![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 APRILE 2002 |
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ANTINORI SCEGLIE IL SILENZIO. MA LA COMUNITÀ SCIENTIFICA LO
CONDANNA
Esiste
davvero la donna incinta di un clone? È ancora suspence a due giorni dalla
notizia, riportata da "New Scientist" secondo la quale il ginecologo
Severino Antinori avrebbe impiantato nell'utero di una donna, ormai a 8
settimane di gestazione, un embrione clonato. Ma dal professore - mercoledì
uscirà il suo libro "Avere un figlio: la clonazione terapeutica" -
arrivano solo laconiche e sibilline dichiarazioni. "Non commento nulla. La
ricerca ha bisogno di silenzio". "Voglio solo ricordare - ha aggiunto
Antinori - che ho agito sempre nella legalità e nel rispetto della vita e delle
norme dell'ordine professionale".
Un silenzio
improvviso. Perché, almeno fino ad oggi, quello sul fantomatico bebè clonato
era stato un annuncio a puntate. Una sorta di telenovela della biologia
riproduttiva. Ad agosto dello scorso anno, all'Accademia delle Scienze di
Washington, Antinori aveva detto che l'impianto in utero del primo embrione
frutto di una clonazione non sarebbe avvenuto prima di dieci anni. A dicembre,
in un intervista rilasciata a "Scientific American" in realtà il
professore aveva dichiarato di aver già ottenuto un embrione umano di 20
cellule. Esperimento condotto in un Paese asiatico e costato fino a quel
momento più di 300.000 dollari.
La comunità
scientifica, sconcertata e incredula, al di là di ogni altra considerazione
etica, teme la clonazione umana per l'alta probabilità di malformazioni e
anomalie genetiche che comporta. "Se questa notizia è veritiera, è
sconvolgente. Noi non sappiamo quale sia la pericolosità della clonazione per
l'uomo, ed è rischioso imboccare questa strada senza la relativa normativa e
direttive" ha detto allarmato Ehab Kelada, direttore clinico del London
Fertility Centre. E dalla Gran Bretagna che ha vietato la clonazione umana
punendola perlatro con la reclusione fino a dieci anni, c'è una vera e propria
levata di scudi contro il ginecologo che sta "solo perseguendo la sua
notorietà". Harry Griffin - uno dei ricercatori del Roslin Institute di
Edimburgo, dove è stato clonata la famosa pecora Dolly - ha sostenuto che ogni
tentativo di clonare un bambino sarebbe del tutto irresponsabile. Il direttore
del Bullettin Medical Ethics, Richard Nicholson, si è detto scettico, ma ha
aggiunto che, se fosse una notizia vera, il futuro del bambino sarebbe triste
perché "data l'accelerazione nell'invecchiamento notata negli animali
clonati, questo bambino non avrà un'infanzia particolarmente felice o
normale".
Antinori ha
più volte sostenuto che la sua equipe avrebbe sviluppato una "procedura di
controllo molto raffinata" per ottenere embrioni più che perfetti. Ma per
gli esperti la clonazione avrebbe anche altri intollerabili elevati "costi
umani" soprattutto per quanto riguarda la salute della donna: per ottenere
un successo, infatti, bisognerebbe disporre di un grande numero di ovociti
ottenibili soltanto dopo ripetuti cicli di stimolazioni ovariche.
"Sicuramente è necessario utilizzare un grande numero di ovociti", ha
detto il direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'università
di Pavia, Carlo Alberto Redi intravedendo, dietro la clonazione umana, anche
il rischio di una compravendita di ovociti come meri "reagenti
biologici" a disposizione solo di chi ha denaro.
La somministrazione degli ormoni che stimolano l'ovulazione, ha spiegato infine Adina Massacesi, vicepresidente della Società Italiana di embriologia e riproduzione, "deve sempre essere molto ben controllata" e, sempre per tutelare la salute della donna, "è importante che non sia ripetitiva, tanto che tra un ciclo di stimolazione e l'altro viene sempre rispettato un intervallo".