![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 MAGGIO 2002 |
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Pubblichiamo l´incipit di Cosmopolitan Emotions?, la lectio che
Martha C. Nussbaum terrà domani all´Università di Torino.
Durante quest´anno di violenza e terrore nel mondo, il sentimento nazionalistico è stato una parte importante della nostra umana esperienza, in vari modi. A causa dell´11 settembre, per esempio, tutti gli americani hanno sperimentato forti emozioni per il loro paese: paura, sdegno, pena, stupore. I nostri media hanno ritratto la catastrofe come una tragedia che è capitata alla nostra nazione, e ciò rispecchia il modo in cui effettivamente l´abbiamo vissuta. Altrettanto per la guerra che ne è seguita: è stata chiamata non a caso la Nuova guerra dell´America, e la maggior parte dei reportage giornalistici si sono focalizzati sul significato che gli eventi hanno avuto per gli Americani e per l´America. La tendenza naturale era di pensare questi eventi importanti perché riguardavano noi. Non semplicemente vite umane, ma vite americane. In qualche modo, la crisi ha dilatato l´immaginazione degli americani. Ci troviamo a nutrire sentimenti di simpatia per tanta gente che prima non aveva neppure attraversato le nostre menti: i vigili del fuoco di New York, quel giocatore di rugby gay che contribuì a far cadere il quarto aeroplano, le famiglie in lutto di così varie origini nazionali ed etniche. Talvolta ci capita persino di guardare con una nuova attenzione alle esistenze di arabo-americani fra di noi, o di provare simpatia per un tassista Sikh che si lamenta dei clienti che gli dicono di tornare a casa, al "suo paese", anche se è arrivato negli Stati Uniti come rifugiato politico, sfuggito alla persecuzioni nel Punjab.