![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 APRILE 2002 |
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CONCETTI
SCIENTIFICI ORMAI DI USO COMUNE
LE DOMANDE
CHE L'UOMO DA SEMPRE SI PONE
E'
possibile oggi riconciliare scienza e filosofia, da secoli separate non solo nella pratica ma anche - che poi è
lo stesso - nei loro linguaggi specializzati e nella direzione presa apparentemente
dalla loro impresa, che consiste in pratica nella costruzione o
destrutturazione di una immagine del mondo? E riportare entrambe queste
pratiche alla sensibilità e alle domande dell'uomo «della strada»
dell'emblematico «ciabattino» di cui favoleggiava persino Einstein, come
simbolo delle richieste sul mondo e su se stesso che l'uomo da sempre si pone,
insomma tornare al senso da cui entrambe, scienza e filosofia, sono nate, a
quella «filosofia naturale» maturata venticinque secoli or sono sulle sponde
orientali del Mediterraneo? Da allora
entrambe proseguono orgogliose per la propria strada, allargando via via il
divario non solo tra di loro e tra i rispettivi linguaggi, ma anche
allontanandosi sempre più dalla pur evoluta e complessa sensibilità della comunità
umana dei non specialisti.
Una,
la filosofia, forte dell'altezza e della potenza dei propri concetti, della
profondità dei problemi attorno ai quali si è sviluppata che investono la
radice stessa dell'essere umano, la scienza invece giustamente orgogliosa -
almeno negli ultimi tre secoli - dei propri successi, del potere acquisito
tramite la tecnologia (in parte sua derivata) sulla vita di ognuno; ma
ugualmente pronte a criticarsi e anche a sbeffeggiarsi a vicenda.
E'
possibile una riconciliazione, riportando entrambe, filosofia e scienza, alle
domande da cui sono nate e alla possibilità dei non specializzati di
comprenderne il significato e valore, superando le difficoltà linguistiche e di
traduzione senza immiserirle o caricaturarle, come spesso avviene per una
certa divulgazione di matrice anglosassone?
Tornando cioè nel rispetto del cammino compiuto in questi ultimi
millenni dalla cultura nella nostra specie, e quindi anche delle trasformazioni
dei vocabolari e del repertorio di metafore - a quella unità dei saperi che era
postulata dagli antichi presocratici, insieme scienziati e filosofi?
E'
questo il tentativo che compie Pietro Greco, in un certo senso un redivivo
«ionico» o «eleatico» (non a caso, forse, è originario di Pitecusa - cioè
Ischia - prima colonia greca nell'Italia meridionale tirrenica), giornalista e
«divulgatore» - ma su questo termine occorre ancora intendersi, chimico in origine,
con il suo Einstein e il ciabattino.
Dizionario asimmetrico dei concetti
scientifici di interesse filosofico, oltre
600 pagine, pubblicato dagli Editori Riuniti (euro 29).
Einstein e il ciabattino è in sostanza il tentativo non solo di chiarire il
senso e la portata di concetti e persino di termini entrati di straforo o anche
consapevolmente nella lingua comune, spesso con significati deformati, (Greco
ne ha isolati solo centosessanta fondamentali: perciò definisce «asimmetrica»
questa sua opera, nel senso che pur offrendo un panorama abbastanza esteso,
corrispondente ai suoi maggiori interessi, non aspira a una impossibile
completezza) ma anche di offrire all'intelligenza e agli interessi del lettore
medio l'immagine dei mille rivoli attraverso cui il sapere condensato negli
ultimi secoli, specie sul versante scientifico, confluisce verso le domande che
hanno costituito e costituiscono l'ossatura dei problemi filosofici aperti
dalla scienza moderna, che in qualche misura allargano e trasformano gli
interrogativi «ingenui» di partenza: «i cambiamenti imposti dalla conoscenza
scientifica avverte Greco - alla ridefinizione delle esperienze primarie
dell'uomo, costituiscono dei vincoli filosofici».
Il significato stesso di vocaboli come «atomo», «vita», «caso», «coscienza», «energia», etc. ha subito in questi ultimi secoli, e specialmente nel Novecento, un radicale slittamento di senso che non è solo un normale «viaggio» semantico, ma è principalmente il prodotto dell'avanzare impetuoso delle conoscenze reso possibile dalla scienza moderna. Al senso comune che costituiva il fondamento dell'indagine dei primi filosofi-scienziati, si è sostituito con successo il dogma della misurabilità dei fenomeni, e quindi la possibilità di indagarli sulla base di leggi univoche esprimibili in termini numerici e quantitativi, che consentono di individuare l'armonioso mondo di relazioni e di rapporti che costituiscono la trama del mondo intorno a noi e del nostro stesso essere fisico. Enti metafisici, come tempo, numero, materia, mente - considerati fino a ieri fuori dalla portata dell'indagine umana - sono oggi materiale della ricerca scientifica e contribuiscono a loro volta ad aprire nuovi varchi alla conoscenza del mondo. Greco offre così al lettore, nel suo «dizionario», la possibilità di un innovativo approccio a concetti e vocaboli del repertorio di confine tra scienza e filosofia, una sorta di viatico al lettore curioso, anche se non del tutto «ciabattino» (favorito da una ristretta ma ben mirata bibliografia) per allargare i propri orizzonti conoscitivi e la propria solidità culturale. E inoltre alcune delle voci, superando la inevitabile frammentarietà, si configurano come veri e propri piccoli saggi (come le pagine dedicate a «matematica» o ad «evoluzione») pur senza abdicare alla semplicità e alla chiarezza, che dovrebbero costituire ogni serio tentativo di «divulgare» le tappe del pensiero umano.