![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 APRILE 2002 |
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La ricerca deve essere condotta fuori dalle regole burocratiche
E' morto a 83 anni un caposcuola della terapia freudiana: un
tedesco con il cuore in Italia
Il 20 marzo è
morto Johannes Cremerius, uno dei maggiori psicoanalisti freudiani, un
personaggio storico per contributi culturali e percorso di vita. La morte lo ha
colto in Renania dove era nato, nel 1918, e da dove proveniva la sua famiglia,
un luogo, come amava ricordare, in cui germanici e romani avevano vissuto in
pace per secoli. E proprio italo-tedesca è stata, per vari motivi, la sua
collocazione esistenziale, tanto da definire il nostro Paese "la sua
seconda patria". Nel 1939 si era rifugiato presso il Collegio Ghislieri di
Pavia per studiare medicina senza sottostare alle pesanti ingiunzioni della
cultura nazista. Costretto a ritornare in Germania, fu inviato come medico al
fronte orientale e, durante la ritirata, fu tra i pochi sopravvissuti a un
naufragio nello stretto di Skagerrak. Nel frattempo la sua formazione medica si
arricchiva di specializzazioni in psichiatria e medicina interna, di una
formazione psicosomatica e di un training psicoanalitico. Nel 1950, invitato
negli Stati Uniti, conobbe i maggiori psicoanalisti esuli dall'Europa per
motivi politici e razziali, come Alexander, Kriss e Loewenstein, la Horney,
Rado e la Deutsch. Al suo ritorno in Germania, la fondazione Rockefeller gli
concesse i finanziamenti per l'apertura di un reparto Psicosomatico presso il
policlinico di Monaco, ove svolse, tra l'altro, importanti ricerche sulla
psicodinamica del diabete mellito. Ottenne poi una cattedra universitaria a
Giessen e successivamente a Friburgo. In quegli anni gli psicoanalisti
universitari erano fortemente impegnati, secondo gli ideali della Scuola di
Francoforte, a promuovere, contro i residui di autoritarismo, lo spirito
critico e le istanze democratiche.
Sarà su
queste affinità che si realizzerà, nel 1966, il fecondo incontro, in Italia,
con Gaetano Benedetti e Pier Francesco Galli, fondatore del Gruppo milanese per
lo sviluppo della psicoterapia e della nota rivista Psicoterapia e Scienze
Umane. Successivamente collaborerà con altri centri affini, ultimo dei quali la
Scuola di psicoterapia psicoanalitica che pubblica la rivista Setting . Le
numerose opere di Cremerius spaziano, sempre dal punto di vista della
psicoanalisi, dalla storia alla sociologia, dalla teoria alla clinica,
dall'educazione alla critica letteraria, dall'estetica alla formazione degli
analisti. Recentemente intervistato da uno dei suoi più attenti biografi
italiani, Marco Francesconi, Cremerius afferma che lo scopo della terapia non
consiste nella guarigione intesa come adattamento alle esigenze sociali poiché
"la via è lo scopo". E la via psicoanalitica comporta un'esperienza
di "illuminazione" di sé e del mondo. Ma questo accade soltanto se la
ricerca è condotta nel segno della libertà, al di fuori di regole burocratiche
e condizionamenti istituzionali. Il paziente non è un malato ma un uomo
impegnato in una difficile impresa esistenziale. Come tale non dev'essere
modificato, ma compreso e accompagnato perché la vita è creazione, non
adeguazione. "Io penso, dice ancora Cremerius, che possa essere
riconosciuto come analista solo chi si sia addentrato nella filosofia
freudiana, quindi nelle lotte per la libertà, contro l'antisemitismo e
l'oppressione dei deboli, per i diritti dei bambini, per il rispetto delle
donne e il riconoscimento del loro valore".
Il suo testamento spirituale si conclude con queste parole: "Vedete, sono un illuminista appassionato, anche se ho dovuto subire delle sconfitte". Ma, per noi, la sconfitta peggiore è la sua morte, l'impossibilità , d'ora in poi, di ascoltare una voce così nobile e forte. Tra i suoi libri principali: Educazione e psicoanalisi, Nevrosi e genialità, Il mestiere dell'analista , editi da Bollati Boringhieri; Psicosomatica clinica , Borla edizioni e Il futuro della psicoanalisi , Armando editore.