RASSEGNA STAMPA

6 MARZO 2002
MARIANNA BARONE
Morin, dalla verità alla verità

Il filosofo parigino insignito della laurea honoris causa in Filosofia all'Università di Messina/Morin, dalla verità alla verità

"Il contrario di una verità profonda è un'altra verità profonda". È proprio in quest'affermazione di Niels Bohr che Edgar Morin, uno dei maggiori filosofi viventi, insignito ieri pomeriggio dalla laurea honoris causa in Filosofia all'Ateneo messinese, alla presenza del rettore, Gaetano Silvestri, del prorettore, Adriana Ferlazzo e dei docenti Girolamo Cotroneo e Giuseppe Gembillo, ai quali è stata affidata la "laudatio" identifica il suo pensiero. Un pensiero che, come Cotroneo ha ampiamente spiegato, gli ha consentito di superare la "fase totalitaria" per approdare alla "fase liberale", attraverso diverse tappe, caratterizzate da momenti drammatici della sua esperienza politica, che vanno dalla giovanile adesione al comunismo sino all'abbandono dello stesso. "Sono giunto alla concezione della complessità e del pensiero complesso attraverso una mia particolare tendenza volta a riconoscere come verità tutte le affermazioni, anche quelle più contraddittorie - precisa Morin- e con la mia naturale propensione al dubbio e all'aspirazione ad una fede non necessariamente identificata con la religione". Ripercorrendo gli anni salienti della sua vita, a partire da quelli che il filosofo parigino definisce "violenti", perché caratterizzati da una profonda crisi della democrazia che paralizza la Francia degli anni '30 e '40, Morin traccia le esperienze che hanno segnato la sua anima e il suo pensiero, trasferendo nella sua mente una triste incertezza e, al contempo, un grande desiderio di ricerca della verità. Una battaglia spirituale, nella quale si stagliano i concetti del dubbio, della fede, della razionalità e della religione. Ma una battaglia dalla quale esce vittorioso, approdando ai lidi di una nuova concezione filosofica che, rifiutando la conoscenza generale, cerca e trova un metodo "che possa articolare ciò che è collegato e collegare ciò che è disgiunto". Un cammino lungo, che Morin ha percorso a ritroso ricordando i suoi diversi libri, ma che non è ancora terminato, perché "il cammino non esiste, ma si costruisce camminando". È proprio nella sua esperienza di vita che Cotroneo individua l'impulso a una riflessione dalla quale discende quella "teoria della complessità" che lo ha reso celebre. "È stato lo stesso Morin a descrivere in alcune splendide pagine autobiografiche il superamento della visione ideologica dentro la quale era rimasto a lungo irretito - aggiunge il docente - una visione che semplificava all'estremo il mondo storico e che pretendeva di spiegare la realtà attraverso il recupero di uno dei suoi "vecchissimi sentimenti" quello della "relatività della verità e dell'errore e quello della complementarietà delle posizioni contraddittorie". E la "teoria della complessità" si presenta, infatti, secondo Cotroneo, come l'esatto contrario delle filosofie totalizzanti: "Con essa Morin sembra quasi rivolgersi a Marx e prendere congedo da lui con le celebri parole di Amleto "Ci sono più cose tra il cielo e la terra, o Orazio, di quanto non ne prevede la tua filosofia"". Sulla svolta radicale impressa da Morin all'idea di metodo della conoscenza si è soffermato, poi, Gembillo che, rilevando la distanza che separa il filosofo parigino da Cartesio, ha evidenziato il suo nuovo modo di guardare al mondo in cui stiamo e di cui siamo parte integrante. "Un mondo articolato e complesso, a fronte di quello tradizionale, mutilante ed astratto - chiarisce il docente - al quale arriva operando una sintesi originale tra il pensiero di Vico, di Hegel e di Marx da un lato e di Heisemberg, Prigogine, von Foerster e Maturana dall'altro". Una svolta metodologica che per far emergere al meglio, Gembillo, ha colto nel suo nucleo centrale, analizzando approfonditamente i tre aspetti che hanno caratterizzato anche la scienza classica, vale a dire il soggetto conoscente, l'oggetto da conoscere e la loro relazione.
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