![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 MAGGIO 2002 |
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State certi
che dall'autunno del cinquantenario della morte di Benedetto Croce, il nostro
massimo filosofo contemporaneo, sui giornali si parlerà ad una sola condizione:
che illustri accademici o versatili poligrafi si prestino al gioco più di moda
nel Belpaese, quello dello schieramento politico. Detto altrimenti, solo a
patto che ci si ponga la domanda altrove più bizzarra: era Croce un
intellettale di Destra o di Sinistra? Oppure era sanamente bipartisan? O,
ancora, era cinicamente "cerchiobottista"?
Le regole
del gioco mediatico all'italiana sono a loro modo ferree ed è perciò giusto
che, fra il serio e lo scherzoso, noi de "Il Mattino", in quanto
napoletani, anticipiamo tutti. Anche perché il convegno che si apre domani a
Roma e prosegue nei due giorni successivi nel Palazzo Serra di Cassano della
nostra città, ce ne dà una più che ghiotta (e degna) occasione.
All'occorrenza
le tre fondazioni che promuovono l'incontro (l'Einaudi di Roma, assieme alla
Cortese e all'Istituto per gli Studi filosofici di Napoli) dismettono il loro
consueto abito serioso e lo sguardo rivolto al passato e si prestano persino al
gioco del "post": il titolo della session è nientemeno che "Croce
dopo Croce".
Sarà il capo
dello Stato a inaugurare il tutto in Campidoglio. E forse, da ex azionista,
sposterà l'accento sull'abito progressista del vecchio filosofo, che da giovane
si infatuò di Marx e in età matura si definì addirittura un socialista liberale
attento alla sorte ei diseredati (altra cosa, a suo dire, dal liberalsocialismo
del non amato Calogero: niente più che un "ircocervo", cioè uno
strano mostro con due teste!).
La
discussione romana, presieduta da Valerio Zanone (che in nome della
"sinistra liberale" ha sempre combattuto le posizioni del vecchio
leader conservatore del suo partito, Giovanni Malagodi, a suo modo un crociano)
avrà come tema sarà quello della "concezione crociana della libertà".
Per Croce infatti il liberalismo era una dottrina pre-politica, etica o
filosofica prima che partitica: secondo lui si poteva cioè essere liberali di
Destra o di Sinistra indifferentemente, alla sola condizione che si
rispettassero le regole del gioco democratico. Croce bipartisan, allora? In un
certo senso, sì. Le cose per lui dovevano andare pressappoco così: ognuno
doveva scegliersi il suo demone, ma poi doveva essere fermo e coerente nella
sua decisione. Non doveva cambiare bandiera ad ogni cambio di vento, come i
tanti voltagabbana severamente apostrofati nella Storia d'Italia.
Comunque,
fermo restando ciò, liberali in senso stretto per Croce potevano dirsi
veramente in pochi. Le "religioni opposte" al liberalismo di cui
parla in memorabili pagine della Storia d'Europa sono per lui non solo il
comunismo e il nazifascismo (precedendo in qualche modo Hannah Arendt, Croce
accomunava sotto una stessa etichetta entrambe le esperienze); non solo
l'"irrazionalismo attivistico" dell'odiato Gentile e dei tanti
nichilisti di cui era pieno il suo come il nostro tempo; ma anche il
cattolicesimo fattosi movimento politico di tante anime più o meno pie. Di
Manzoni, cattolico liberale, Croce pensava addirittura che fosse un'anima
ingenua e bigotta, pronto a credere che l'acqua santa e la libertà potessero
coabitare sotto uno stesso tetto. Si può senza dubbio dire che, alla prova di
questa intransigenza laica, probabilmente non reggerebbero tanti nostri
rumorosi intellettuali sedicenti "liberal" ma in verità
"clerical". L'influenza del Cupolone, Croce non la sentì mai: sul
letto di morte rifiutò persino l'estrema unzione che il cardinale Lombardi,
noto come la "voce di Dio" per una sua trasmissione radiofonica,
voleva impartirgli!
Ma in che cosa consisteva allora per Croce il liberalismo? Lo sapremo forse a Napoli, ove i post-crociani (qualche nome: Agrimi, Bonetti, Cotroneo, Giammattei, Jannazzo, Paolozzi, Prodomo, Viti Cavaliere) lo metteranno a confronto un po' con tutti i filoni del pensiero contemporaneo: da quelli più ovvi come il popperismo, a quelli meno immaginabili come la bioetica e la genetica. In ogni caso, già da ora possiamo dire che il liberale per Croce era un uomo aperto al dialogo, rispettoso delle leggi e delle distinzioni (soprattutto quella fra politica e affari), attento alle forme che sono di per sé sostanza, consapevole della complessità delle relazioni e dei problemi umani. La demagogia e il populismo erano per lui un veleno che poteva corrodere il liberalismo e bisognava starsene bene alla lontana. Consapevoli di ciò, possiamo così ben dire: ben venga il gioco della Destra e della Sinistra, ma auguriamoci fermamente che almeno in certi palazzi romani si tengano per sempre lontani da Palazzo Filomarino, il più austero e sobrio palazzo napoletano.