![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 APRILE 2002 |
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Il 1°
febbraio 1933 doveva andare in onda alla radio tedesca un programma dal titolo
"Mutamenti del concetto di Führer nella giovane generazione". Tema
delicatissimo, in quel contesto. Due giorni prima il presidente Hindenburg
aveva nominato cancelliere Adolf Hitler. Il discorso dell´oratore radiofonico
rese quell´argomento ancora più spinoso; tanto che i responsabili dell´emittente
preferirono censurarne il finale. L´oratore era un pastore protestante di 28
anni, Dietrich Bonhoeffer: destinato a diventare uno fra i più intransigenti
oppositori del nazismo, come già si poteva intuire dalle sue parole al
microfono: "Il vero capo deve rifiutarsi di diventare il seduttore,
l´idolo, cioè l´autorità ultima per il suo compito".
Il nuovo Führer non avrebbe certo tenuto conto di quelle indicazioni. Ma l´uomo di Dio avrebbe continuato diritto per la sua strada, che doveva condurlo prima al Lager e poi al capestro. Bonhoeffer fu impiccato trentanovenne a Flossenburg, in Baviera, il 9 aprile 1945, pochi giorni prima che gli americani arrivassero a liberare il campo. Mentre l´uomo che aveva voluto la sua condanna era già sceso nel bunker di Berlino assediata dai russi, dove si sarebbe ucciso tre settimane dopo. Due destini opposti, in quelle due morti quasi contemporanee. Per uno era la fine di tutto. Per l´altro un inizio: da quel momento le sue parole sarebbero diventate decisive, le sue domande ineludibili, nella nostra vita. "Un teologo contro Hitler", è il titolo del bel libro che Eraldo Affinati dedica alla figura del martire tedesco; ma il senso dell´opera è nel sottotitolo, "Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer", che suggerisce la originalità del disegno. Al di là di una semplice ricerca biografica, è una indagine "on the road", sulle strade, non soltanto fisiche, percorse dal protagonista. La sua topografia, che dirama per l´Europa e l´America, è soprattutto umana, politica, religiosa. Come già aveva sperimentato in "Campo del sangue", doloroso viaggio ad Auschwitz, compiuto in parte a piedi, Affinati sente il bisogno di toccare con mano i luoghi che hanno segnato, in brevi anni, la lunga via crucis del suo personaggio: per metterne meglio a fuoco l´itinerario spirituale. L´inchiesta procede per continui passaggi fra ricognizione geografica e meditazione interiore, riferimenti di vita e lampi di pensiero, in un altalenante gioco saggistico-narrativo. Le realtà ultime, in questo teologo tenacemente antimetafisico, si possono attingere solo attraverso le penultime, che costringono il cristiano a un duro confronto con la storia. Fin dal 1934, ci ricorda l´autore, Bonhoeffer aveva visto in Hitler un nemico: "La Chiesa deve sapere con chi fare i conti". E l´anno dopo, reagendo alla campagna antisemita: "Chi non alza la voce per gli ebrei non è degno di cantare il gregoriano". Lui non solo l´avrebbe alzata; ma nell´agosto 1939 avrebbe addirittura accettato l´invito dell´ammiraglio Canaris per entrare nella rete antinazista del controspionaggio. E nel 1941, quando il Führer prese anche il comando dell´esercito, si offrì personalmente di ucciderlo, "confidando nella misericordia di Dio". E´ questo inestricabile intreccio fra la fede e la storia che lo porta man mano alla visione di un cristianesimo da annunciare "in modo non religioso", per l´uomo. Molti citano la celebre frase, "etsi Deus non daretur", come se Dio non fosse, che avrebbe costituito l´ultimo suo programma di vita. La frase testuale di Bonhoeffer, che Affinati riporta, del 16 luglio 1944, è più articolata: "Dio ci fa sapere che dobbiamo vivere come uomini che se la cavano senza Dio". Un Dio implicito, forse da tacere, certo da non cancellare; sempre vivo, come suona l´ultima poesia scritta dal carcere alla fidanzata, il 19 dicembre 1944: "Qualunque cosa accada, attendiamo confidenti. / Dio è con noi alla sera e al mattino / e stanne certa, in ogni nuovo giorno".