![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 MAGGIO 2002 |
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L'uomo di scienza, sosteneva
Francis Bacon nel Seicento, ha diversi tipi di ambizioni. Una prima, «volgare e degenere», legata al
successo personale, una seconda «che ha in sé più dignità, ma non minore
cupidigia» è coltivata da coloro che pongono il loro sapere al servizio della
loro patria, e infine una terza, l'unica davvero «saggia e nobile»: l'ambizione
di contribuire al benessere dell'intero genere umano. Questa visione del mondo, l'idea di appartenere ad una élite
sopranazionale che faceva appello a regole e valori comuni, è stata a lungo
condivisa dagli scienziati, ed è ancora oggi viva e vitale all'interno della
comunità scientifica internazionale.
Anche se, «a cominciare dagli anni della Prima guerra mondiale, il
nazionalismo ebbe sugli ideali cosmopolitici della scienza un effetto
devastante», come osserva Paolo Rossi nel saggio Scienza e potere nel Novecento in corso di stampa nella rivista
«Nuova civiltà delle macchine» a giorni in libreria, interamente dedicata al
tema «Libertà e responsabilità della scienza» (inf.: p.rotunno@rai.it). Oltre
al saggio di Rossi, di cui presentiamo qui le conclusioni, il fascicolo curato
da Vittorio Marchis raccoglie, tra gli altri, saggi di Edoardo Boncinelli,
Sergio Carrà, Gilberto Corbellini, Giuseppe O. Longo e Alberto
Oliverio.
Come si coniuga oggi l'idea della libertà individuale dello scienziato, il «diritto a indagare» proprio della ricerca scientifica, con le responsabilità etiche del ricercatore di fronte a scoperte o possibili sviluppi nocivi agli uomini o all'ambiente, e infine con i condizionamenti derivanti dalle pressioni politiche, religiose o sociali e dal sistema di finanziamento dipendente dalle strategie di sviluppo della ricerca scientifica dei governi dei vari Paesi? «Quest'ultimo punto - osserva Oliverio nel suo saggio - sembra essere in contrasto con la più volte sottolineata necessità di promuovere una ricerca di base, libera e non immediatamente legata a ricadute immediate o visibili e con l'imprevedibilità delle ricadute di una ricerca non immediatamente connessa a un fine immediato ed evidente». E tuttavia, anche se si tralascia «la ricerca rivolta a fini distruttivi com'è gran parte della ricerca finalizzata alla guerra - non è sempre facile coniugare il tema della libertà della ricerca con quello delle responsabilità "in positivo", vale a dire con studi mirati ad accrescere il benessere degli esseri umani, solidali anziché indifferenti o legati al profitto». Su questi temi di grande attualità si sono confrontati ieri Piero Bassetti, Edoardo Boncinelli, Pier Ugo Calzolari e Renato Angelo Ricci in un incontro promosso a Forlì dall'associazione «Nuova civiltà delle macchine», le cui conclusioni sono state tratte dal Presidente del Senato Marcello Pera.