![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 MARZO 2002 |
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Al liceo classico il filosofo Morin ha tenuto una lezione
"Cosa vedi in questo calice di vino rosso?", domanda un commensale al filosofo ed egli risponde: "Vedo le particelle dell'atomo, vedo i nuclei dell'elio, vedo la vigna che ha prodotto quest'uva e poi il Mediterraneo, l'origine della vita e molto altro ancora". Sorride Edgar Morin raccontando l'episodio ad un'aula magna gremita e ripete la scena sollevando il bicchiere, di plastica, vuoto. Come dire: tra disordine e casualità c'è la complessità umana. Il filosofo parigino, insignito della laurea honoris causa in Filosofia all'Università di Messina, è giunto a Reggio invitato dall'Uciim e dal Liceo Classico Tommaso Campanella per tenere una lezione sul tema "La complessità tra epistemologia e didattica" e il suo sguardo accattivante e la sua voce suadente catturano la platea. "Articolare ciò che è collegato e collegare ciò che è disgiunto", ecco l'enunciato del pensiero filosofico di Morin che, nella affannosa ricerca della verità, approda ad un rifiuto della conoscenza generale. È la teoria della complessità dove entra in gioco anche la passione che muove la vita. "Il vissuto è complesso, - dice Edgar Morin - ed allora bisogna trovare gli strumenti per vivere la complessità e prenderne coscienza. Esistono dei paradigmi ad esempio uomo-natura ed allora si possono leggere gli accadimenti sotto un'ottica che riporta tutto ai comportamenti animali, oppure si può leggere guardando l'ambiente ed ecco che c'è l'ecologia. Elementi di separazione, dunque. Invece occorre trovare un paradigma di congiunzione, che permetta di leggere la totalità degli elementi nel contesto complessivo. Senza questo si avrà una conoscenza miope. Dal '600 in poi questa era la concezione e anche il filosofo francese Renè Descartes, detto Cartesio, era per la disgiunzione: metafisica da una parte e scienza dall'altra; ma così si avrà il buco nero nel cuore della gente, si avrà la disintegrazione". L'epistemologia, la conoscenza serve allora per affrontare la vita, per capire dove andare alla ricerca della verità anche se, dice il filosofo parigino "il cammino non esiste, ma si costruisce camminando". Ed in questo lungo cammino la didattica deve avere un ruolo importante. Lo dice chiaramente Edgar Morin parlando ad una platea per lo più di docenti: "Nell'incertezza della vita, voi docenti avete una missione da affrontare dovete aiutare gli allievi, i giovani ad imparare a vivere. La conoscenza fine a se stessa, infatti, non serve, deve invece servire per vivere".