![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 MAGGIO 2002 |
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Pubblichiamo quattro "pensieri" di Elémire Zolla che
faranno parte dei "Quaderni" che la vedova, la studiosa di estetica
Grazia Marchianò, sta raccogliendo fra le sue carte: riflessioni e intuizioni
che Zolla annotava periodicamente sui suoi taccuini personali.
"L'estinzione"
Fino a qual
punto la coscienza si estingue? O, che cosa avviene della propria persona nel
corso di allucinazioni che portano al deliquio? Insufficienti le risposte
consuete.
Si vorrebbe
dare una replica netta, e si parla di manifestazioni distinte: la
consapevolezza rimane intatta in mezzo a ogni specie di travedimenti ovvero
sparisce e dopo non resta nessun ricordo della trance subìta. E' vero,
sussistono questi due estremi, ma quasi sempre trepida e fluttuante è la
realtà, il suo ricordo tremula, è arbitrario sempre, la ricostruzione degli
eventi d'una visione.
Già un
semplice sogno è difficile da rammentare salvo allo scatto del risveglio:
assumerlo nel linguaggio, vuol dire falsificarlo. E' arduo dire fino a che
punto un evento di sogno fa un'immagine e fino a che punto una parola commossa.
Occorre
accettare il più delle volte l'esistenza onirica, la trance e in genere
l'allucinazione sciamanica come più vera del vero, un universo sottratto alle
nostre classificazioni, impervio alle nostre categorie, oscillante, svanente ma
nello stesso tempo fulgido e chiaro, contradditorio, atteggiato nell'uno e
nell'altro senso che durante la veglia si escludono. In sanscrito esiste una
parola che lo denota: vikalpa .
E' fiabesco,
ma connette verità che eludono la nostra attenzione di veglia, di cui forse il
nostro inconscio o certi animali si avvedono. Si estende come un velo trepido,
ma può imporsi come più netto del vero.