RASSEGNA STAMPA

7 APRILE 2002
MARIANNA BARONE
Cellule troppo fantasiose

Sotto controllo Dopo il clamore suscitato dal primo trapianto a Padova di cellule staminali, gli scienziati invitano alla cautela

In cerca di rigore Ne hanno discusso, a Milano, Angelo Vescovi e Paola Marenco nel corso di un dibattito dal titolo "Occasione o illusione?"

I personaggi del villaggio gallico di Asterix che se le danno di santa ragione al grido di: "cellule staminali embrionali!", "cellule staminali adulte!", "ma cosa sono le cellule staminali?". Con questa ironica vignetta che descriverebbe l'attuale "pacato confronto" sul tema delle cellule staminali, Angelo Vescovi ha aperto giovedì scorso a Milano un dibattito dal titolo "Cellule staminali: occasione o illusione?". L'incontro era organizzato dal Centro culturale di Milano e dall'associazione "Medicina e persona" (vicina ai cattolici) e oltre ad Angelo Vescovi, che dirige assieme a Giulio Cossu il laboratorio di ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele, parlava anche Paola Marengo, responsabile trapianto midollo osseo del Niguarda. Il tema è azzeccato, proprio il giorno dopo lo strombazzato intervento a Padova in cui sono state iniettate nel cuore di un paziente cellule staminali autologhe, ossia provenienti dal paziente stesso. Queste cellule, almeno nella speranza di chi ha reso pubblica la notizia, dovrebbero trasformarsi in cellule cardiache e riparare così il tessuto del cuore danneggiato. Ma su questo intervento sono tutti critici. "Si chiama la stampa senza neppure attendere l'esito del decorso post operatorio, senza aver pubblicato un rigo su una rivista specializzata, senza controllo", ci dice Vescovi.

"Anche noi stiamo facendo studi potenzialmente dirompenti in questo campo, soprattutto per la cura di alcuni cancri del cervello. Ma prima di urlare aspettiamo di pubblicare i risultati". Anche Cossu ieri, dalle colonne dell'Unità, chiedeva cautela, temendo l'effetto boomerang di un eventuale fallimento. Angelo Vescovi è d'accordo con lui: "E' davvero irresponsabile dare false speranze per farsi pubblicità".

Ma Vescovi e la sua collega Marenco erano stati chiamati all'incontro per portare un messaggio molto chiaro ai numerosi spettatori - tra cui molti giovani studenti di medicina. E il messaggio era che è meglio puntare sulle cosiddette cellule staminali adulte, che provengono da organi degli individui adulti e non pongono gli interrogativi etici che sorgono quando si vanno a manipolare le cellule embrionali.

"Mi irrito spesso - dice Vescovi - per il modo in cui vengono date le notizie relative alle cellule staminali". Secondo Vescovi dire che solo le cellule staminali embrionali offrono reali prospettive per la ricerca medica è errato sul piano scientifico. Oggi, dice Vescovi, almeno per alcuni tessuti, le staminali adulte sono quelle più promettenti. L'esempio è quello delle malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson): malattie che vengono sempre citate - perché ci terrorizzano di più - per convincerci a sostenere la ricerca sulle staminali embrionali che potrebbero aiutarci a curarle. "Ma questo è falso: oggi le prospettive più concrete di cura derivano dalle staminali provenienti dai tessuti cerebrali. Nessuno invece sa ancora come trasformare le cellule staminali embrionali in cellule del cervello".

In effetti le cose sono un po' complicate: le cellule staminali embrionali hanno l'enorme vantaggio di essere "pluripotenti": sono cellule jolly che si sanno trasformare, a seconda degli impulsi che ricevono, in tutti gli oltre duecento tipi di cellule che costituiscono il nostro organismo. In più hanno una grande facilità di crescita, utilissima per i ricercatori che le coltivano. Le cellule staminali adulte servono invece agli organi per sopravvivere alla quotidiana usura che li logora. Sanno quindi produrre un numero limitato di tipi cellulari (si dicono infatti "multipotenti") e molto più lentamente. Ma questo è anche un vantaggio perché se riusciamo a trovarle (e per molti organi non si riesce a farlo) possiamo costringerle più facilmente a costruire il tipo di cellule che ci servono senza il rischio di trovarsi con cellule spurie.

In molti campi medici le cellule staminali adulte danno già risultati molto buoni. Si pensi ai trapianti di midollo osseo, dove risiedono le staminali che producono le cellule del sangue: Paola Marenco ha illustrato proprio le concrete prospettive di guarigione dalle leucemie offerte già oggi da queste staminali adulte.

Ma anche qualora riuscissimo a trovare le staminali dei tessuti che ci servono, spesso si troverebbero in punti difficilmente accessibili, se non con tecniche molto invasive. Quelle del cervello ad esempio si trovano in una cavità molto interna (anche se il gruppo di Vescovi ha recentemente trovato il modo di recuperarle in punti più superficiali). Che fare? Vescovi propone di utilizzare le cellule dei feti provenienti da aborti spontanei: le loro staminali sono adulte e multipotenti, ma crescono più in fretta di quelle che si trovano negli individui adulti. Per fortuna, sull'utilizzo dei feti da aborti spontanei per la ricerca esiste una certa convergenza fra i bioeticisti: il documento del 1996 del Comitato nazionale di bioetica (Identità e statuto dell'embrione umano) ad esempio è stato approvato all'unanimità, anche dai membri cattolici.

Ben diversa la questione della ricerca sulle staminali embrionali: per molti cattolici la questione non si pone neppure. Neppure se questa ricerca potesse dare delle concrete prospettive di guarigione? Paola Marenco, che ha incentrato il suo intervento sulla scelta libera e consapevole di cure migliori da parte del malato, in questo caso la scelta non la darebbe: "Non me la sento di manipolare un gruppo di cellule da cui si potrebbe sviluppare un essere umano", ci dice. Questione delicata, infatti. Anche se, a rigore, le cellule utilizzate per questo tipo di ricerche sono quelle dell'embrioblasto, una parte delle cellule embrionali che da sole non sarebbero in grado di sviluppare un embrione. Angelo Vescovi, che ci tiene a dichiararsi taoista e non cattolico, è invece più possibilista: "Non voglio escludere questo ramo di ricerca e se non vi fossero alternative terapeutiche non sarei contrario ad utilizzare le staminali embrionali. Anche se non dimentichiamo che tecnicamente sono assai più difficili da studiare. Io contesto solo l'immagine che siano l'unica alternativa: le staminali embrionali sono sostenute dagli interessi economici di chi ha brevetti su queste tecniche. Comunque, io stesso ho dei dubbi, ho il sospetto che anche se di poche cellule, quello sia un individuo".

Certo è che come facciano esattamente le staminali embrionali ad avere la fantastica capacità di essere totipotenti non è ancora del tutto chiaro. Varrebbe forse la pena di continuare a studiarle, magari in laboratori pubblici, se vogliamo sperare in futuro di imparare a copiarle, senza bisogno di usare gli embrioni. Temi - questi ultimi - affrontati sul numero di Febbraio 2002 di Sapere e da Demetrio Neri in La bioetica in laboratorio, Edizioni Laterza (2001).
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Cultura-Impresa scientifica