![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 APRILE 2002 |
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Ci giungono, editi da Pàtron,
gli Atti degli Incontri con Seneca (a cura di G. Garbarino e I. Lana,
Pàtron editore, Bologna 2001, pagg. 140, euro 10), tenuti a Torino nell'ottobre
del '99, e chi li ha ideati e guidati con aperture anche queste tipiche di lui
verso le letteratura moderne, ci ha lasciati, pochi giorni fa.
Italo Lana, che della
letteratura latina e in particolare dell'età imperiale aveva una conoscenza
formidabile, si occupa intensamente di quel filosofo, la cui analisi sembra non
avere tregua. Soprattutto, del politico
e dell'uomo Seneca lo attrassero l'esperienza e le idee, trovando una
presenza e una consonanza altrove impossibile nella classicità. Della quale (si veda il suo Considerazioni sul "classico", Giappichelli 1988) coltivava un'intelligente
concezione selettiva, disposto a lasciar cadere il caduco per salvare il
perenne. E il perenne erano per lui certi
problemi dell'uomo, sì del singolo ma soprattutto della sua vita associata.
Indicativi in proposito sono,
direi, tre volumi di Lana: che, salito alla cattedra torinese di Letteratura
latina succedendo al suo maestro Augusto Rostagni, un elegante studioso di
poetiche
e di poesia augustea, vi
portò quello che era il carattere distintivo della sua personalità: un forte
senso morale, religioso e civico. Ed
ecco, al di fuori dei tradizionali contributi filologici e fra un'instancabile
attività editoriale (basti citare la direzione dei Classici latini e greci
Utet, a cui dette uno sviluppo e un'ariosità innnovatitivi), ecco i tre volumi
di Studi sul pensiero politico classico (Guida,
1973), Sapere, lavoro e potere in Roma
antica (Jovene, 1990) e L'idea della
pace nell'antichità (Edizioni Cultura della Pace, 1991 ).
Sapere
e lavoro si articola in due fasi, una su «Lavoro, scienza e tecnica», l'altra con
tipico titolo d'epoca: «Gli intellettuali e il potere»: uno squarcio che va
dall'età di Augusto a quella dei Flavi e in cui si trovano i fondamenti di
molti problemi dell'oggi, e di molte idee coltivate dal Lana stesso. Come questa, che ritorna alla sua idea
generale del classico: l'astensionismo degli intellettuali dall'arengo politico
non è solo puerile ma anche sterile, poiché «la realtà storica di un'epoca o di
un civiltà non viene annullata dal semplice rifiuto di riconoscerla; ma si
deve superarla, includendola in una nuova realtà che la comprenda senza
annullarla del tutto».
Studi
sul pensiero politico classico, scritti sparsi ma di rara completezza e
organicità, è a sua volta un'imponente rassegna delle idee elaborate ed
espresse dalla classicità sulla vita politica fin dalle sue origini e fino al
trapasso nel cristianesimo. I temi sono
quelli - che più attuali non potrebbero essere - della libertà, della pace,
dell'utopia, dell'egualitarismo e del cosmopolitismo, della democrazia e del
laicismo dello Stato, ancora della collaborazione degli intellettuali e del
potere, e ancora Seneca. con un profilo entro cui si colgono frasi come queste:
«Seneca non può fare altro che prendere atto della realtà e cercare di agire
all'interno, collocandosi cioè accanto al principe in veste di consigliere e
ispiratore», ma per dover dimenticare, alla fine, allontanato e lontano e minacciato,
«la realtà presente, e immerso ormai nei maiora aprire all'umanità futura la
visione della verità e della libertà».
In modo
ancor più originale e pregnante per l'oggi sono accostati da Lana i problemi
della tarda romanità, quando Impero e Chiesa si trovano ad affrontare
dell'Oriente. L'Occidente, le due Rome,
prese da sincere lacerazioni delle coscienze singole e del corpo sociale,
frenate dal senso e dalla tradizione dell'antica romanità, non compresero che un
terzo protagonista entrava nell'Impero e nella storia, «tanto da oscurare,
persino in anime sinceramente cristiane, il precetto dell'amore e della
fratellanza. Questa incomprensione
dell'esatta natura e proporzione del problema barbarico, unita all'incapacità
di arrivare a una rasserenatrice armonizzazione della vecchia tradizione
pagana con la nuova società cristiana, ebbe conseguenze negative ... ».
Questi
soli, pochi cenni, sono certamente sufficienti a dar conto e a rendere valido
il ricordo dell'opera e della personalità di questo latinista, che quei
problemi, oltre ad averti indagati ed espressi, li ha vissuti in proprio. Anche nella Idea della pace nell'antichità,
pubblicata come "voce" della «Enciclopedia della pace» di padre
Balducci, Lana rivendica la presenza di una problematica della pace in quello
stesso mondo che invece secondo il vecchio principio di Mommsen intendeva e
viveva quella condizione solo come intervallo e anomalia del normale stato di
guerra.
L'ultimo contributo di Lana, nel volume citato all'inizio degli Atti degli Incontri con Seneca, verte su «L'amicizia secondo Seneca», e rilancia questo giudizio e questo implicito monito: «Seneca non è l'uomo delle certezze, ma dell'inquietudine: il suo spazio egli lo trova nelle zone intermedie tra la certezza e l'incertezza, tra la luce e l'ombra. Per questo mette in guardia l'amico Lucilio: Non sperare senza disperazione e non disperare senza speranza. Ciò a cui egli non rinunzia mai è l'indagine.