![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MAGGIO 2002 |
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"Storia dell'abbondanza", un saggio di Luigi Sertorio
Intorno a
noi ci sono guerre, fame, epidemie. C'è, dopo l'11 settembre, un'accresciuta
sensazione di precarietà. Viviamo in un clima che non favorisce l'ottimismo.
Eppure esistono ragioni per continuare a riflettere sui problemi del mondo per
capire in quali direzioni muoverci per prevenirle. Possiamo leggere in questa
chiave l'ultimo libro di Luigi Sertorio, Storia dell'abbondanza (Bollati
Boringhieri).
Considerando
i problemi del nostro tempo, il titolo potrebbe sembrare una provocazione, e
invece è un tentativo, sottile e argomentato, di mettere a nudo il tenace
legame esistente fra crescita economica e crescita dei consumi energetici che
rischia di far esplodere il pianeta, ma che nessuno è in grado di spezzare.
Secondo
Sertorio le nazioni che hanno avuto un facile accesso alle risorse energetiche
fossili (carbone, gas, petrolio e nucleare) hanno intrapreso un percorso che
all'inizio ha generato l'illusione di un perpetuo benessere. Una grande
disponibilità di energia consente di produrre con poco sforzo beni e servizi in
abbondanza. Lo sfruttamento delle fonti energetiche implica però un uso sempre
più intenso di tecnologie che hanno sovvertito le regole del mondo
"fisiocratico" alterando pericolosamente gli equilibri naturali.
L'iniziale abbondanza delle risorse e dei beni ricavati dal loro impiego,
incentivato dalla leva diabolica del denaro, si sta trasformando in scarsità
che, tuttavia, non è una condizione inevitabile. La prevalenza dell'una o
dell'altra dipende dal modello di vita che scegliamo e dalla nostra capacità di
pensare il benessere al di fuori di un incremento irrazionale dei consumi.
Perché è
difficile perseguire questo obiettivo? Per la semplice ragione che, a partire
dal Rinascimento, il pensiero si è frantumato e i linguaggi con i quali viene
descritta e interpretata la realtà non sono più comunicanti. "L'economia,
cioè la dinamica del denaro; la tecnologia, cioè la dinamica del pensiero
scientifico; e l'etica, cioè la dinamica dell'uomo che è pur sempre il
portatore e l'originatore delle precedenti due attività, non sono mai state
così lontane l'una dall'altra", commenta Sertorio che, per l'illustrazione
di copertina del libro ha scelto, non a caso, la Torre di Babele di Bruegel il
Vecchio. E' possibile riunificare i linguaggi che alcuni secoli fa hanno preso
strade divergenti? L'autore non lo esclude. Oggi siamo vittime di una macchina
infernale in cui stanno arrivando a maturazione le risposte dell'ambiente
all'incontrollata corsa energetica dell'ultimo mezzo secolo. Forse queste
risposte costringeranno gli uomini a venire a patti con l'ecosistema prima di
distruggerlo. Non sarà dunque la ragione a suscitare reazioni adeguate al
degrado ambientale, ma la necessità.
L'alternativa viene presentata da Sertorio ricorrendo alla celebre favola del lupo e dell'agnello: tutti potrebbero dissetarsi al ruscello dell'abbondanza se ci fosse un largo consenso circa l'uso delle risorse. Ma questa affermazione non basta. Il consenso non riguarda soltanto l'uso delle risorse ma anche il modello di sviluppo che vogliamo abbracciare e la gerarchia dei valori che intendiamo affermare. Ciò implica una visione del mondo che non può reggersi soltanto su scelte individuali virtuose ma richiede un progetto politico globale. Solitamente si definisce la politica come l'arte del possibile. Occorre distaccarsi da questa futile accezione e rivalutare la concezione weberiana secondo la quale la politica è l'arte di far diventare possibile ciò che è necessario.