![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 APRILE 2002 |
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Completata la sequenza dei roditori, ci aiuterà a capire il nostro
Dna
E' stata
completata, a tempo di record, anche la sequenza del genoma del topo. A prima
vista questa sembra una notizia di secondo piano. Ma come, dirà qualcuno,
abbiamo già la sequenza del genoma della nostra specie e ci stiamo a
preoccupare di quella del topo? E' proprio così. Noi siamo ovviamente
interessati a comprendere noi stessi e la nostra biologia, e da questo punto di
vista la decifrazione del nostro genoma costituisce il coronamento di centinaia
di anni di ricerche. Il punto è che al momento della sequenza del nostro genoma
ne sappiamo comprendere solo una piccola, piccolissima parte.
Se vogliamo
interpretarla nella sua totalità, o almeno in una buona porzione, è necessario
compiere una serie di esperimenti volti a delineare qual è il vero ruolo dei
vari geni che lo compongono.
Per ovvi
motivi sugli esseri umani certi esperimenti non si possono compiere. Abbiamo
cioè bisogno di condurre studi su esemplari di altre specie, dal lievito ai
moscerini, e tanto del lievito quanto del moscerino conosciamo già il genoma.
L'animale da
laboratorio che più ci assomiglia è però il topo. E' un mammifero come noi: si
sviluppa nell'utero materno, viene allattato, e ha una corteccia cerebrale come
la nostra, anche se molto più piccola.
La maggior
parte delle cose che abbiamo imparato negli ultimi dieci-quindici anni sono
state trovate analizzando animali di questa specie. La conoscenza del suo
genoma accelererà enormemente questi studi e ci permetterà di avvicinarci a
passi da gigante alla comprensione del nostro proprio genoma. La fredda logica
scientifica avrebbe anzi voluto che prima si determinasse la sequenza del
genoma del topo e poi quella dell'uomo.
Comprensibili
motivi psicologici e sociali hanno spinto invece i vari laboratori a
determinare prima quella umana. Quest'ultima resta una miniera e un sicuro
investimento da tenere in banca, ma il suo sfruttamento dovrà attendere ancora
qualche tempo, quando cioè saremo più bravi a trarne tutta l'informazione che
vi è contenuta.
E per
raggiungere questo obiettivo occorrerà ancora tanto lavoro sull'umile topolino
e sul suo genoma.