![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 MAGGIO 2002 |
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Dimostrata
la congettura di Poincaré? La notizia
è finita sulle prime pagine dei giornali, ma
il punto di domanda è d'obbligo. A
dubitare è lo stesso autore della "dimostrazione", il matematico
Martin J. Dunwoody dell'Università di Southampton, che intitola il suo
lavoro «Una dimostrazione della congettura di Poincaré?». Col punto di domanda. In tutta onestà Dunwoody parla di una
«prospective proof», una dimostrazione "possibile" o
"sperabile", e premette un'obiezione del collega Colin Rourke, che
solleva forti dubbi sulla validità di un certo enunciato necessario alla
dimostrazione. Dubbi che Dunwoody spera
di superare.
Tutto
ciò fa parte del lavoro quotidiano del matematico cercare di dimostrare
teoremi e congetture più o meno famose e discutere i propri risultati coi
colleghi. Fino a ieri in convegni o per
lettera. Oggi per e-mail o magari, come
ha fatto Dunwoody, affidando il proprio lavoro a una bottiglia virtuale,
lasciata cadere nel mare di Internet.
Del tutto insolito è invece il fatto che, prima ancora di arrivare a una
rivista di matematica, l'articolo pescato nella Rete sia finito nella redazione
dei quotidiani. Qui il punto di domanda
è sparito. Dalla speranza siamo passati
alla certezza: l'enigma di Poincaré è stato svelato e il matematico
dell'Università di Southampton è già diventato un milionario (in dollari).
Ma
che c'entra un premio da moderno signor Bonaventura con la matematica? E cosa dice la congettura formulata nel 1904
dal grande matematico francese, per la cui dimostrazione qualcuno è disposto a
pagare un milione di dollari?
Immaginiamo
di avere un elastico che avvolge un'arancia.
Si può pensare di contrarlo in un punto, senza strapparlo e senza
lasciare la superficie dell'arancia. Se
invece di un'arancia abbiamo tra le mani una ciambella la stessa cosa non si
può sempre fare. In matematica si parla di cammini chiusi contraibili in un
punto e si dice che superfici come quella dell'arancia sono «semplicemente
connesse», mentre non lo sono superfici come quella della ciambella. Poincaré pensava che la superficie della
sfera fosse essenzialmente caratterizzata da quella proprietà di connessione, e
congetturò che la cosa fosse vera anche per il caso della 3-sfera (cioè
un'ipersfera nello spazio a 4 dimensioni).
La congettura è stata poi generalizzata a n-sfere di dimensione
qualunque. La sua dimostrazione si è
rivelata particolarmente difficile. Per
aver avuto successo nel caso «n maggiore o uguale a 5» Stephen Smale ha
ricevuto nel 1966 la medaglia Fields, il massimo riconoscimento cui può,
aspirare un matematico. Analogo riconoscimento
ha ottenuto nel 1982 Michel Freedman, che ha dimostrato la congettura nel
caso «n uguale a 4». Restava (e resta) aperto l'originario caso formulato da
Poincaré.
Se fosse corretta, la dimostrazione prospettata da Dunwoody sarebbe un grandissimo risultato matematico. Degno di gloria e, più prosaicamente, di un milione di dollari. La congettura di Poincaré figura infatti tra i sette Millenium Prize Problems, solennemente annunciati dal Clay Mathematics Institute di Cambridge (Massachusetts) due anni fa al Collège de France. Per dare maggiore concretezza alla cosa, il Clay Institute ha deciso di assegnare una dote di un milione di dollari alla soluzione di ciascun problema. Con un paio di condizioni. Che la soluzione, sottoposta al vaglio degli esperti, sia pubblicata in una rivista di matematica, e che per almeno due anni dopo la pubblicazione non siano stati trovati errori e contro-esempi. Nulla di tutto ciò per ora è accaduto, per nessuno dei Prize Problems. Forse se ne riparlerà fra due anni.