![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 APRILE 2002 |
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Antonio Simeone: ho nostalgia di Napoli, ma in Italia non si fa
ricerca
"Ho
iniziato i miei studi a tredici anni. Avevo uno zoo in garage: ranocchie,
granchi, uccelli, lucertole. Li curavo, li osservavo per ore, a volte li
operavo secondo criteri non proprio ortodossi. La mia passione assoluta è il
banco del laboratorio, il microscopio: riesco a starci tutto il giorno, senza
annoiarmi mai, da trent'anni. Finalmente, qui, ho tutto quello che serve per
cercare risposte alle domande della biologia. La ricerca, in Inghilterra, è un
paradiso... Ma la vita, da noi, è un'altra cosa. Sogno di poter tornare a
Napoli, dove ho fatto le scoperte più importanti. Spero che qualcuno si ricordi
di finanziare gli esperimenti degli scienziati italiani e invece, purtroppo, i
fondi al Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, sono stati tagliati.
Ormai, si pagano soltanto gli stipendi". Antonio Simeone è uno dei
nostri più grandi ricercatori. E' nato a Benevento 43 anni fa, suo padre Nino
era direttore dell'ufficio del registro, sua madre Anna è maestra, sua moglie -
che abita a Napoli con le due figlie, Martina e Francesca - insegna scienze e
biologia alle medie. Vive nel Kent, ha una bella casa, un bellissimo giardino
che cura personalmente, ha vinto qui una cattedra, honoris causa e a vita, di
Genetica dello Sviluppo al King's College, dirige uno dei laboratori più
quotati del Regno Unito. La Francia nel 2001 gli ha conferito il premio
Bettencourt, 250 mila euro da destinare alla ricerca, un riconoscimento di poco
inferiore al Nobel. Da Napoli è andato via controvoglia, sorride ma è un
sorriso amaro, "dopo essere stato bocciato ad un concorso truccato. Non ho
fatto denunce per non...".
Antonio
Simeone è un genetista. Studia le attività e le caratteristiche dei geni, gli
elementi che progettano, costruiscono, organizzano e dirigono le attività che
rendono possibile la vita. In ogni nostra cellula ne abbiamo da 70 a 100 mila e
ogni cellula possiede all'incirca 3 miliardi di informazioni. "Tutti i
geni hanno una missione da compiere: il risultato è la conservazione della
specie e la sua ripetizione infinita, sempre uguale e sempre diversa. I geni
hanno diverse specializzazioni: pensate al corpo umano come ad una città, ci
sono quelli che mettono le fondamenta, gli architetti, gli operai, i politici.
Sì, fra i geni ci sono anche i dirigenti politici, quelli che devono
organizzare le strategie dei movimenti, del pensiero, ma anche delle emozioni,
della chimica degli affetti. E chissà che l'organizzazione delle società umane
non riproduca, non assomigli proprio a quei meccanismi interni che appassionano
tanto noi biologi...".
Simeone
racconta con parole semplici l'avventura della sua ricerca: "Tutto
comincia con il moscerino della frutta. Si chiama drosofila, è un piccolo insetto
che voi donne conoscete bene, basta andare in un mercato... la genetica moderna
deve tutto a questa mosca. A Napoli, con il professor Boncinelli, che è stato
un maestro e anche un po' un padre, cominciammo a lavorare sulla riproduzione
del cervello. Utilizzando come una sonda il Dna di drosofila riuscimmo ad
isolare 4 geni umani e a dimostrare che il meccanismo di costruzione del
cervello di un insetto è lo stesso del cervello umano. L'informazione primaria
necessaria era la stessa. In quel periodo, non uscii dal laboratorio per 4
mesi. Mia moglie, allora mia fidanzata, mi lasciò".
Gelosa di
una mosca? Simeone ride di gusto e poi continua il racconto: "Per secoli,
le teorie scientifiche avevano stabilito che le teste degli esseri viventi
venivano costruite in modo indipendente. E io, con Dario Acampora, ho
dimostrato che non è così. I geni più importanti che abbiamo isolato, e che
ancora stiamo studiando giorno e notte, si chiamano Otx1 e Otx2. Il primo è il
responsabile dell'epilessia, il secondo governa tutte le informazioni utili a
costruire la testa di un mammifero".
I geni umani
uguali a quelli di un insetto? "E' così. Tanta superbia... Pensi che Otx2
sta anche nella spugna di mare, nei ricci, che non hanno cervello".
Simeone
spiega che, togliendo Otx2 all'embrione di un topo, quello nascerà senza testa.
Ma la rivelazione più sorprendente è che un Otx2 prelevato da quel moscerino,
installato nel topo, produce esattamente la testa di topo. "E siccome la
drosofila vive sulla terra da mille milioni di anni, quando sul pianeta
abitavano soltanto vermi e insetti, abbiamo scoperto che l'informazione
genetica per costruire un cervello umano esisteva già allora ed è stata
tramandata intatta fino ad oggi. Le domande che seguono, l'oggetto attuale
della nostra ricerca, sono conseguenti: quale meccanismo molecolare fa uscire
quell'organismo al posto giusto e non altrove? E infine, la vera questione,
biologico-filosofica: quale evento evolutivo ha determinato il salto che ha
portato alla costruzione del cervello e della testa come li conosciamo nei
mammiferi?".
Nella storia
degli esseri viventi, i milioni di anni volano. Quaranta milioni di anni fa,
arrivarono i pesci, con una testa e un cervello simili al nostro. Prima,
"c'era solo un tubicino, che conteneva però gli Otx, le informazioni utili
anche a costruire me, o lei". Noi umani arriviamo molto più tardi, circa
200 mila anni fa. E utilizziamo quei geni, poco sfruttati finora da ricci,
pesci, insetti e vermi, per diventare come siamo...
La sfida di
una vita. "Senza passione questo sarebbe il lavoro più noioso del
mondo". Lontani dall'olimpo dei biologi, noi cerchiamo risposte, ma
soprattutto cure per i nostri mali. "Sono un ricercatore di base, io -
rivendica Simeone - non curo nessuno. Ma sono felice che la ricerca medica si
avvalga delle nostre scoperte".
La
clonazione? "Per ora è inutile all'uomo... Detto questo, la scienza non va
limitata, mai. Lo sa che per clonare un essere vivente basterebbe un
laboratorio piccolo, si potrebbe mettere su con 100 mila euro? E' un meccanismo
semplice. Molto più difficile lavorare sul transgenico, ovvero modificare le
sequenze dei meccanismi genetici".
Nel
laboratorio londinese, il nostro scienziato ha fabbricato qualche decina di
topi mutanti, spostando i loro geni progettisti, per costruire quella che lui
chiama "genoteca". Da quei topi arriveranno quelle risposte?
"Forse è una scommessa impossibile, ma voglio tentare lo stesso".
Simeone non
ha telefonino. Non ama i computer, anche se accetta di pubblicare il suo
indirizzo email ( antonio.simeone@kcl.ac.uk ).
Detesta le interviste. Odia le fotografie (questa è la prima che lo ritrae da solo, ne aveva soltanto in gruppo, con i suoi collaboratori). E' un tipo semplice, molto spiritoso, si autodefinisce "uno ruspante, uno che appena può scappa sulle sue montagne, a pesca di trote nei ruscelli". Diffida dei ricercatori che pensano allo stipendio, "quelli veri sanno che con questo lavoro non si vedrà mai una lira, anzi un euro"). Ama follemente sua moglie, "Silvana è la protagonista vera della mia vita e la regista delle mie scoperte, soffro perché posso vederla soltanto una settimana al mese", le sue figlie di 9 e 4 anni a cui ha già comprato un microscopio, la Campania, quella ruvida "che è ancora intatta e che pochi conoscono". Ha fede: "Sono molto religioso: tutto quello che ho visto al microscopio non può essere avvenuto per caso".