![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 APRILE 2002 |
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Giovedì alle 16,30, nella sede dell'Istituto "Banco di
Napoli" in via dei Tribunali 213, si svolgerà un convegno per ricordare
Benedetto Croce in occasione del 50mo anniversario della sua morte, avvenuta in
novembre. Relatore sarà il professor Paolo Bonetti, che parlerà di
"Liberalismo e liberismo nel pensiero crociano"
"Bene
la lingua italiana distingue con due affini ma diversi vocaboli
"liberalismo" da "liberismo", perché l'uno non è da
confondere con l'altro, l'uno pertinente alla sfera morale e l'altro a quella
economica". Con limpido linguaggio, Croce ribadisce questo concetto in una
"breve dilucidazione" raccolta in volume nel 1948, ma che aveva
scritto qualche tempo prima e poi lasciata inedita. La riprende ora, nel clima
delle grandi discussioni politiche ed economiche del dopoguerra, perché
"può avere qualche utilità". È una teoria che ha formulato
venticinque anni prima, e poi a più riprese riaffermata, arricchendola anche di
motivi, in un serrato confronto col pensiero di Luigi Einaudi, per il quale,
sostanzialmente, in economia liberalismo non può non coniugarsi con liberismo.
Nell'Italia
che ha ritrovato la democrazia ed è alle prese con gli immani problemi della
ricostruzione e dall'avvio di un nuovo sviluppo, la maggiore apertura teorica
ed etico-politica della distinzione crociana tra liberalismo e liberismo non
sfugge al gruppo liberale più moderno del Partito d'Azione; così come, qualche
anno più tardi, sarà fatta propria dai "liberali di sinistra" che
fanno capo a "Il Mondo" di Mario Pannunzio e, in modo specifico,
dai meridionalisti di "Nord e Sud". Francesco Compagna scriverà nel
1961 che "la politica di sviluppo è la politica liberale dei nostri tempi
in tutto il mondo; ma non è e non può essere una politica liberista".
"Liberalismo
e liberismo nel pensiero crociano" è il tema di un incontro organizzato
dalla fondazione Istituto Banco di Napoli, che vuole così celebrare il
cinquantesimo anniversario della morte del maggiore pensatore italiano del
Novecento. Ne è relatore Paolo Sonetti, un professore marchigiano che si è
già distinto nello studio della filosofia crociana (ma fornisce una lettura di
ammirevole chiarezza in Introduzione a Croce, un volumetto laterziano del 1984)
ed è attualmente impegnato in ricerche molto vaste per redigere una grande
biografia del filosofo.
Dice
Bonetti: "Come si può vedere nella polemica con Einaudi, Croce non nega
l'importanza della libertà economica all'interno di una società liberale, ma la
connette e la subordina a un superiore principio morale. Questo, a sua volta,
non deve calare dall'alto, per opera di una minoranza illuminata, ma deve
manifestarsi nella concretezza dei processi storici in perpetua trasformazione.
L'opera delle minoranze può aprire la strada del futuro, purché non assumano
atteggiamenti pedagogico-autoritari. Con queste premesse, l'ultima fase del
liberalismo crociano si apre, molto pragmaticamente, alle istanze del
socialismo riformista e liberale, con la sua capacità di riconoscere e
accogliere i nuovi bisogni sociali e culturali che si manifestano nella vita
civile".
E, con riferimento al significato generale dell'opera crociana, lo studioso così conclude: "Con Croce si chiude la lunga stagione dell'umanesimo italiano ed europeo. Le sue ultime meditazioni sulla vitalità e sulla tragicità della storia aprono su orizzonti drammaticamente attuali, assai lontani dall'immagine convenzionale che hanno di Croce coloro che ne parlano senza averlo letto. Ed è anche per questo che scrivere la sua biografia è diventato l'impegno principale della mia vita".