![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 16 MARZO 2002 |
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Il filosofo morto a 102 anni di età
Con Hans
Georg Gadamer, morto a 102 anni, non scompare solamente uno dei massimi
filosofi viventi, ma anche un singolare anello di congiunzione tra la grande
tradizione filosofica, che affondava le radici nell' Ottocento e a cui, per
molti versi, apparteneva anche il maestro di Gadamer, Martin Heidegger, e gli
sviluppi più nuovi del pensiero del '900, che hanno portato la filosofia fuori
dai territori tradizionalmente battuti. Nato all'alba del XX secolo (l'11
febbraio 1900), Gadamer ha infatti attraversato quasi sempre da protagonista,
molte delle stagioni filosofiche del nostro tempo: dall'interesse per la
fenomenologia e il neo-kantismo, al rinnovamento dell'ermeneutica (di cui è
stato padre indiscusso), fino all'attenzione per l'arte, per la medicina e la
salute e per i grandi problemi della storia contemporanea, finalizzata ad una
rifondazione dell'etica basata sul dialogo. " Il futuro è nel dialogo ",
amava ripetere negli ultimi anni e nei primi mesi del 1991, mentre infuriava la
guerra del Golfo, in margine ad un convegno sulla funzione della filosofia,
ricordava: " Non esiste un dialogo in cui la lingua sia già pronta:
bisogna trovarla ".
Proprio
questa propensione alla comunicazione rappresenta il filo rosso delle diverse
esperienze filosofiche di Gadamer, a cominciare da quella dell'ermeneutica,
esposta nella sua opera principale, "Verità e metodo".
In
"Verità e metodo", pubblicato nel 1960, Gadamer critica il concetto
di verità tipico della mentalità scientifica, secondo la quale è possibile
giungere a conclusioni certe con un metodo adeguato e privo di presupposti,
cioè neutrale. Tre i punti di riferimento che il pensatore tedesco sceglie, e
che rimarranno caratteristici di tutto il suo pensiero, per spiegare la
relatività e l'"ambiguita" della conoscenza umana, basata sempre su
esperienze concrete: la storia, l'arte e il linguaggio. La prima è vista,
contro le pretese di ricostruire con certezza ciò che è stato, come
"integrazione" fra il "passato" e le domande che, nel
presente, muovono l'interprete di quel passato. In questo modo, si produce una
"fusione di orizzonti", cioè un incontro fecondo tra passato e
presente, il cui "mezzo" è il linguaggio e la cui espressione più
caratterista è rappresentata dal confronto con le opere d'arte. Il linguaggio è
ciò che per Gadamer definisce l'esistenza dell'uomo e le sue possibilità,
limitate perchè umane, di rapportarsi agli altri. La comunicazione è il terreno
su cui si gioca ogni opportunità di incontro tra gli uomini e fra i singoli
uomini e gli avvenimenti, dunque anche il futuro dell'umanità. Un contesto nel
quale la razionalità scientifica è guardata con sospetto: " E'
un'infezione del progresso industriale ", aveva detto di recente.
La
centralità che il linguaggio ricopre nell'ermeneutica di Gadamer fa partecipare
la sua filosofia a quella che è stata definita la "svolta
linguistica" del pensiero novecentesco caratterizzata anche dalla
filosofia del circolo di Vienna (Wittgenstein, Carnap e gli altri) e dallo
strutturalismo (Levi Strauss). In Gadamer, però, l'attenzione al linguaggio ha
una finalità più etica che scientifica e riflette la consapevolezza dei limiti
e della potenzialità dell'uomo.
Uno dei suoi
più recenti libri tradotti in italiano, " L'eredità dell'Europa ",
termina con queste parole: " Prestare ascolto ad ogni voce e lasciare che
ci dica qualcosa: questo è l'arduo compito che ogni uomo trova di fronte a sé.
Ognuno ha il dovere di ricordarsene, ma ricordarlo a tutti, e con argomenti
persuasivi, è il compito proprio della filosofia ".
Proprio
questa capacità di " ascoltare gli altri " doveva essere, secondo
Gadamer, l' " anima dell'ermeneutica ", che, da filosofia, si andava
trasformando in una vera e propria indicazione di comportamento per gli uomini
del nuovo millennio, cui, secondo il pensatore tedesco, spettava il compito di
" realizzare una organizzazione delle energie umane per trovare un
equilibrio che corrisponda a quello della natura ".
Il rapporto
con i giovani e l'esempio di Roma antica, il dialogo tra gli uomini, le guerre,
il futuro dell' Europa e la tv, "catena" della nuova "schiavitù
umana": sono alcuni dei temi toccati in interviste recenti da Hans Georg
Gadamer che si compiaceva di " vedere che 30-40 anni fa ho dato dei
suggerimenti che i giovani ritengono validi ancora oggi ".
Parlando
alle giovani generazioni, Gadamer due anni fa aveva consigliato di "
coltivare l'amicizia, di non essere gelosi, di amare di più, di dare qualcosa
di se stessi agli altri ".
Gadamer
parlò in occasione di un incontro organizzato da Rai Educational per
festeggiare il suo compleanno e la trasmissione in 27 puntate "Il cammino
del pensiero".
In
quell'occasione parlò anche di mass media: " Sono i mass media che devono
ricordare ai giovani che c'è ancora qualcosa dietro l'apparenza. I grandi
cambiamenti che stanno avvenendo in tutte le società sono molto difficili da
vivere per i ragazzi ". " Bisogna - aveva detto - trovare verità che
vanno oltre la scienza. Bisogna far capire che la scienza non è tutto, non può
dare l'ultima risposta, ci vuole l'esperienza della vita. Bisogna tornare ai
greci che erano molto più vicini alla natura. L'antichità può arricchire il
senso della nostra vita, non conosceva la burocrazia, cioè quella mentalità per
cui si ritiene che i risultati della scienza siano quelli definitivi".
E a proposito di antichità, in un'altra occasione, in teleconferenza col Goethe Institute di Roma, aveva detto: "È davvero straordinario che nonostante la guerra dei Trenta Anni nel XVII secolo, le due guerre mondiali e gli anni tremendi del XX secolo che hanno avvilito le culture proprio Roma antica offra ai popoli di oggi un esempio decisivo sul piano della storia e della civiltà, un punto di riferimento e allo stesso tempo di monito, un orientamento di come tante diversità possano coesistere e unirsi in un processo di arricchimento reciproco. È il momento di accettare il nostro compito culturale, il compito di un'Europa universale quale l'antica civiltà greco-romana aveva saputo creare".