![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 APRILE 2002 |
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Le condizioni preliminari per parlare di individualità. Ovvero, il
principio di individuazione nella riflessione filosofica di Gilbert Simondon
riletta da un recensore d'eccezione come Gilles Deleuze. Un'anticipazione
dall'ultimo numero della rivista DeriveApprodi che ha pubblicato questo testo
di Deleuze ancora inedito in Italia
Il principio
di individuazione è rispettato, giudicato venerabile, ma pare che fino ad ora
la filosofia moderna si sia astenuta dal riproporsi il problema per conto
proprio. Le conquiste della fisica, della biologia e della psicologia ci hanno
portato a relativizzare o attenuare il principio, ma non a reinterpretarlo. La
forza di Gilbert Simondon sta già nel presentare una teoria profondamente
originale dell'individuazione, una teoria che implica un'intera filosofia.
Simondon parte da due appunti critici: (1) tradizionalmente il principio di
individuazione è rapportato ad un individuo tutto fatto, già costruito. Ci si
chiede semplicemente che cosa costituisca l'individualità di un tale essere,
ovvero che cosa caratterizzi un essere già individuato. E siccome si
"mette" l'individuo dopo l'individuazione, allo stesso tempo si
"mette" il principio d'individuazione prima dell'operazione
individuante, al di sopra dell'individuazione stessa. (2) Da questo punto in
avanti, si "mette" l'individuazione dappertutto; se ne fà un
carattere coestensivo all'essere, per lo meno all'essere concreto (sia esso
anche divino). Si riduce tutto l'essere (...) all'individuazione. Questo errore
è correlativo al precedente. In realtà l'individuo non può che essere
contemporaneo alla propria individuazione, e l'individuazione non può che
essere contemporanea al principio: il principio deve essere realmente genetico,
e non semplicemente riflessivo. L'individuo non è solamente risultato, ma
ambito d'individuazione. Ma è proprio da questo punto di vista che
l'individuazione smette di essere coestensiva all'essere; essa deve
rappresentare un momento, il quale non è né tutto l'essere né l'essere primo.
Questo momento deve essere localizzabile o determinabile in rapporto
all'essere, in un movimento che ci farà passare dal preindividuale all'individuo.
La
condizione preliminare dell'individuazione è l'esistenza di un sistema
metastabile. È per non avere riconosciuto l'esistenza di sistemi di questo
genere che la filosofia si è scontrata con le due precedenti aporie. Ciò che
definisce essenzialmente un sistema metastabile è l'esistenza di una
"disparazione" tra almeno due sistemi di grandezza, due livelli
disparati di realtà, tra i quali non vi è ancora una comunicazione interattiva.
Dunque, la disparazione presuppone una differenza fondamentale, una sorta di
stato di `disimmetria'. Se tuttavia si tratta sempre di un sistema, è nella
misura in cui la differenza funziona in esso come una energia potenziale, una
differenza di potenziale distribuita entro certi limiti. (...)
Già a questo
proposito, l'importanza della tesi di Simondon è manifesta. Scoprendo la
condizione preliminare dell'individuazione, egli distingue rigorosamente tra
singolarità ed individualità. Il metastabile, infatti, definito come essere
preindividuale è perfettamente provvisto di singolarità, le quali corrispondono
all'esistenza e alla distribuzione di potenziali (...). Singolare senza essere
individuale, tale è lo stato dell'essere preindividuale. Esso è differenza,
disparità, disparazione. Tra le più belle pagine di questo libro sono quelle in
cui Simondon mostra come la disparità, in quanto momento primo dell'essere, in
quanto momento singolare, è di fatto presupposta da tutti gli altri stati,
siano essi di unificazione, di integrazione, di tensione, di opposizione, di
risoluzione delle opposizioni. (...)
Come
proseguirà l'individuazione a partire da questa condizione? Si potrebbe dire
che essa istituisca una comunicazione interattiva tra ordini di grandezza, o di
realtà, disparati, che essa attualizzi l'energia potenziale o integri le
singolarità, che risolva il problema posto dai disparati mediante
l'organizzazione di una nuova dimensione all'interno della quale i disparati
formano un unico insieme di grado superiore (...). Nel pensiero di Simondon la
categoria di "problematico" acquista una grande importanza, nel grado
in cui è provvista di un significato oggettivo: in effetti essa non indica più
uno stato provvisorio del nostro pensiero, ma piuttosto un momento dell'essere,
il primo momento preindividuale. È così che nella dialettica simondoniana il
problematico prende il posto del negativo. L'individuazione è dunque
l'organizzazione di una soluzione, di una "risoluzione" per un
sistema oggettivamente problematico. Questa risoluzione deve essere concepita
in due sensi complementari. Da un lato essa va concepita come risonanza
interna, essendo questo "il modo più produttivo di comunicazione tra
realtà di ordine differente" (...). D'altro lato essa va intesa come
informazione, la quale stabilisce da parte sua una comunicazione tra due
livelli disparati, uno definito da una forma già contenuta nel ricettore,
l'altro dal segnale portato dall'esterno (emergono qui le preocuppazioni di
Simondon rispetto alla cibernetica, insieme a tutta una teoria della
"significazione" considerata nei suoi rapporti con l'individuo). Ad
ogni modo, l'individuazione appare invero come l'avvento di un nuovo momento
dell'essere, il momento dell'essere fasico, accoppiato a se stesso. (...)
Fino a
questo punto non abbiamo fatto altro che segnalare i principi (molto) generali
del libro di Simondon. Più dettagliatamente, l'analisi si organizza attorno a
due punti focali. Il primo consiste in uno studio dei diversi regimi
d'individuazione; in particolare, la differenza tra individuazione fisica ed
individuazione vitale viene fatta oggetto di una profonda disamina. Il regime
di risonanza interna differisce nei due casi; l'individuo fisico si accontenta
di ricevere l'informazione una sola volta, reiterando una singolarità iniziale,
mentre il vivente riceve successivamente più contributi d'informazione e
contabilizza più singolarità. Soprattutto, l'individuazione fisica si compie e
si prolunga al limite del corpo, per esempio del cristallo, mentre il vivente
si accresce dall'interno e dall'esterno, essendo l'intero contenuto del suo
spazio interiore in contatto "topologico" con il contenuto dello
spazio esteriore (...).
Sorprende
che Simondon non abbia fatto maggiore uso, nell'ambito biologico, dei lavori
della scuola di Child sui gradienti e sui sistemi di risoluzione nello sviluppo
dell'uovo; questi lavori suggeriscono l'idea di un'individuazione per
intensità, la quale in più punti confermerebbe le tesi di Simondon. Ma senza
dubbio ciò si spiega con il fatto che Simondon non vuole limitarsi ad una
determinazione biologica dell'individuazione, desiderando invece precisare dei
livelli d'individuazione sempre più complessi. Così vi è un'individuazione
propriamente psichica, che sorge precisamente quando le funzioni vitali non
sono più sufficienti a risolvere i problemi posti dal vivente, e quando una
nuova carica di realtà preindividuale è mobilitata all'interno di una nuova
problematica, dentro un nuovo processo di soluzione (...). E lo psichismo, a
sua volta, si apre su di un "collettivo transindividuale".
S'intravvede
così il secondo punto focale delle analisi di Simondon. In un certo senso si
tratta di una visione morale del mondo. Qui l'idea fondamentale è che il
preindividuale resta e deve restare associato all'individuo, "fonte di
stati metastabili futuri". Su questa base, l'estetismo è condannato come
atto mediante il quale l'individuo si taglia fuori dalla realtà preindividuale
nella quale è immerso, si rinchiude in una singolarità particolare, rifiuta di
comunicare, e in un certo modo provoca una perdita d'informazione. "Vi è
un'etica nella misura in cui esiste informazione, sarebbe a dire significato
che sormonta una disparazione di elementi, di esseri, facendo sì che ciò che è
interiore sia anche esteriore". L'etica realizza un movimento che va dal
preindividuale al transindividuale passando per l'individuazione. (...)
Ad ogni modo, pochi libri, fanno sentire come questo fino a che punto il filosofo possa trovare la sua ispirazione nell'attualità della scienza, ritornando allo stesso tempo sui grandi problemi classici della filosofia, trasformandoli e rinnovandoli. I nuovi concetti stabiliti da Simondon ci sembrano di un'importanza enorme; la loro ricchezza e originalità colpiscono il lettore o comunque lo influenzano. Ciò che Simondon elabora è una vera e propria ontologia, in base alla quale l'essere non è mai uno: in quanto preindividuale è più di uno, metastabile, sovrapposto, e simultaneo a se stesso; in quanto individuato, è multiplo, ovvero "polifasico", "fase del divenire che condurrà a nuove operazioni".