. E responsabilità, significa rispondere. Rispondere a chi? A noi, alla società, al divino (per chi ci crede). Insomma, è il dilemma delle risposte da dare agli incitamenti che ci vengono sia dal di dentro che dal di fuori. Per questo l'etica ci invita a non esser sordi ai richiami continui. Sono le domande di sempre: ci sarà un dopo? Oppure, come diceva Lorenzo il Magnifico, se del doman non c'è certezza, non conviene godere di quella breve stagione di giovinezza che si fugge tuttavia? Ho ascoltato l'altra sera, ha spiegato Vittorio Dan Segre, l'astrofisica Hack la quale rammentava che tutto ciò che si muove, ha avuto origine dalle stelle. Tutto è iniziato così lontano. E noi siamo una specie di infinito polline che vive un attimo ma che, con la sua coscienza, può indirizzare a crescere e fruttificare. In questo essere anello cosciente, è dunque la grandezza dell'uomo e la nostra etica.

Io vedo, ha esordito il premio Nobel Renato Dulbecco, la scienza come una strada verso il progresso e l'etica che tende piuttosto ad essere statica. Certo, ha aggiunto, la scienza ha un valore etico, pur se lo scienziato tende ad esagerare e ha un ottimismo connaturale. Eppure, le nostre previsioni sono spesso sbagliate: quello che si impara è solo una minima parte nei segreti cassetti della natura. Così nacque l'eugenetica per eliminare cattivi geni con sterilizzazioni forzate e solo dopo ci si rese conto dell'influenza dell'ambiente. Poi venne l'epoca dell'ingegneria genetica per creare dei superbatteri. Ad esempio per il granoturco, perché non c'è cibo abbastanza ed occorre creare piante resistenti agli insetti. Poi, ecco il freno in quanto tutto questo può comportare un aumento delle allergie. Per ora non vi sono riscontri né in favore né contro a questa idea. O, ancora, le cellule staminali che hanno in sé, alla nascita, la possibilità di ricreare ogni organo umano. Possibilità grandi e promettenti, certo, ma non è da confondere la possibilità con la certezza. Perché ciò accada, dipende da molte altre cellule e circostanze varie, di cui non sappiamo pressoché nulla.

L'impresa - ha spiegato Leonardo Vingiani direttore dell'associazione nazionale italiana per lo sviluppo delle biotecnologie - non è fatta solo per il profitto. Essa ha interessi e responsabilità profonde nell'ambiente in cui vive. La sua natura è progressista e per questo guarda con favore all'innovazione capace di migliorare la qualità della vita, l'ambiente, creando valore aggiunto. Le realtà aziendali sono così protese al cambiamento, ma non solo al profitto e all'utile. Anzi se guardano solo all'utile, c'è un sospetto che grava su di esse. Occorre dunque coniugare e legittimare lo sviluppo con la realizzazione dell'utile in quanto rappresenta la dimostrazione che il servizio dell'impresa è accetto alla comunità. Utile e sviluppo della società possono e debbono andare d'accordo. Né dobbiamo dimenticare che c'è anche il rischio del non fare, del rimanere prigionieri di sé stessi e dunque dei costi da tagliare più che del valore aggiunto da creare. Leonardo Vingiani ha poi spezzato una lancia in favore della protezione della proprietà intellettuale come garanzia di progresso, occupazione, sviluppo. Essa protegge il valore della ricerca e dunque il poter continuare a farla.

Infine Gianni dell'Orto fondatore e amministratore di Neusearch, ha parlato dell'etica nella leadership. Vorrei, ha detto, che le imprese fossero condotte da individui morali. E' morale, ha spiegato, quel comportamento che tende ad aumentare l'armonia dell'ambiente in cui si iscrive. La gente vuole dei leader morali, che abbiano cioè spiritualità. Mi rendo conto di dire qualcosa che appare eccessivo, ha detto Gianni dell'Orto. Ma la spiritualità è tanto laica quanto religiosa. I leader sono persone che affrontano situazioni destrutturanti, gente che reagisce a stress straordinari. Non a caso il loro percorso è simile a quello di chi vuole evolvere spiritualmente. Anche loro non sanno come andrà a finire, e per questo sono sempre in ascolto e fanno passi avanti e passi indietro. Giocano una strana partita a ping pong tra la vita interiore e quella esteriore. Viviamo in effetti in una società sempre più complessa che cambia continuamente e, dopo la fine delle ideologie, si cercano tante piccole catene di valore che non bastano, perchè l'uomo ha bisogno di valori forti. Per questo, ha concluso, sono i leader trasparenti quelli che hanno successo: essi sono i veri leader morali.
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