![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 MARZO 2002 |
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La donatrice è la sorella, la paziente non potrà trasmettere il
proprio patrimonio genetico ai figli. Entrambe stanno bene
L'intervento su una donna colpita da tumore. Sirchia: ciò che la
scienza consente non sempre è lecito
Per la prima
volta al mondo una donna ha ricevuto il trapianto di un ovaio, donatole dalla
sorella. L'intervento è avvenuto in Cina all'ospedale universitario della
provincia di Zhejiang, nella parte orientale del Paese, il 5 marzo scorso, ma
la notizia è stata data soltanto oggi dal quotidiano China Daily e dall'agenzia
di stampa Xinhua . "Non avevamo mai eseguito un intervento di questo
genere e siamo orgogliosi di averlo fatto", ha commentato il chirurgo
dell' équipe dell'ospedale, Zheng Wei. Secondo il medico il trapianto di ovaie
rappresenta una pietra miliare nella chirurgia della riproduzione, paragonabile
ai primi esperimenti di fecondazione in vitro.
LA DONATRICE
- Alla paziente, una giovane donna di 34 anni di nome Tang Fangfang, madre di
una bambina di dieci, erano state asportate due anni fa le ovaie e le tube di
Falloppio per un tumore: la donna era così andata incontro a una menopausa
precoce e, non avendo più mestruazioni e non producendo più gli ormoni
sessuali, ha cominciato a invecchiare prematuramente. Si era rivolta allora ai
medici dell'Università di Zhejiang che le hanno prospettato il trapianto. Si
trattava però di trovare una donatrice e fortunatamente la sorella più giovane,
Tang Yezi, era risultata altamente compatibile: una situazione che di solito si
verifica soltanto fra gemelli.
Entrambe le
sorelle ora stanno bene: dopo due settimane dal trapianto la donna è stata
dimessa dall'ospedale e l'ovaio, secondo i medici, ha cominciato a funzionare e
a produrre ormoni. Per ora l'obiettivo dell'intervento sarebbe quello di
ritardare i disturbi legati a una menopausa precoce, ma il trapianto di ovaio
potrebbe ridare ad alcune donne anche la possibilità di procreare.
I PRECEDENTI
- Il risultato ottenuto dai chirurghi cinesi è una prima mondiale, rispetto a
esperimenti precedenti, per due motivi. Il primo è che sarebbe stato
trapiantato un ovaio intero. Il secondo è che l'ovaio è stato donato da
un'altra donna e si tratta quindi di un eterotrapianto.
Nel 1999 un
gruppo di chirurghi inglesi e americani guidati da Roger Gosden dell'Università
di Leeds avevano già eseguito un autotrapianto di tessuto ovarico. La paziente,
Margaret Lloyd-Hart, era una ballerina americana di trent'anni che aveva subito
l'asportazione di entrambe le ovaie per una malattia benigna. Dopo
l'intervento, parte del tessuto ovarico sano, in tutto una sessantina di
frammenti, era stato congelato e successivamente reimpiantato alla donna. Anche
in quel caso l'obiettivo principale era quello di correggere le anomalie dovute
a una menopausa precoce.
Ma i medici
stanno anche pensando di ricorrere all'autotrapianto di tessuto ovarico per
permettere a persone, sottoposte a chemioterapie o a radioterapie per un
tumore, cioè a terapie che possono comportare sterilità, di riacquistare la
possibilità di avere figli.
Anche sul
versante maschile, sono in corso esperimenti di autotrapianto di tessuto del
testicolo per ridare a uomini, sempre sottoposti a terapie antitumorali, la
capacità riproduttiva: una dozzina di pazienti inglesi hanno ricevuto nel 2000
un trapianto di tessuto testicolare precedentemente congelato ed è ipotizzabile
che la prossima tappa nella medicina dei trapianti sia l'impianto dell'intero
testicolo.
LE REAZIONI
- Di fronte all'annuncio del primo trapianto di ovaio, il mondo scientifico
italiano si spacca. "E' un crimine contro la sacralità della vita",
commenta Ignazio Marino. "L'intervento è eticamente inaccettabile -
continua il direttore dell'Istituto Mediterraneo per i trapianti di Palermo.
Marino sottolinea il fatto che il trapianto di ovaio da donatore non salva vite
umane e che, qualora l'obiettivo sia la procreazione, il patrimonio genetico
trasmesso al figlio nel caso di gravidanza non sarà quello della donna
sottoposta al trapianto, ma quello della donatrice.
Anche il
ministro della Sanità Girolamo Sirchia è sulla stessa linea: "Il
trapianto di ovaio - dice - è da condannare: non sono io a dirlo, ma tutto il
mondo occidentale dove questo tipo di interventi non trovano spazio. Quello che
la scienza consente non è detto che sia sempre lecito".
Nessun dubbio etico invece per l'esperto di bioetica Demetrio Neri dell'Università di Messina. "Se c'è una patologia, come nel caso della donna cinese, non vedo perché non possa essere trattata con gli strumenti che la scienza mette a disposizione". Intanto Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica ammette la necessità di aprire una nuova riflessione sull'ennesimo caso estremo per "superare i limiti della fertilità naturale".