RASSEGNA STAMPA

3 MAGGIO 2002
CARLO BRAMBILLA
Cacciari rilancia la filosofia

«Pensiero concreto». E' racchiuso in questo sottotitolo carico di significati, forte­mente voluto dai suoi ideatori, la chiave di volta per comprendere il senso profondo della nuova, attesissima, Facoltà di Filosofia dell'Uni­versità Vita-Salute San Raffaele, che verrà presen­tata ufficialmente nei saloni barocchi di Villa Bor­romeo, a Cesano Maderno, lunedì 6 maggio.  Presi­de, fondatore, artefice dei programmi, il filosofo Massimo Cacciari, designato con entusiasmo dal prete-manager, don Luigi Verzè, magnifico rettore dell'ateneo, oltre che padre dell'ospedale San Raffaele di Milano.  Nomi eccellenti daranno prestigio ai corsi, che si affiancheranno, dal prossimo autunno, a quelli di Medicina e Psicologia.  Da Guido Rossi, che insegnerà Filosofia del Diritto, a Roberta De Monti­celli, ordinario di Filosofia a Ginevra.  Da Giovanni Reale, che porterà nell'università le sue ricerche sul platonismo, a Emanuele Severino.  Da Salvatore Ve­ca, che insegnerà Filosofia della Politica, a Bruno Forte ed Enzo Bianchi, che organizzeranno i corsi di Storia della Teologia.  Solo per citarne alcuni.

Professor Cacciari, si è venduto a un prete?

«Un prete mi ha proposto un'impresa di questo genere: formare una nuova Facoltà di Filosofia, sen­za spendere neppure un minuto per giungere a nes­suna forma di compromissione.  "Mi butti giù il pro­gramma di una Facoltà di Filosofia come la vedreb­be lei", mi ha detto don Verzè un paio di anni fa, quando l'ho conosciuto, alla presentazione di un li­bro.  "Come ho affrontato il tema del corpo e della mente, con Medicina e Psicologia, ora voglio affron­tare quello dell'anima.  Altrimenti non morirò contento".  Un entusiasta.  Un personaggio straordina­rio.  Ed io, un po' sul serio, un po' per divertimento, il programma gliel'ho buttato giù.  Da lì siamo partiti.  Non c'è mai stato nessun motivo di attrito.  E a questo punto siamo arrivati. Io non so nulla dei suoi affari, né voglio saperne.  Vedo quello che c'è sul terreno: un ospedale nel quale chiunque abbia bisogno cerca di precipitarsi, che sia di destra o di sinistra».

Quali progetti ambiziosi nasconde quel sottoti­tolo: «pensiero concreto»?

«Penso a un lavoro filosofico come riflessione massimamente concreta.  Cìoè l'opposto di qualcosa di astratto.  Assoluto rispetto della concretezza della realtà e delle forme del fare. Io voglio una Fa­coltà nella quale insieme ad un settore di ricerche e di studi metafisico-teoretici sia intrecciato un altro filone, che prenda in esame le diverse forme del fare. Non nel senso di vedere la loro logica interna, ma di vederne il senso, il significato, l'origine e la possi­bile destinazione.  Ci sarà, tanto per fare un esempio, un insegnamento che si chiamerà Filosofia della Tecnica».

Perché, allora, intende dare tanta importanza alla Teologia all'interno della nuova Facoltà?

«Io credo che le acque di teologia e di filosofia va­dano di nuovo confuse.  Non ha alcun senso, è una semplice oscenità, che un corso di laurea in Filoso­fia sia privo di insegnamenti di teologia.  E' una cosa dell'altro mondo, che esiste solo in Italia.  Non ha al­cun senso che uno possa laurearsi in Filosofia non sapendo chi è Gesù Cristo, per buttarla così, in vol­gare.  Sono cose pazze».

Quale spazio avrà l'insegnamento della Storia della filosofia?

«Ci sarà il minimo possibile di Storia della filosofia.  I nostri programmi tradizionali sono oberati di storia.  I nostri licei, le nostre università, sono tutte state pensate in epoca di dominio storicistico.  Dobbiamo smantellare questa cosa.  Anche se ci saranno dei titoli che si chiamano Storia, per obbligo ministeriale, noi la storia la faremo affrontando un pro­blema concreto.  Non faremo oggi i presocratici, do­mani Socrate e dopodomani i postsocratici.  Nessu­na disciplina seguirà questo andazzo».

Al «pensiero concreto» seguirà, per i laureati, un lavoro concreto? Quali gli sbocchi professionali per i nuovi filosofi?

«Editoria, giornalismo, politica, comunicazione, informatica.  Saranno svariati gli sbocchi professio­nali.  Dove ci sarà bisogno di un organizzatore cultu­rale, di un mediatore culturale, nelle aziende, negli enti locali, saranno utili i nostri laureati.  Dove oc­corre una persona che sappia parlare sensatamente con chi fa arte, tecnica, economia, diritto».

In un momento in cui calano, in tutta Italia, le iscrizioni a Filosofia, ci vuole coraggio a fondare una nuova facoltà.  E' una sfida?

«E' una scommessa: riuscire a creare una figura polivalente, per un umanesimo nuovo.  Il gusto del pensare è fondamentale.  La filosofia tiene a distanza, ti dà prospettiva.  Con una preparazione come questa non finirai mai nel pallone. Sia che tu faccia l'ingegnere, l'informatico, il giornalista.  Non crede­rai mai di essere nell'ombelico del mondo.  Nessuno più pretende che la filosofia dia i fondamenti delle scienze, delle politiche.  Però non c'è dubbio che ti può permettere di affrontare ogni disciplina, ogni competenza, con la giusta misura».
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