RASSEGNA STAMPA

25 APRILE 2002
ELENA MONTECCHI
FECONDAZIONE, FAMIGLIE DI UN DIO MINORE

Il centrodestra propone il suo vangelo sulla procreazione assistita: libertà di mercato e concezione proprietaria dei figli.  Ma il nodo è un altro: la scelta responsabile

Dalle pagine de l'Unità Romano Forleo ha invitato i deputati ad assumere un atteggiamento rigoroso verso la legislazione sulla procreazione assistita. E' necessaria una legge che non imponga dettami etici ma che si fondi sul principio di responsabilità della scienza e degli operatori, definendo i confini dei loro interventi.  Al contrario il testo approvato dal centro-destra in Commissione Affari Sociali, a colpi di rapide votazioni, è una legge di cui si dichiara esplicitamente il «risvolto etico-antropologico» (On.  Maria Burani Procaccini, Forza Italia).  Chi ha espresso pareri diversi, chi ha proposto un testo sintetico ed equilibrato per dettare regole che rendano agibile l'accesso alle terapie, che evitino il libero mercato e l'accanimento terapeutico è stato bollato come «laicista della sinistra».

Il testo sulla fecondazione assi­stita è divenuto per il centro­destra uno dei baluardi della sicurezza della famiglia.  E il dibat­tito generale su quella legge dà conto delle concezioni manichee che albergano nella Casa delle Li­bertà.  Si impedisce l'uso della tec­nica, certo molto discussa , di fecondazione eterologa, ma si pre­vede che gli embrioni possano es­sere adottati e si giustifica tale scelta perché «in questo caso la coppia è come se adottasse un individuo già nato: vogliamo far­lo sempre per tutelare il diritto alla vita e il diritto del nascituro.  Nel nostro Gruppo sosterremo questi principi: quelli di tutela della vita, dell'embrione, di tute­la della famiglia» (on.  Francesco Lucchese, CCD-CDU).

E' ipocrita e del tutto inaccet­tabile per una cultura laica e con­sapevole delle complessità sia dei problemi espliciti sia di quelli sot­tesi alla procreazione medical­mente assistita la configurazione di una sorta di autonomo statuto dei diritti del concepito.  La prote­zione dell'embrione deve fondar­si sui nostri concreti doveri nei confronti di chi deve nascere.  Nessun esponente del centro-de­stra ha ancora risposto ad alcuni quesiti molto semplici.  Per quali ragioni giuridiche, sociali e cultu­rali si propone un tale statuto nel caso di maternità assistita?  Non conveniamo forse tutti sul fatto che la donna che si sottopone a lunghe e psicologicamente com­plesse terapie individuali e di cop­pia, desidera un figlio?  Se nel ca­so di fecondazione assistita è rea­listico ritenere che vi sia una fer­ma determinazione verso la ma­ternità e la paternità non è giuri­dicamente ragionevole sostenere che la tutela dei diritti della ma­dre coincida con quella dei diritti del frutto del concepimento che porta in grembo?  Si risponda a queste domande, si argomenti ra­zionalmente il senso di questa scelta.  Noi non possiamo votare una legge in cui si scrive che: «al­la coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a proce­dure di adozione ... come alterna­tiva alla procreazione medical­mente assistita».  Questa è la logi­ca della dissuasione, non dell'in­formazione.  E la dissuasione è un'altra scelta ipocrita e morali­sta che offende chi. desidera un figlio e non contribuisce a responsabilizzare eticamente colo­ro che operano nel complesso campo della procreazione assisti­ta.

L'impostazione del centro-de­stra è frutto di una concezione separata della famiglia e proprie­taria dei figli.  Noi non vogliamo la signoria del mercato che sino ad ora è prevalsa nel famoso «Far West» della procreazione assisti­ta. Ma non è stata data la possibi­lità di definire un quadro normativo inteso come terreno di in­contro equilibrato tra le regole oggi necessarie e la responsabili­tà, la libertà dei cittadini.  Nel te­sto si è operato un ambiguo rove­sciamento del rapporto tra Stato ed individuo, si è mortificato il confine tra l'etica pubblica e l'eti­ca privata.  E il difficile equilibrio tra queste due dimensioni che consente di configurare l'organiz­zazione giuridica e sociale, le tute­le, i divieti entro i quali ciascuno può liberamente esprimere il pro­prio progetto di vita in un conte­sto solidale e responsabile. E' in­quietante che la coalizione di centrodestra voglia la totale autodeterminazione degli individui e la libertà nei e del mercato.  A qua­lunque costo.  A qualunque prez­zo.

Ma, al tempo stesso vuole uno Stato che detti precetti mora­li unilaterali su aspetti delicatissi­mi della vita privata delle perso­ne. Penso ad esempio agli atteg­giamenti del Presidente Storace e

del Ministro Maroni verso le cop­pie di fatto.  Dai comportamenti concreti dei leader del centrodestra deduco che mentre in cam­po economico la libertà è sacra, anche a scapito dei soggetti più deboli, non lo è più in quegli ambiti in cui si pretende di dettare la morale di una maggioranza po­litica.  Questo è un comportamen­to ideologico.  Non ha nulla a che vedere con la necessità e l'urgen­za di approvare una legge effica­ce, riportando il tema della pro­creazione assistita sui binari della ricerca scientifica e della qualità clinica.  Come chiede Romano Forleo.  Come abbiamo chiesto e proposto noi nel corso della discussione.
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