![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 APRILE 2002 |
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Esce in
questi giorni il volume di Bruno Forte "Sui sentieri dell'Uno. Metafisica
e teologia" (Edizioni Morcelliana, pagg. 312, euro 15,50). Ne pubblichiamo
un'anticipazione tratta dall'Introduzione.
Il tema
unificante di questo libro - nato dall'incessante dialogo fra filosofia e
teologia - è la questione radicale dell'Uno e del molteplice: questione
"greca", se si pensa al ruolo che essa ha giocato nella storia del
pensiero occidentale a partire da Parmenide, e tuttavia questione universale,
se si pensa al contenuto profondamente esistenziale che essa nasconde.
Interrogarsi sul rapporto fra la festa del molteplice e la quiete raccolta
dell'Uno significa anche far propria la domanda che nasce dall'infinito dolore
del mondo: la lacerazione e la morte, la scissione da cui sorge ultimamente
ogni pensare, si affacciano sull'orizzonte unificante dell'essere e del senso
come inesorabile interruzione. La storia della passione del mondo pungola come
spina nella carne ogni pretesa conciliazione totale: in essa il molteplice, con
le sue cadute e le sue riprese, con le sue notti e i suoi silenzi, resiste
all'abbraccio onnicomprensivo dell'Uno. In un tempo come l'attuale, segnato dal
tramonto delle visioni totali dell'ideologia e dall'inquieto proporsi del nulla
come ultima sponda e ultima patria, dove l'esistere appare a tanti come puro
ac-cadere verso l'abisso del non senso, l'antica domanda non sembra allora meno
pregnante: anche oggi lo spumeggiare della vita, con le sue creste e i suoi
risucchi, con la resistenza di chi s'oppone alla corrente e l'abbandono di chi
si lascia affogare nel grande mare del vuoto, solleva domande. In questa
"notte del mondo" saremo noi condannati a restare senza una patria? O
la frantumazione del presente contiene segnali in direzione dell'Uno, nostalgie
impercettibili o palesi di unità? C'è posto ancora per i poeti nel tempo della
povertà? E se la voce del canto si nutrisse dell'ascolto dell'Altro, che viene
a visitare il frammento, ad abitarlo e a dare ad esso consistenza e senso? Sarà
la rivelazione a riscattare la metafisica nella ricerca del senso perduto?
È intorno a
queste questioni che teologia e filosofia vivono oggi la stagione di un nuovo
incontrarsi: esse si riscoprono solidali nella domanda, portando entrambe le
stigmate del dolore del mondo. Parimenti, esse si incontrano di fronte al
silenzio dell'interruzione, davanti all'altra sponda dove si infrangono le onde
del mare del tempo. Dove però la filosofia doverosamente tace, in una sorta di
ascesi del pensiero che si raccoglie nello stupore davanti alla Differenza,
rinunciando finalmente alle catture totalizzanti dell'Identità onnicomprensiva,
la teologia ascolta, lasciandosi dire dall'Altro le parole della vita. L'Uno e
il molteplice non stanno nella separatezza di una disperante estraneità, né si
confondono nell'ebbrezza di un abbraccio di riconciliazione totale: fra
nichilismo e ideologia, la teologia è una parola altra e diversa, che dice
tacendo e tace dicendo, alla scuola della rivelazione, l'inaudito incontro
della terra e del cielo, dove Dio resta Dio, e il Figlio entra nel tempo e il
tempo ha accesso a Dio. Scandalo per il Greco e follia perfino per il credente,
la teologia confessa che l'Uno ha dimorato nel molteplice, rivelando come il
molteplice abiti nelle profondità dell'Uno. La Trinità del Dio cristiano è il
paradosso della relazione in Dio, e perciò della vita, della storia, del
dolore, della morte, dell'amore possibili nel cuore dell'Eterno. I Tre sono
Uno; l'Uno è Tre; nel gioco dell'Amore eterno un eterno molteplice si raccoglie
nell'unità pericoretica ed essenziale di Dio. L'Assoluto e la storia si
incontrano in una nuova, inaudita profondità, che apre al tempo le porte del
cielo, e al cielo le porte del frammento.
I percorsi tracciati nel libro mostrano come intelligenze diverse, lontane nel tempo e nello spazio, si siano poste davanti alla grande domanda dell'Uno e del molteplice e abbiano colto orizzonti di risposta in ascolto del Dio nascosto nella rivelazione e rivelato nel nascondimento. Si tratta di pagine di storia della teologia, che fortemente parlano della storia del pensiero in generale, e dialogano con la fatica del concetto nelle diverse stagioni del tempo: testimonianza di intelligenze diverse, che, lontane nel tempo e nello spazio, si sono poste in ricerca sui sentieri dell'Uno, dimostrando la fecondità del rapporto fra questione metafisica e pensiero teologico. Esse vengono a costituire così al tempo stesso una proposta e una sfida.