RASSEGNA STAMPA

13 MAGGIO 2002
PIETRO GRECO
Dalle macerie rinacque la ricerca italiana

Con i loro esperimenti tra il 1945 e il 1947 Marcello Conversi, Ettore Pancini e Ore­ste Piccioni forniscono implicitamente il preciso indirizzo di ricerca intorno a cui dovrà essere ricostruita la fisica italiana distrutta e di­spersa in mille pezzi dal fascismo.  A intuire la portata di quell'indicazione è l'uomo che assu­me sulle sue giovani spalle l'onere della ricostru­zione: Edoardo Amaldi.  La rinascita, per nulla scontata e per molti versi straordinaria, della fisica italiana dopo la seconda guerra mondiale è stata finalmente ricostruita in dettaglio da Gian­ni Battimelli, Michelangelo De Maria e Giovan­ni Paoloni, tre storici in forze al Dipartimento di fisica dell'università La Sapienza di Roma, e pub­blicate in un libro, «L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.  Storia di una comunità di ricerca», (Laterza).

Tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30 nasce in Italia una fisica di assoluto valore mondiale.  La fisica italiana di questi anni ha due grandi centri di aggregazione: uno a Roma, con Enrico Fermi e la scuola di via Panisperna, l'altro a Firenze con Bruno Rossi e Gilberto Bernardini.  Entrambe le scuole saranno distrutte dal combinato disposto delle leggi razziali fasci­ste del 1938 e della guerra nazifascista che inizia nel 1939.  Tuttavia la crisi della fisica italiana era iniziata già qualche anno prima, dopo la morte di Guglielmo Marconi e Orso Mario Corbino, quando era diventato evidente che il fascismo non aveva i mezzi e la voglia di investire nella ricerca scientifica.

L'evoluzione delle vicende belliche aveva praticamente azzerato le risorse dei pochi e gio­vani fisici rimasti in Italia. La fisica italiana è ridotta in macerie, ma da quelle macerie bisogna ripartire, pensa Edoardo Amaldi: l'unico dei ragazzi di via Panisperna rimasto in Italia.  E poco più che trentenne, si fa carico della ricostruzione. La sua opera si fonda su un'intuizione, geniale, e su tre progetti, ambiziosi.  L'intuizione geniale è che i fisici italiani, coi pochi mezzi che hanno a disposizione, non possono pensare di competere con i colleghi angloamericani nel campo della fisica nucleare.  Gli italiani per continuare a fare ricerca di eccellenza, devono puntare su una nuova fisica, che è lo sviluppo naturale della fisica dei raggi cosmici: la fisica delle particelle o delle alte energie.  Edoardo Amaldi organizza la ricostruzio­ne verso la fisica delle particelle e oggi possiamo dire che la sua intuizione fu giusta.  Non solo perché la fisica delle particelle ha caratterizzato tutta la seconda parte del XX sec. Ma anche, perché in questo settore i fisici italiani hanno conservato un'eccellenza assoluta.

I tre ambiziosi progetti di Amaldi sono: co­struire una comunità allargata e coesa di fisici; realizzare un centro di fisica sperimentale euro­peo in grado di competere con quelli americani; fondare lo sviluppo economico e culturale dell' Italia sulla ricerca scientifica.  Il primo progetto ha avuto un grande successo: con la nascita, nel 1951, di quell'Istituto Nazionale di Fisica Nuclea­re che da cinquant'anni è forse il modello di organizzazione del lavoro scientifico migliore che abbiamo in Italia e che è stato la precondizio­ne per i grandi successi della fisica italiana.  Il secondo progetto ha portato alla realizzazione del Cern, il centro europeo di ricerca in fisica della particelle, che oggi è il più grande del mon­do. Il terzo progetto, benché sopportato da eco­nomisti, come Ernesto Rossi, e politici, come Ugo La Malfa, saggi e influenti e malgrado l'impe­gno indefesso di Edoardo Amaldi è, invece, falli­to: l'Italia, unico tra i grandi paesi dell'Occidente, ha deciso di non fondare il suo sviluppo sulla ricerca scientifica in cui, nonostante tutto, eccel­le.
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Cultura-Impresa scientifica