![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 MARZO 2002 |
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I manuali di
storia della filosofia ci presentano quasi sempre uomini rimasti spiritualmente
vivi per quello che hanno scritto sui grandi temi dell'esistenza. Restai
meravigliata quando, alcuni anni fa, frequentanndo il Liceo nella Certosa di
Capri, vidi un uomo anziano che camminava sotto i portici e mi fu sussurrato
che si trattava del filosofo Hans Georg Gadamer.
Dal 1975,
infatti, teneva periodicamente corsi all'Istituto di Studi Filosofici di
Napoli. Quella volta era venuto a Capri per una breve vacanza. I giornali, dopo
la sua partenza, scrissero che aveva espresso il desiderio di ritornarvi.
Il mio
manuale di filosofia, ricordando che era nato nel 1900, lo presentava come il
filosofo dell'ermeneutica. Sarebbe s!tato bello se fosse venuto in classe a
parlarci della sua filosofia per avvicinare la scuola alla vita. In
un'intervista, pubblicata pochi giorni prima dell'11 febbraio 2000, quando
compì cent'anni, Gadamer disse che i nostri sono tempi difficili, aggiungendo,
poi, che ogni giorno l'uomo libero riprende l'avventura infinita di cercare
invano quel che vorrebbe trovare e non trova, ma anche di trovare con grande
sorpresa quello che non cercava. Non so se a queste cose pensasse Gadamer
mentre passeggiava nella Certosa.
So invece che in quel luogo, dove Edwin Cerio, nel 1922, immaginò l'attuazione di un programma estetico e lo propose alla Commissione di Cooperazione Intellettuale della Società delle Nazioni, se ne andava un filosofo che, morendo ad Heidelberg il 13 marzo scorso, con quella sua presenza indicò che a Capri si potesse ritrovare anche "la responsabilità del pensare".