RASSEGNA STAMPA

7 MARZO 2002
ROMEO BASSOLI
Cloni umani: in Cina è già realtà

A volte la vita gioca strani scherzi. A tre mesi dal tumulto internazionale per la clonazione di un paio di embrioni umani negli Stati Uniti, una signora di 62 anni, dai capelli corti e il sorriso trattenuto, direttore di un centro universitario cinese, se ne viene fuori tranquillamente a dire che loro di embrioni umani ne hanno clonati a decine. E che lo fanno da due anni. La notizia è stata data ieri in prima pagina dal Wall Street Journal che spiega anche come altri tre team di ricercatori, in Cina, stiano lavorando attorno alla clonazione umana. La signora con i capelli corti si chiama Lu Guangxiu, ed è alla guida del team del Centro medico di Xiangya, nel centro della Cina. I cloni, afferma, sono stati realizzati per accelerare la ricerca biomedica in corso. E ha aggiunto ai due giornalisti americani che la intervistavano: "Noi non siamo così indietro rispetto all'Occidente in questo campo".

Ora, per gli occidentali, rileva il Wall Street Journal, c'è un problema in più: quello della concorrenza cinese. "Possiamo condannare i cinesi e vederli come membri atei di un impero del male, oppure possiamo dire: "non possiamo restare indietro in questa corsa", ha commentato Paul Berg, premio Nobel per la chimica che lavora alla Stanford University. In ogni caso, il problema etico sembra, per i ricercatori cinesi, spostato un po' più in là. La professoressa Lu ci tiene a dirlo, anche con pessimismo: "So che c'è un crescente sospetto che una parte della ricerca avanzata attorno alle staminali possa portare alla clonazione di un essere umano: è un trend irreversibile". Ma questo non è certo né il business delle aziende private (anche cinesi) che si interessano da tempo dalle ricerche della signora Lu. E neppure quello del vasto mondo della ricerca sulla nuova frontiera dove si incontrano genetica e medicina.

Alcuni, anche in Italia, si chiedono ad esempio se serva davvero oggi persino la clonazione terapeutica. Silvia Garagna del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia, sostiene che "oggi credo sia più conveniente studiare gli embrioni già esistenti. Sono migliaia anche in Italia quelli che derivano dalle tecniche di fertilizzazione assistita". Certo è che per ora prova di quel che dicono i ricercatori cinesi non c'è. Non è stato infatti pubblicato nessun lavoro né sono state portate prove fotografiche di queste ricerche. Tuttavia, fa notare il Wall Street Journal, la professoressa Lu, una esperta di fertilità umana, ha pubblicato un articolo in Cina nel 2000 che descriveva i suoi sforzi di arrivare alla clonazione e ora vari esperti, cinesi e americani, sostengono che le sue rivelazioni sono credibili.

Questo però non basta a dissolvere un certo alone di diffidenza dei ricercatori occidentali. In ogni caso, la botta è arrivata. E non cade nel vuoto. Nel Regno Unito è stato approvato in via definitiva il via libera alle indicazioni della Commissione Donaldson sulla ricerca sulle cellule staminali che apre la strada alla possibilità anche di clonazione terapeutica. In Usa si discute sulla possibilità dei ricercatori di accedere ai fondi pubblici per ricerche sulle staminali. Dall'altra parte del globo, a Pechino, si è invece già fatta una scelta: investire pesantemente nell'industria biotech.
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