![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 MARZO 2002 |
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Il
Parlamento italiano si appresta a discutere e ad approvare una legge sulla
fecondazione assistita che di fatto riconosce all'embrione statuto di persona:
si tratta di una via subdola intesa ad abrogare di fatto la legge 194
sull'interruzione di gravidanza.
Una legge
invasiva sul corpo e sulla libertà delle donne è fuori luogo.
Basta un
regolamento del Ministro della Sanità per controllare i centri pubblici e
privati che praticano le Tra, come già aveva proposto il Tavolo di donne sulla
bioetica, che nella passata legislatura era riuscito, con l'aiuto di alcuni/e
senatori/trici, a bloccare una legge pericolosa, da cui oggi si vorrebbe
ripartire per peggiorarla.
La nascita
non dipenderebbe dal desiderio e dalla volontà di una donna, la gestazione non
sarebbe più un intreccio di relazione madre/figlio/a. Piccoli individui
uscirebbero da un contenitore artificiale, fuori dal corpo, dal cervello, dal
cuore di una donna.
Come in
esilio.
Il tentativo
di legiferare sul corpo e sul desiderio delle donne comporta la definizione
degli esseri umani sulla base di "identità genetiche"; riduce la vita
a un puro atto di fusione dei gameti e la scelta della maternità/paternità alla
trasmissione del corredo cromosomico; pone tutte le differenze su un piano
strettamente biologico.
Siamo
decisamente di fronte ad un grave attacco alla laicità dello Stato: le leggi
regionali sulla famiglia (come sta accadendo nel Lazio) tendono a bloccare le
donne nella funzione di mogli e madri legalmente riconosciute e si apprestano a
concedere assistenza, denaro e diritti solo alle coppie eterosessuali
santificate dal matrimonio.
La materia
della riproduzione e la connessa autodeterminazione delle donne è di
grandissima portata, rappresenta la base dell'identità femminile e del suo
diritto di cittadinanza, indica una strada per legiferare in materie nuove e
difficili attraverso un dibattito ampio, reale; suggerisce un rapporto ricco di
umanità con la ricerca scientifica non astratta, ma relazionata ai corpi
viventi pensanti ed emozionati dalle esperienze di vita che attraversano.
Vogliamo una
politica che di tutto ciò faccia tesoro, non scempio e siamo certe che la vita
dell'intera specie umana si libererà, sarà più piena, solidale e vitale se a
noi donne sarà riconosciuto il diritto che ci spetta storicamente e persino per
"natura" di decidere e indicare il valore umano, etico, sociale e
politico del mettere liberamente al mondo figli e figlie proprie o di accettare
e amare figli e figlie di altre donne senza una orribile mediazione giuridica,
che smembra la vita e pone noi donne in autentico conflitto con ciò che abbiamo
nel nostro corpo.
In altro
modo, opponendo alla madre l'embrione si offende la nostra rappresentanza alla
specie umana e si riduce la donna a corpo artificiale.
Sappiamo che
le destre e le gerarchie ecclesiastiche in Italia non si rassegnano ad
accettare una legge (la 194) che - proprio riconoscendo l'autodeterminazione
delle donne - ha ridotto il ricorso all'aborto.
Se la
sciagurata proposta attuale dovesse passare renderemo subito noti i nomi dei e
delle parlamentari che avessero votato a favore e ci impegniamo a fare una
campagna contro la loro rielezione; raccoglieremo immediatamente le firme per
un referendum abrogativo.
Tavolo di donne sulla bioetica BOLZANO