RASSEGNA STAMPA

27 APRILE 2002
EDOARDO BONCINELLI
Genoma, che corsa fra uomini e topi

Completata la sequenza dei roditori, ci aiuterà a capire il nostro Dna

E' stata completata, a tempo di record, anche la sequenza del genoma del topo. A prima vista questa sembra una notizia di secondo piano. Ma come, dirà qualcuno, abbiamo già la sequenza del genoma della nostra specie e ci stiamo a preoccupare di quella del topo? E' proprio così. Noi siamo ovviamente interessati a comprendere noi stessi e la nostra biologia, e da questo punto di vista la decifrazione del nostro genoma costituisce il coronamento di centinaia di anni di ricerche. Il punto è che al momento della sequenza del nostro genoma ne sappiamo comprendere solo una piccola, piccolissima parte.

Se vogliamo interpretarla nella sua totalità, o almeno in una buona porzione, è necessario compiere una serie di esperimenti volti a delineare qual è il vero ruolo dei vari geni che lo compongono.

Per ovvi motivi sugli esseri umani certi esperimenti non si possono compiere. Abbiamo cioè bisogno di condurre studi su esemplari di altre specie, dal lievito ai moscerini, e tanto del lievito quanto del moscerino conosciamo già il genoma.

L'animale da laboratorio che più ci assomiglia è però il topo. E' un mammifero come noi: si sviluppa nell'utero materno, viene allattato, e ha una corteccia cerebrale come la nostra, anche se molto più piccola.

La maggior parte delle cose che abbiamo imparato negli ultimi dieci-quindici anni sono state trovate analizzando animali di questa specie. La conoscenza del suo genoma accelererà enormemente questi studi e ci permetterà di avvicinarci a passi da gigante alla comprensione del nostro proprio genoma. La fredda logica scientifica avrebbe anzi voluto che prima si determinasse la sequenza del genoma del topo e poi quella dell'uomo.

Comprensibili motivi psicologici e sociali hanno spinto invece i vari laboratori a determinare prima quella umana. Quest'ultima resta una miniera e un sicuro investimento da tenere in banca, ma il suo sfruttamento dovrà attendere ancora qualche tempo, quando cioè saremo più bravi a trarne tutta l'informazione che vi è contenuta.

E per raggiungere questo obiettivo occorrerà ancora tanto lavoro sull'umile topolino e sul suo genoma.

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