RASSEGNA STAMPA

28 APRILE 2002
GILBERTO CORBELLINI
Domande sbagliate sulle staminali

I pareri negativi prevalgono perché non sí spiega che la ricerca potrà alleviare molte sofferenze

Il discorso con cui George W. Bush ha lanciato l'11 aprile scorso la campagna per la messa la bando di ogni forma di clonazione, inclusa quella terapeutica, contiene qualche analogia con la recente azione intrapresa in Italia dal «Movimen­to per la vita» - a cui hanno dato il loro sostegno 300 docenti universitari di credo cattolico- per­ché sia riconosciuta all'embrione la capacità giuridica sin dal concepimento.

Sia l'ultimo intervento, sia quello più famoso del 9 agosto 2001, in cui Bush decise di consentire il finanziamento federale solo della sperimentazio­ne su linee cellulari staminali umane ottenute da embrioni prima di quella data, sono stati preceduti da due sondaggi.  A luglio del 2001 risultava che il 60% degli americani era a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali, e Bush non ebbe il coraggio di una scelta troppo impopolare, optando per una soluzione che fu interpretata come un volersi tenere aperte diverse vie di uscita.  Il 9 aprile un nuovo sondaggio ha rilevato che gli americani favorevoli alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane sono scesi al 50%, con un 35%.

Le motivazioni principali dell'opposizione sono di natura religiosa, mentre a favore sono in larghissima maggioranza coloro che hanno un livello medio-alto di istru­zione.  La nuova situazione ha indotto Bush ad assecondare gli umori più conservatori e illiberali.

Il Movimento per la vita ha pubblicato un comu­nicato a pagamento su uno dei principali quotidiani italiani sostenendo che, secondo un'indagine Cen­sis, il 67,3% degli italiani «si dichiara contrario all'utilizzo degli embrioni per qualsiasi motivo». E' vero, ma è del tutto discutibile il valore di quel sondaggio. O di quello della Fondazione Giannino Bassetti-Poster srl, che registra un 58% di italiani contro l'utilizzazione di «embrioni umani per la ricerca scientifica anche solo nei primissimi giorni del loro sviluppo». E' privo di senso domandare agli intervistati se sono d'accordo a usare embrioni umani per la sperimentazione senza specificare che si tratterebbe di embrioni donati dai genitori e altrimenti destinati alla distruzione, e che da quelle sperimentazioni deriverebbero conoscenze e tecni­che utili per curare gravi malattie, e in prospettiva anche per rendere più efficiente la riproduzione e non avere nemmeno più bisogno di usare embrioni.

E' talmente privo di senso che sorge il sospetto che la domanda sia stata fatta per trovare quel risultato.  Essere a favore della sperimentazione con embrioni umani destinati alla distruzione non signifi­ca acconsentire - come esponenti della morale cattolica - a qualsiasi tipo di utilizzazione.  Si provi a domandare ai cittadini italiani se qualora i genitori di un embrione decidessero di non utiliz­zarlo più e invece di lasciare che venisse distrutto scegliessero di donarlo per ricerche volte ad allevia­re le sofferenze di malati di Alzheimer, Parkinson, diabete o infarto, sarebbero d'accordo che questi studi fossero condotti all'interno di rigorose linee guida come avviene in Gran Bretagna.  Un'agenzia di sondaggi americana, The Harris Poll, fece una domanda simile nel luglio 2001 e il risultato fu che il 70% dei cittadini di quel paese era d'accordo.  Anche con meno informazioni nella domanda, un sondaggio Datamedia di questi giorni, commissio­nato dai Radicali, registra che il 41,5% è favorevo­le «ad utilizzare gli embrioni per la ricerca anziché lasciare che vengano distrutti». E' contro il 37,5%.

L'uso propagandistico dei sondaggi su questio­ni che vedono in gioco sofferenze e aspettative di cura che riguardano milioni di persone è segno di scarsa sensibilità.  E forse anche di mancanza di argomenti.
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