RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 2002
ARMANDO TORNO
Guardini, lezioni per vivere nel bene

Non si può dire che manchi dell'etica al nostro tempo. Ve n'è per tutti i gusti, confezionata in mille salse. C'è quella applicata agli affari (in Italia fiorì negli anni '90), quella del discorso (Apel e Habermas sono i principali teorici); c'è persino un'etica della differenza sessuale che sta al femminismo come il cacio ai maccheroni. Per chi cercasse altro, ricordiamo che, tra le molte, il citato Apel ha parlato di "etica planetaria", disciplina che non ha bisogno di soverchie spiegazioni ma che per ora ha un'applicabilità limitata (comunque è basata su ragionamenti ineccepibili, degni della massima considerazione). Insomma, mancano forse le persone disposte a vivere eticamente, ma di sistemi ne sono stati prodotti a iosa. Ad esempio, si può dire che Lévinas concepisce l'etica come "filosofia prima" e che Gadamer in materia fu un "neoaristotelico", che lo sviluppo di regole logiche e democratiche di solito parte da Kant e che i "postmoderni" auspicano un'etica dell'interpretazione (Vattimo) o della solidarietà (Rorty). E così di seguito con principi di responsabilità, neocontrattualisti, comunitaristi e altro. Si noti comunque che da qualche decennio occorre pensare all'etica tenendo conto della natura: un tempo regno di conquista, oggi bene da difendere. Vale la pena ricordare un'opera di Romano Guardini (1885-1968) , uno dei pensatori più attenti e non molto conosciuti del '900, che ora a cura di Michele Nicoletti e Silvano Zucal è tradotta in italiano. Sotto il titolo Etica (Morcelliana, pagine 1224, euro 41,32) sono state raccolte le lezioni all'università di Monaco tra il 1950 e il 1962. Che dire di questa sintesi del pensiero di Guardini di oltre 1200 pagine? Innanzitutto che ci troviamo dinanzi a una ricerca in cui vengono indagate con rara chiarezza le dimensioni morali dell'esistenza e le grandi figure dell'etica filosofica e teologica. Di più: questa Etica non propone un sistema ma uno sguardo sulla vita concreta, senza mai dimenticare i classici del pensiero occidentale. E concretezza significa anche fare i conti con la rivelazione cristiana, con la storia e i suoi totalitarismi, con il trionfo della tecnica. Non un formulario per moralisti; piuttosto un meditato invito a vivere nel bene. Sta a noi, poi, cercarlo in Dio o altrove.
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