![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 APRILE 2002 |
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Filosofi, giuristi ed economisti
discutono su copyright, marchi e invenzioni
Se l'attuale riforma
universitaria non verrà modificata - ci ha ricordato Marco Santambrogio su
«Il Sole 24 Ore-Domenica» della scorsa settimana - la filosofia sarà destinata,
se non a scomparire del tutto, ad essere fortemente ridimensionata. E abbastanza probabile che le varie
discipline filosofiche finiranno per confluire in altre facoltà, per lo più
come insegnamenti minori. Inoltre
verranno resi pressoché impraticabili quei percorsi formativi e, quindi, di
ricerca che prevedono un salutare connubio tra questioni filosofiche e
scientifiche. Dopo aver frequentato il
triennio di Fisica - osservava Santambrogio - non sarà possibile passare al
biennio di Filosofia per approfondire i temi filosofici legati a quella
scienza. E ugualmente critica sarà la
situazione per scienza cognitiva, computer
science, neuroscienze ed economia, per citare
solo quei campi in cui il connubio ha mostrato negli ultimi anni la
maggiore produttività. Anche in Italia sono ormai in molti ad averlo capito,
benché tuttora la nostra filosofia sia sovrarappresentata (anche
medianicamente) dai fautori di approcci più tradizionali. Ragione di più
approfittare della riforma non per affossare del tutto la filosofia, ma per
promuoverne anche gli ambiti più innovativi e più utili.
Tra questi vi è, nientemeno,
che una branca filosofica tra le più antiche e gloriose: la metafisica, o
meglio l'ontologia, che ha trovato negli ultimi anni campi di applicazione che
vanno dalla medicina alle assicurazioni al mondo di Internet. Non deve dunque stupire se la Fondazione
Rosselli, nell'organizzare il seminario sul tema «Quanto è brevettabile della
scienza e tecnologia» (domani, alle 9,30, a Torino, presso la sua sede in Via
San Quintino 18/c), accanto a giuristi ed economisti abbia sentito l'esigenza
di invitare anche dei filosofi. Non i
soliti, inconcludenti, filosofi di contorno, ma per l'appunto degli ontologi e
degli epistemologi, dai quali ci si aspetta un contributo concreto per la
soluzione o la chiarificazione di problemi di portata pubblica di non
secondaria importanza. Tra cui quello
dei brevetti, appunto, che non a caso l'attuale governo (e in particolare,
congiuntamente, i ministri dell'economia e dell'istruzione) considera
strettamente legato alle prospettive di crescita economica dei prossimi
anni. A ciò si deve la recente
approvazione della nuova legge sui brevetti soprannominata «l'invenzione agli
inventori», che verrà discussa durante il seminario da Rodolfo Zich, Riccardo
Viale, Roberto Casati, Maurizio Ferraris, Pier Giuseppe Monateri, Marco
Ricolfi, Luigi Orsenigo, Cristiano Antonelli, Roberto Pardolesi.
Quando una invenzione è
prodotta in una istituzione pubblica come un'università, la proprietà deve
essere dell'istituzione o dell'inventore?
Sarà dunque questa una delle domande principali, cui si affiancheranno
le altre, non meno importanti. E'
possibile brevettare parti della natura, come sembra emergere dall'attuale
discussione nel campo biotecnologico sul tema di diritti di proprietà del Dna
umano? Tutelare la proprietà delle
invenzioni tecnologiche è utile o può essere un ostacolo a incentivare la
diffusione della conoscenza in ambito sociale ed economico?
Agli ontologi, spetterà la più fondamentale questione su «che tipo di cose sono» quelle che brevetti, copyright, marchi intendono tutelare. Idee, progetti, scoperte, invenzioni: parole apparentemente innocue, ma - come diceva Bentham che amava autódefinirsi «ragionevole censore delle leggi» - «una parola, una stupida parola», quando in una legge non è adoperata con la dovuta precisione, può «partorire mille pugnali».