![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 APRILE 2002 |
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A
novembre una nuova facoltà all’università San Raffaele con Cacciari, Reale,
Boncinelli e Severino
Il primo annuncio della nuova Facoltà di filosofia
dell’università San Raffaele è stato accolto con stupore e già questo era buon
segno, lo stesso Aristotele spiegava che il filosofare inizia proprio dal thaumazein
, la capacità di meravigliarsi. Figuriamoci adesso che don Luigi Verzé, il
rettore, si prepara a elencare i nomi dei docenti che da novembre terranno i
primi corsi nella splendida Villa Borromeo di Cesano Maderno, vicino a Milano,
e soprattutto l’idea che fonda l’impresa. Un’idea che Massimo Cacciari, preside
della facoltà e anima di tutta l’operazione, ha riassunto a modo suo, senza
girare intorno all’argomento: «Ciò che caratterizza gli stupidi di tutto il
mondo è ritenere la filosofia astratta». Don Verzé, Cacciari ed alcuni dei
prossimi insegnanti presenteranno lunedì la nuova facoltà. Già il titolo del
convegno non lascia dubbi di sorta: «Scienza e filosofia: il pensiero
concreto». Perché l’idea di fondo è il ripensamento della filosofia come
«prassi del pensiero», qualcosa di assai aderente al reale, ben diverso dai
lazzi della serva tracia che prende in giro Talete caduto nel pozzo, l’immagine
solita del filosofo che guarda per aria e non s’accorge di ciò che gli capita
fra i piedi: «Qui si tratta di creare una comunità scientifica, tra studenti e
docenti, che discuta e pensi oggi sulla relazione fra filosofia e prassi,
intesa come politica, tecnica e scienza. Rimescolare le acque tra filosofia e
scienza attraverso una ricerca comune», riassume Cacciari. In altri termini, si
intende superare la contrapposizione moderna fra sapere scientifico-tecnico e
sapere umanistico-filosofico e praticare una riflessione tra filosofi,
scienziati e allievi che in un certo senso ritorna all’antico, come
nell’Accademia Platonica o nel Peripato di Aristotele. Emanuele Severino
debutterà con un corso di ontologia fondamentale e sorride: «Proprio così, del
resto l’avvento della scienza è un grande episodio del pensiero filosofico.
Penso possa essere qualcosa di assolutamente nuovo anche sul piano
internazionale: insegnanti di diverse discipline e studenti che riflettono
assieme, "fanno" filosofia, e non solo lezioni accademiche».
Tutto questo presuppone un’idea di fondo, «oggi le facoltà di filosofia sono
poco più di una sommatoria d’insegnamenti spesso casuali e senza alcun
indirizzo unitario», si lamenta Cacciari. La Facoltà del San Raffaele, invece,
«avrà due soli indirizzi, filosofia della prassi e mente e linguaggi »,
spiega il biologo molecolare Edoardo Boncinelli. «L’idea portante è farne una
facoltà concreta, che formi filosofi e prepari le persone a fare qualcosa di
concreto: che sia politica o giornalismo, il lavoro in una casa editrice o,
perché no, nel campo dell’intelligenza artificiale».
Del primo indirizzo, assieme a Cacciari e Severino, faranno parte uno studioso
del pensiero antico come Giovanni Reale, il teologo Bruno Forte, l’economista
Guido Rossi, e ancora pensatori come Salvatore Veca, Salvatore Natoli e Roberta
De Monticelli, per citarne solo alcuni. Nel secondo, oltre a Boncinelli,
insegneranno fra gli altri un genetista come Luca Cavalli Sforza, il logico
Piergiorgio Odifreddi, storici della scienza come Enrico Bellone e del pensiero
medico come Giorgio Cosmacini.
I due indirizzi non sono separati, spiega Boncinelli, esistono insegnamenti
comuni: «Non bisogna dimenticare che una volta scienza e filosofia erano una
cosa sola, il sogno di tutti è riportarle nell’alveo comune. Per dire: il mio
punto di vista personale è che circa il problema della conoscenza non ci si può
non basare sulle conquiste della cosiddetta scienza cognitiva». È un confronto
fra saperi al quale non è estranea neppure la teologia, spiega Bruno Forte:
«Enzo Bianchi insegnerà teologia biblica e patristica ed io, dal 2003, quella
moderna e contemporanea. Come ama dire Cacciari, scienza e teologia procedono
inseparabili, mai unite. La crisi della modernità ha prodotto una nuova
condizione di dialogo, entrambe si scoprono povere davanti al mistero. La
novità di questa facoltà sta proprio nel non voler cedere al debolismo della
ragione, al nichilismo. Lo sforzo di pensare insieme mi sembra una sfida e una
promessa: ciascuno di questi saperi deve liberarsi dai pregiudizi ideologici e
totalizzanti, ciascuno può contribuire alla crescita dell’altro. È l’intuizione
della Fides et Ratio , la bella immagine del Papa che vede fede e
ragione come due ali che permettono allo spirito umano di volare».
Un dialogo tra saperi che dovrebbe interessare anche il ministero, conclude
Severino: «Ora che si parla di riforma scolastica ed universitaria, spero che
tutto questo inviti a riflettere. Viviamo in un tempo che troppo facilmente si
accascia su questo aut aut : o scienza o religione. E non vede che al di
sopra di questi due atteggiamenti opposti c’è una sapienza antichissima e
tuttora viva, la filosofia. Per una volta, tertium datur ».