RASSEGNA STAMPA

31 MAGGIO 2002
GIUSEPPE SALTINI
Ricordo di Elémire Zolla

Elémire Zolla è tornato con forza nel mio ricordo di recente, mentre leggevo il bel libro dedicato da Cristina De Stefano alla "Vita segreta" di Cristina Campo, che per anni, fino alla morte, fu la sua compagna. Rammento quel tempo, nei primi anni Settanta, quando andavo a trovarli sull'Aventino, dove abitavano, attratto da quella coppia non comune, che rappresentava un punto di riferimento intellettuale di grande caratura per chi, come me, conduceva una ricerca spirituale ben oltre gli angusti limiti del razionalismo e del laicismo bigotto.

Zolla, nato a Torino nel 1926, ha subito nella sua vita una rivoluzione interiore che dal punto di vista esteriore ha pagato a caro prezzo: nonostante l'importanza dei suoi libri, che hanno avuto successo soprattutto all'estero (alcuni li ha scritti direttamente in inglese), egli era un marginale nella cultura italiana (e d'altronde amava vivere appartato) che non gli perdonava il suo "tradimento".

Cresciuto e formatosi nella Torino azionista dell'immediato dopoguerra, aveva assorbito tutti i luoghi comuni di una visione del mondo orizzontale e piatta, acerrima nemica di ogni slancio metafisico. all'improvviso, sui quarant'anni, gli si sono aperti gli occhi su un'altra realtà, affollata dalle suggestioni della natura e dello spirito che sovrabbondano oltre i limiti imposti all'intelligenza moderna, chiusa entro un cerchio ove tutte le cose, compresa la bellezza, sono mute. Ricordo che mi diceva: è come se fossi stato scorticato vivo, è come se avessi completamente cambiato pelle; quello che vedo e capisco oggi è completamente diverso da quello che vedevo e capivo ieri.

Naturalmente incontrai per la prima volta Zolla in un suo libro, "Eclissi dell'intellettuale" (1959), in cui rendeva testimonianza della sua "conversione" denunciando per così dire dall'interno l'ottusità del sistema culturale obbligato dalla modernità. Per chi era affamato di alternative al materialismo ideologico, quel libro fu un segno meraviglioso. Ne cercai l'autore, andai a trovarlo, e così cominciò la nostra amicizia. Dopo quel libro, Zolla ha approfondito le sue ricerche spirituali sul filo della tradizione, pubblicando opere importanti. Ricordo fra l'altro la fondamentale antologia "I mistici" e "Le potenze dell'anima". Un saggio mi è particolarmente caro, "Storia del fantasticare", che sapientemente mi ha tolto ogni complesso nei confronti di certa letteratura moderna che non sono mai riuscito a digerire; in quel libro Zolla distingue magistralmente tra fantasia creatrice e fantasticheria che rimescola la melma dell'anima (come in Joyce, per intenderci sinteticamente).

Zolla non fu soltanto un grande studioso e scrittore, fu anche, sotterraneamente, un operatore culturale cui l'intelligenza e l'editoria italiana debbono molto. All'inizio degli anni Settanta l'editore Rusconi fondò una casa editrice di cui affidò la direzione ad Alfredo Cattabiani, che allora era molto giovane ma assai preparato. Cattabiani si avvalse della consulenza di Zolla, e anche questo gli permise di pubblicare una serie di opere, di autori italiani e stranieri, che allora furono una vera rivelazione (estremamente urtante per i conformisti) di un vasto ambito di pensiero alternativo a quello materialista.

Ieri Zolla è spirato a Montepulciano, dove viveva da anni. Con lui scompare un autore "scomodo" che però rappresenta nel mondo un'alta testimonianza dell'intelligenza italiana.

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