![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 APRILE 2002 |
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Sartre, Von
Mises, Croce, Gentile. Molti intellettuali non apertamente cristiani di
fronte al tema della fede
Da più parti si sostiene, non
senza ragione, che il Novecento è stato un secolo anticristiano o quanto
meno, un secolo che si è profondamente allontanato da Cristo. E a testimonianza di ciò si citano, oltre i
consueti macroscopici riferimenti culturali (marxismo, edonismo, nichilismo
ecc.), le cifre impietose relative alla caduta verticale della pratica religiosa. Eppure è altrettanto vero che durante tutto
il XX secolo gli uomini di cultura non hanno mai smesso di interrogarsi
intorno alla fede cristiana e, ancor più, intorno alla figura di Gesù di
Nazaret, dimostrandosi in ciò diversi dal procuratore Ponzio Pilato (di recente
ricordato magistralmente su queste pagine da Stefano Zurlo) il quale, come
narra l'evangelista Matteo, preferì lavarsi le mani dinanzi alla folla che gli
chiedeva la testa del Nazareno.
In effetti, fa una certa
impressione prendere atto che un libro di quasi 1.200 pagine - Cristo
nella filosofia contemporanea. Il
Novecento (edizioni San Paolo) - risulta appena sufficiente a rendere
conto delle principali opzioni speculative che il pensiero novecentesco ha
elaborato in merito a Cristo e al suo messaggio. La cosa appare ancor più sorprendente quando si considera il
fatto che la maggioranza di tali opzioni non appartiene a filosofi apertamente
- si vorrebbe dire ufficialmente - cristiani: ciò significa che se pochi sono
stati i pensatori che hanno detto il sì della fede a Cristo, ancor meno sono
stati quelli che non hanno sentito l'esigenza di confrontarsi con Lui in modo
coraggioso e spassionato, o non ne hanno avvertito il fascino inquietante.
Prendiamo, per esempio, Jean-Paul
Sartre, che oscillò fra nichilismo e marxismo e che considerò l'ateismo un dovere
morale: come non rimanere sorpresi nello scoprire che durante la prigionia nel
campo di Treviri, lo stalag XII D, scrisse un testo teatrale intitolato Bariona, o i figli del tuono,
rappresentato nella notte di Natale del 1940 e avente per soggetto la nascita
di Gesù, un soggetto scelto nella convinzione che fosse capace di realizzare
l'unione più grande di credenti e non credenti»?
Prendiamo
Giovanni Gentile, i cui scritti, insieme a quelli di Croce (in questo caso
i due si trovarono dalla stessa parte!), furono messi all'Indice nel 1934: nel
febbraio del 1943, poco più di un anno prima di essere ucciso, durante una conferenza
tenuta nell'Aula Magna dell'Università di Firenze, egli affermò di essere
sempre stato un cattolico convinto.
Prendiamo
Ludwig von Mises, economista di grande valore, tra i più insigni esponenti
della scuola austriaca, che non fu tenero verso certi sbandamenti comunistici
e pauperistici del cristianesimo; nell'opera Socialismo del 1923 egli scriveva: «Non potrebbe la Chiesa
conciliarsi con il principio sociale della libera cooperazione attraverso la
divisione del lavoro? Il principio dell'amore cristiano non potrebbe essere
interpretato in questo senso e a questo scopo?».
Si potrebbe continuare a lungo
su questa linea, citando, fra gli altri, i nomi di Husserl, Unamuno, Croce,
Martinetti, di pensatori ebraici come Buber, Rosenzweig e Levinas, di neomarxisti
come Garaudy e Bloeh, di Wittgenstein, di Heidegger. Se poi aggiungiamo la schiera, forse non
fortissima ma sicuramente qualificata e di certo trascurata, dei Maritain,
Mounier, Edith Stein, Del Noce, Sciacca, Blondel, Florenskij, Guardini,
Marcel, cioè di coloro che hanno creduto in Cristo e non soltanto pensato a
Lui, ci accorgiamo che il confronto con Gesù di Nazaret è stata una costante
della filosofia contemporanea. Una
filosofia che, pertanto, per usare ancora una volta le fortunate parole di
Croce, non possiamo non dire cristiana.
Si tratta certo di un cristianesimo che assomiglia a una galassia, nella quale trovano spazio sensibilità diversissime fra loro, tanto che si è spesso costretti a far ricorso a un nugolo di aggettivi e a parlare di cristologia fenomenologica, dialogica, vitalistica, esistenziale, linguistico-ermeneutica, neomarxista, francofortese, neotomista, ebraica, agnostica, atea, fino a spingersi a compiere discutibili incursioni in una sorta di geocristologia che, per spiegare alcune posizioni speculative, fa appello alle diverse aree storico-geografiche, elencando il Cristo degli spagnoli, dei russi, dei francesi ecc. Eppure tutto ciò non è una novità; lo sperimentò Gesù stesso, quando alla sua domanda «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?», i discepoli risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti» (Mt. 16, 13-14).